VIDEO - Capello duro sugli arbitri: "Sono una mafia". Poi la precisazione
L'ex tecnico intervistato da Marca: "Non vogliono ex calciatori al Var. Molto spesso non prendono decisioni corrette perché non hanno mai giocato a calcio"
(GETTY IMAGES)
"Gli arbitri sono una mafia". Durissime parole di Fabio Capello contro la classe arbitrale in generale, nel corso di una lunga intervista rilasciata a Marca. Nell'arco della chiacchierata con il quotidiano spagnolo, l'ex tecnico ha affermato: "Non vogliono servirsi di ex giocatori al Var, eppure loro conoscono i movimenti del calcio, il movimento che fa un giocatore per fermarsi, per aiutarsi. Molte volte gli arbitri prendono decisioni che non sono corrette perché non hanno giocato e non conoscono quei movimenti".
E ha poi aggiunto: "Un giocatore viene toccato in faccia, si butta e fischiano. Ma perché fischiano? Se io sono alto 1,90 metri e l'altro è 1,75, quando lo muovo il mio braccio è all'altezza del suo viso. Tutta questa storia mi fa impazzire, assolutamente impazzire. Con l'Uefa abbiamo analizzato 20 situazioni nelle quali sono stati fischiati rigori. Le hanno riviste ex giocatori ed ex allenatori e sei di queste erano rigore e 14 no".
???? Fabio Capello, sin pelos en la lengua en MARCA
— MARCA (@marca) January 5, 2026
????️ "Los árbitros son una mafia, no quieren ex jugadores en el VAR"
????️@Carpio_Marca pic.twitter.com/ofomg8ps7Z
Nel pomeriggio, poi, la nota con la precisazione: "Fabio Capello precisa che quando, in riferimento agli arbitri, ha usato il termine 'mafia', lo ha fatto solamente per chiarire che la classe arbitrale italiana opera come una organizzazione estremamente chiusa, che molto raramente accetta veri momenti di confronto e non appare disponibile a far entrare nelle sale Var sportivi o ex sportivi che non facciano parte della medesima classe arbitrale, come da lui suggerito più volte in dichiarazioni pubbliche e ampiamente chiarito nel proseguo dell’intervista. Capello coglie l’occasione per rinnovare il suo rispetto per il lavoro e la professionalità sempre dimostrata dagli arbitri italiani e della categoria in generale. Esprime inoltre anche il proprio rammarico per come una frase del tutto decontestualizzata sia stata strumentalizzata e utilizzata in maniera inappropriata".
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