Parzialmente stremato. Perché totalmente non lo è mai. Nemmeno dopo aver sbattuto in faccia ad avversari inerti il suo strapotere atletico e tecnico. Neanche dopo aver dominato la scena, pur essendo reduce da infortunio. Nainggolan è così. Un calciatore sovrumano.

Lo sanno i tifosi, per i quali è un idolo incontrastato,soprattutto per quel suo non risparmiarsi mai. Lo sanno i compagni, come ha ammesso Perotti a fine derby: «Non capisco cosa ha in corpo Radja: ogni volta che si fa male, si allena, guarisce e gioca. Devono fargli qualche analisi perché per me non è umano». Lo sa Di Francesco, ricordando la lesione che lo aveva fermato e fatto temere fino all'ultimo momento che la sua presenza fosse una chimera: «Ha avuto uno stiramento otto giorni fa. Questo fa capire la grande capacità di recupero che ha, assieme a una volontà di ferro: lo chiamano il Ninja, ma io lo definirei un supereroe».

In effetti a poche ore dal derby lo stesso giocatore aveva confidato di non stare ancora al top della forma, ma di voler giocare «anche con una gamba sola». Un'iperbole (come iperbolico è il personaggio) certo, che però affresca alla perfezione il suo atteggiamento: mai arrendevole, sempre sicuro dei propri straordinari mezzi, anche fisici, ai limiti della sfrontatezza.

Sovrumano, supereroe, robot:le definizioni si sprecano. Fatto sta che Nainggolan rappresenta l'evoluzione del giocatore moderno. Nato centrocampista di rottura, trasformato nel tempo in mezzala e trequartista, capace di realizzare anche diversi gol e di dispensare assist vincenti in serie per i compagni. In questa fase non si eccede in enfasi inserendolo fra i migliori centrocampisti d'Europa. Non a caso i grandi club di tutto il continente lo hanno cercato a più riprese, soprattutto dalla Premier, che con quel livello di agonismo sembrava un torneo disegnato per lui.

Sembrava, perché alla pioggia di sterline Radja ha preferito il sole di Roma. La sua voglia spasmodica di giocare il derby nonostante un acciacco non del tutto smaltito, una prestazione monumentale impreziosita da un gran gol (il secondo nella sfida, dopo quello della scorsa stagione), l'esultanza a fine gara: tutto evidenzia il feeling fra Nainggolan e il giallorosso. Una corrispondenza di amorosi sensi confermata anche da piccoli particolari (che poi così piccoli non sono): sabato sera dopo aver steso gli avversari con quel destro dalla distanza, è volato sotto la Sud per poi rientrare verso il centrocampo scandendo il suo nome che veniva chiamato dallo speaker; nella prima stagione spallettiana, dopo un intervento killer che lo aveva costretto ad abbandonare il campo in anticipo nel derby terminato in goleada (4-1), era rimasto in piedi accanto alla panchina a canticchiare i cori della Sud festante.

Radja e la Roma: un connubio diventato ormai imprescindibile. Certificato dall'impronta più bella sulla sfida più nostra. La traccia del robot che sposta gli equilibri.