Streghe e fantasmi

Altro che le streghe del Benevento. Lungo tutto l'arco dei primi 45 minuti sono passati streghe, fantasmi, scheletri, mostri di ogni tipo, una sfilata da museo degli orrori davanti agli occhi degli spettatori dell'Olimpico e di quelli rimasti increduli anche davanti ai televisori, la maggior parte dei quali non tenuti ad essere informati di questa curiosa realtà che sta trasformando piano piano il Benevento da cenerentola del campionato (zero punti in trasferta, appena 7 in casa finora) a squadra che probabilmente qualche soddisfazione se la leverà da qui alla fine, grazie agli innesti di Vigorito e al lavoro di De Zerbi, anche se probabilmente sarà tardi per tentare il miracolo riuscito l'anno scorso al Crotone.

La differenza che non c'è

Sta di fatto che per un intero tempo la differenza in campo non s'è vista, anzi. E come già accaduto sette giorni prima, quando i ragazzi di De Zerbi hanno affrontato e spaventato per 15 minuti in casa il Napoli nel derby campano, anche ieri all'inizio hanno azzerato ogni distanza giocando in maniera spensierata e correndo senza sosta. Ma la considerazione sull'avversario interessava poco al tifoso della Roma, che voleva solo vedere la sua squadra tornare a vincere dopo la vittoria in trasferta a Verona e due mesi di patimenti in casa. E invece vedeva Gerson e Strootman arrancare, Fazio e Manolas sprecare ogni pallone, Florenzi e Kolarov rincorrere gli avversari e davanti quattro attaccanti incapaci di dialogare col pallone.

Ünder ghostbuster

Poi, dopo l'intervallo, il quadro si è fatto più definito e, grazie soprattutto alle prodezze di Ünder più che alla qualità del gioco, a poco a poco si sono rimesse a posto le cose. Sono arrivati i gol (ora sono 38, sesto bottino del campionato), si è consacrato un titolare a questo punto indiscutibile (il turco, appunto), è tornato a segnare Dzeko, ha realizzato per la prima volta Defrel (su rigore, altra piacevole novità) e alla fine sono pure tornati in campo De Rossi e Schick. Se il peggio è passato dovranno dirlo le prossime partite, quando torneranno i titolari del centrocampo e magari la squadra riprenderà a giocare senza questa maledetta paura di sbagliare. E rimettendo l'anima in quello che fa.