AS Roma

Ultimo, dalla Curva Sud a Sanremo: «Sono abbonato da anni, che rabbia le barriere. Per Totti ho pianto»

L'intervista integrale al vincitore di Sanremo Giovani: «Essere romanista ti fa essere parte di qualcosa di stupendo, è la cosa più bella»

PUBBLICATO DA Valerio Curcio
12 Febbraio 2018 - 09:26

Questa intervista nasce in maniera molto divertente. Chi nei giorni scorsi ha tenuto d'occhio i social network del Romanista sa che la redazione ha seguito con grande trasporto il 68° Festival della Canzone Italiana. Venerdì sera Ultimo, al secolo Niccolò Moriconi, vince la sezione Nuove Proposte di Sanremo e pochi minuti dopo esce un articolo sul nostro sito che ne dà notizia, riscuotendo un enorme successo sui social nonostante l'orario notturno. Il giorno dopo, poi, arriva un messaggio sulla nostra posta di Facebook: "Ciao grandi sono Ultimo... Vi seguo con amore da sempre... Forza Roma!". Il mittente è un profilo un po' anonimo, tanto che la redazione avanza qualche dubbio sull'identità di chi si cela dietro un nome utente assai strano, che ovviamente non riveliamo per permettere a Ultimo di continuare a godersi un po' di social-tranquillità. La risposta non si fa attendere: "So' io, so' io". E arriva un selfie stralunato che non lascia scampo a dubbi. E così tra un intervento in radio e uno in tv Ultimo ci ha raccontato la sua Roma, la sua Curva, il suo numero 10 e il suo quartiere.

Partiamo proprio da come è nata questa intervista: allora siamo sicuri, sei tu davvero?
«Ho un profilo su Facebook in cui ho dieci amici e seguo tre pagine, tra cui la vostra. Vi ho scritto da lì e sono io davvero!».

Evitiamo il giochetto sull'Ultimo che diventa primo. Forse sei stanco e vuoi parlare un po' di calcio...
«Vai, vai, vai, finalmente».

Quanti romanisti ci sono al ballo delle incertezze?
«Tanti, purtroppo. Ma ti dico la verità, noto anche la bellezza di tifare questa squadra: è una festa, nel senso buono della parola. Alla fine se volemo tutti bene. Quando una persona è incerta, quando ci sono delle paure, è più facile affrontarle insieme. Come dice Venditti in "Grazie Roma", ci fa sentire unire anche se non ci conosciamo. E anche se pensi di non valere niente ti fa sempre essere parte di qualcosa di stupendo, questa penso sia la cosa più bella di tifare la Roma».

Tu sei del 1996... Qual è la Roma a cui sei più affezionato?
«Quella del primo Spalletti e quella di Ranieri. Ad esempio quel Roma-Inter in cui Mexes fu espulso e Zanetti ci segnò alla fine. Ma anche quel Roma-Shakhtar 4-0 in cui Totti segnò un gol favoloso sotto all'incrocio. O il Chievo-Roma di Ranieri con "Chi tifa Roma non perde mai". Ma sono immagini che mi vengono in testa ora se ripenso a quegli anni… Chissà perché».

A proposito di Totti. A maggio gli hai scritto una dedica, ma non parlavi di calcio: "In te ho rivisto il riscatto di chi non ha un destino", dicevi.
«Io ho pianto non tanto perché Totti non c'era più e non c'era più il numero 10 della Roma, che certamente è un dispiacere. Ho pianto per ciò che lui ha rappresentato per i sognatori, per quelli che ci sperano ancora. È qualcosa che non è legato al calcio, nemmeno alla musica. Sono personaggi che ti danno il sorriso. È una cosa che va oltre tutto ed è impagabile. Quando parli a un bambino e gli chiedi cosa vuoi fare da grande e lui ti dice sorridendo che vuole diventare Totti, capisci che non è un modo per dire voglio avere i soldi o essere qualcuno, come magari accade quando sei piu grande. È un ideale quasi utopistico, bellissimo».

È rimasto celebre il "maledetto tempo" di Totti. Il tuo nuovo album si chiama "Peter Pan"…
«Eh. Il tempo è una bastonata sulle gambe. Anche quando passi da 18 a 19, non solo da 41 a 42. Passa per tutti e non lo fermi».

  

   

So che sei abbonato allo stadio da anni.
«Inizialmente andavo con papà, mi fece lui l'abbonamento in Distinti. Poi ho fatto il "passaggio" in Curva Sud. Solo che ho scelto l'anno più sfigato per farlo, cioè quello di Roma-Juve 2-1, gol di Dzeko. Fu l'unica partita che vidi allo stadio perché poi iniziò lo sciopero del tifo contro le barriere».

Non sei più andato perché aderivi alla protesta contro le barriere o perché non ti piaceva l'ambiente della Curva vuota?
«Per entrambe le cose. Non capisco perché in tanti stadi non fanno nulla mentre all'Olimpico di Roma si sono inventati queste strane "riforme", chiamiamole così. Mi dà proprio fastidio questo tipo di trattamento».

Continuerai a usare quell'abbonamento?
«Appena potrò sicuramente sì. Che stai a scherzà?».

Immagino che andrai anche in trasferta.
«Certo che vado in trasferta, quando riesco. Ad esempio ricordo un Inter-Roma 0-3 nel 2013 con due gol di Totti e uno di Florenzi, ero a San Siro per quella grande vittoria della Roma di Rudi Garcia».

Tu vieni da San Basilio, così come Fabrizio Moro che ha vinto la categoria de "big". È un quartiere che è spesso sui giornali e che probabilmente viene spesso stereotipato.
«Mi dispiace che ciò accada perché io posso dirti che è un quartiere periferico come gli altri, in cui ci sono certamente dei problemi, ma c'è anche un grandissimo spirito di unione tra tutti i ragazzi che ci vivono. Spero che la vittoria mia e di Fabrizio dia speranza a tutto il quartiere. Entrambi siamo del posto e per me è un onore, nel mio piccolo, dare una speranza a tutti i ragazzi di zona. Spesso si pensa che chi nasce a San Basilio finisce a San Basilio, la mia storia dice che da San Basilio si può arrivare in alto, o che si può partire da San Basilio e a San Basilio stesso si può vivere in modo dignitoso».

La tua cultura musicale si fonda principalmente sul cantautorato e il rap. Hai parlato spesso delle tue preferenze nel primo ambito, da De Gregori a Vasco Rossi. Quali invece sono i tuoi pilastri nel rap?
«Ascoltavo molto il primo Gemitaiz. Poi Mezzosangue, che secondo me è il migliore in assoluto per una serie di motivi personali. Fabri Fibra è praticamente colui che mi ha iniziato al genere: ho sentito prima "Applausi per Fibra" e poi ho tutti i suoi primi lavori. Mi piace molto anche Coez, in particolare "Figlio di nessuno". Amo il suo percorso artistico, l'evoluzione che ha fatto».

Com'è la vita per chi partecipa a Sanremo?
«È allucinante, non me l'aspettavo. Una stanchezza che non ho mai provato. Ogni giorno fai trenta-quaranta interviste, ti sposti di qua e di là senza sosta. Poi la sera vai sul palco. Gli altri artisti li incontri in giro, anche se dormiamo in alberghi diversi, ma magari qualcuno lo incroci anche in albergo perché alla fine Sanremo è grande quanto San Basilio e gli alberghi sono quelli».

Durante l'ultima serata Baglioni ha sbagliato il titolo della tua canzone e anche l'orchestra ti ha fatto lo scherzetto. Sei rimasto Ultimo anche nella vittoria.
«Assolutamente sì. E grazie per averlo notato, perché la gente pensa che ho sbagliato io, invece non si sa perché si è spenta la luce che illuminava lo spartito del pianista, lui non sapeva più cosa suonare e ho dovuto riacchiappare la canzone al volo».

La dedica a tuo fratello ha commosso l'Italia.
«Mi dispiace che ci siano state delle ripercussioni: alcune persone mi hanno scritto cose squallide. L'ho fatto senza prepararla, non l'avevo pensata prima, è una cosa spontanea che mi è venuta per lui. Però sono contento che sia anche divenuta un messaggio per chi come mio fratello ha una sua battaglia da vincere».

Adesso cosa farai?
«Non tornerò a casa per almeno un mese e mezzo. Inizio domani il tour negli store, parto dalla Discoteca laziale vicino Termini alle 16.30 (oggi, ndr)».

Parliamo di cose serie. Roma-Benevento dove te la vedi?
«Ho il computer e la guardo in streaming tornando verso Roma da Sanremo, anche se quando sto in giro non c'è mai il wi-fi, è un macello. Tra l'altro Roma-Benevento è proprio la sfida della Roma contro gli ultimi, speriamo vada bene».

È andata bene.

  

La parte che ho sempre odiato più di una poesia è la parola finale. L'ho sempre trovata fuori luogo, come un tuono a ciel sereno.. eppure serve.. si, serve per dettare una fine, perché se finisce la vita, finisce anche ogni cosa che la contiene. La fine è un mistero. La fine per molti è l'inizio di altro, per me è semplicemente la fine. Per un sognatore illuso come me questa è la bastonata classica che la realtà concede. Perché per quelli come noi, per quelli che vivono senza pensarci troppo e pensandoci come pazzi allo stesso tempo, il sogno è l'unica via d'uscita.. e tu sei il sogno... tu sei ogni cosa possa donare luce, hai rappresentato ognuno di noi. Quando penso a te io non vedo il calcio, io vedo ogni bambino di quartiere, vedo il traffico a piazza del popolo, vedo il mercato delle 6.00, le passeggiate a villa Pamphili, le preghiere di un mendicante a Piazza Venezia. È grazie a te se difendo un sogno con i denti. In te ho rivisto il riscatto di chi non ha un destino... si perché è grazie a te se sono sempre stato schierato dalla parte di chi è già stato dato per sconfitto, dalla parte degli ultimi. Tu hai legato figli e padri grazie col tuo nome, hai dato un colore a chi era bianco. Tu sei la speranza e la sconfitta. Tu sei le lacrime che sto versando. Tu sei la timidezza, sei la risposta. Tu sei Roma. Tu sei Totti.

Un post condiviso da Ultimo (@ultimopeterpan) in data:

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI