Un gigante. Con la cresta, gli occhi a mandorla, un cuore immenso. È uno di noi, è come noi. Romanista nell'anima, nel midollo, nella testa, sulla pelle. Questo derby lo ha voluto a tutti i costi, quasi contro il parere dei medici, quasi se lo sentisse che sarebbe stata la sua, la nostra, grande giornata.

Grazie, Radja Nainggolan. Grazie per come ci hai rappresentato. Grazie perché non te ne sei voluto andare via anche se avresti guadagnato più soldi. Grazie per la tua trasgressività che, forse, a qualcuno farà capire che la diversità può essere soltanto una ricchezza. Grazie per quello che metti sempre in campo. Grazie, soprattutto, per quel destro da fuori, sotto la tua, la nostra Sud, Perotti che riconquista il pallone, Perotti che te lo serve in orizzontale, te, gigante con la cresta, che te lo aggiusti, te che ci fai sentire il botto di quel destro che in diagonale ci ha fatto commuovere il cuore.

Perotti ha detto che Radja non è umano, Di Francesco gli ha dato ragione, definendo il suo belga preferito un superoe. Impossibile non essere d'accordo dopo una prestazione in cui Radja ha messo in campo anche quello che non aveva. Meraviglioso. Un gigante, appunto: «Sono felicissimo, siamo tutti felicissimi perché questa è una Roma unita e che vuole andare il più lontano possibile. Sì, ho voluto giocare a tutti i costi, perché so ormai bene quello che significa il derby e queste sono partite che qualsiasi giocatore vorrebbe vivere da protagonista. Io ho sempre provato ad aiutare la squadra, sono felice di esserci riuscito. Ho dato tutto quello che avevo. In più ci ho messo anche la firma con quel gol che ho segnato proprio sotto la Curva Sud, quella dei nostri tifosi, è stato uno spettacolo vederli entusiasmarsi per quello che stavamo facendo. Ci tengo comunque a dire che sì ilgol è stato importante, ma l'unica cosa che conta è il risultato. E noi abbiamo vinto il derby. Abbiamo fatto quello che dovevamo fare. C'è qualcosa di meglio?».

Oggi, caro Radja, la risposta non può che essere negativa. Ci sarà tempo per vedere se quell'andare più lontano vorrà dire, alla fine di questa stagione, la possibilità di tornare a vincere qualcosa di importante. Certo questa Roma che dal secondo tempo contro il Napoli è stata sempre più convincente, non può che legittimare sogni di grandezza. Sono il frutto di un gioco sempre migliore edi un'unità di intenti che uno la vede anche a occhio nudo. Questo derby non ha fatto altro che confermare quello che la Roma ci aveva fatto già vedere, in particolare nelle due sfide di Champions contro il Chelsea. Se la può giocare contro tutti, sapendo, soprattutto, di poter battere tutti: «Stiamo attraversando un grande momento. Contro la Lazio abbiamo ottenuto una vittoria da grande squadra, meritatissima. Fino al mio gol, eravamo sempre stati noi a fare la gara. La partita l'avevamo preparata benissimo. Avevamo cominciato un po' al rallentatore, ma poi il nostro allenatore ci ha detto di aumentare il ritmo. Lo abbiamo fatto, i risultati si sono visti, potevamo fare anche qualche gol in più. Forse siamo un po' calati dopo il secondo gol, ma alla fine abbiamo vinto. E credo che sulla legittimità del nostro successo non si possa discutere».

La cosa che ha tenuto di più a sottolineare in un dopo partita che regalava brividi quasi quanto la partita, è stato il concetto di gruppo, squadra, spogliatoio. In questa Roma, nessuno si sente escluso, tutti vogliono dareil loro contributo. Seguendo, magari l'esempio dell'uomo con la cresta e con gli occhi a mandorla. Adesso il rischio che si corre in una città come la nostra, è quello di esaltarsi troppo, di sentirsi già vincitori senza ancora aver vinto niente. È già successo in passato, in più di qualche occasione, ma l'impressione è che stavolta il rischio sia limitato. Non solo perché gli esempi di ieri possono dare una mano, ma anche perché questo allenatore e questi giocatori sembrano essere i primi a sapere che nel calcio ieri non ha importanza, conta solo il presente e il futuro. La prossima sarà già un altro esame: «Non parlatemi di pronostici o di scudetto. Non porta bene, lo abbiamo già sperimentato. Il nostro obiettivo adesso è la partita di Champions League contro l'Atletico. Andremo lì per essere la Roma di sempre, consapevoli che potremmo già qualificarci per gli ottavi di finale. Possiamo farcela, perché siamo una squadra in cui tutti danno tutto. Prendete Dzeko, ora non fa gol ma garantisce un lavoro straordinario. Con noi, alle spalle abbiamo tifosi che sono straordinari. Siamo felici di avergli regalato questa enorme felicità. Dopo torneremo a pensare al campionato, puntando a fare più punti di quello passato». E sorride. Perché sa benissimo cosa vorrebbe dire fare più punti degli ottantassette della passata stagione.

Grazie ancora, Radja.