Arbitri, tornano le polemiche: Serie A a rischio retromarcia
Rigorino a Napoli, clemenza a Lecce per El Azzouzi. Dazn, torna Open Var?
(GETTY IMAGES)
Quel Ramon del lago di Como, e non solo, continua a fare discutere. Non si ferma l’eco mediatica intorno ai casi arbitrali della sesta giornata di Serie A, arrivata dopo la lunga sosta che ha stoppato il pallone per tre settimane. La tanto applaudita linea Orsato ha migliorato le prime cinque giornate, ma la sosta le ha fatto male. Troppi complimenti? Forse, almeno stando alle numerose polemiche sorte nel weekend di campionato.
Si parte, appunto, da Como-Roma, sfida per lo meno da Champions, e dal caso-Malen che nelle ultime ore sta pericolosamente montando, tra fake e pressioni, in attesa del giudice sportivo che dopo la prima espulsione in carriera dovrebbe squalificare quel “cattivone” dell’olandese per una giornata per il «grave fallo di gioco» (e non anche la condotta violenta che porterebbe a due i turni da scontare e che giusto Fabbri - che giustamente l’ha vista di spalle - può aver ravvisato). Una partita, quella del Sinigaglia, che ha lasciato diversi dubbi in tutta la stampa nazionale, anche quella non di partito. Per gestione dei cartellini e per decisioni prese, l’una parente, se non figlia, dell’altra.
A partire dall’idea geniale di matrice orsatiana di lasciar giocare. Ma certo non oltre il limite del fallo. Vedi le tre trattenute di Ramon su Malen prima che l’olandese della Roma perda il pallone e entri in maniera famelica ma scomposta su palla e a seguire piede (ma quale caviglia, ripassate l’anatomia o mettete un paio di occhiali nuovi!). Dai gesti antisportivi non sanzionati di Caqueret (al centro di un altro episodio discusso, il fallo su Britschgi simile a quello di Malen, capitato in Parma-Como, punito con il giallo e ammesso come errore da Orsato), alle sceneggiate di Yan Couto, alla panchina - quella sì - indiavolata di Fabregas e compagni, illesa a quanto ne sappiamo sul referto arbitrale. Una partita, quella del Sinigaglia, che poi magicamente si placa quando esce Fabbri per infortunio (gli auguriamo pronta guarigione) e entra Sozza.
Eppure, e questa è notizia rilevante, per Como-Romo Orsato e i suoi hanno promosso Fabbri. Reo, però, secondo Fabregas, di non aver espulso Wesley alla fine del primo tempo per il “falletto” (tutto da dimostrare) da vecchio calcio. Ingordo lo spagnolo, forse non gli bastano le sette espulsioni a favore nell’anno solare non ancora finito... Forse anche per questa ragione Fabbri esce con pieni voti o quasi dal Sinigaglia, perché la zona grigia del regolamento lo aiuta a poter decidere sul campo se un giocatore si lascia cadere come trafitto da una spada laser o a scegliere il colore del cartellino di Malen.
Poi, nella stessa giornata Pairetto compie il capolavoro di ammonire (clemenza da 93’ minuto?) El Azzouzi che va con due gambe sulle tibie di Fatah in Lecce-Bologna. Santa incolumità. E santa difformità di giudizio. Chissà se Orsato spiegherà. Magari, come si vocifera nei corridoi, in un nuovo format tv su Dazn, una sorta di Open Var revisionato e aggiornati ai tempi e alle linee.
Rocchi, dal canto suo, ha spiegato a Dazn che se anche Fabbri fosse tornato indietro per assegnare la punizione alla Roma l’espulsione di Malen sarebbe rimasta. E grazie, aggiungiamo. Ma sfugge che se Fabbri avesse fischiato fallo chessò alla seconda trattenuta di Ramon su Malen, l’attaccante giallorosso non avrebbe compiuto nessuna entrata.
Poi, almeno sul campo del Maradona, dove adesso spingono per non trovarsi di fronte Malen il 24 ottobre, sono tornati i rigorini, come quello su Hojlund. Insomma, il rischio (e la sensazione) è che si vada in retromarcia, in barba alla bellezza del nuovo calcio e in scia di personalità che si sgretolano di fronte a pressioni o flashback di un’altra era. Sì, come ha detto Rocchi, la gente si era stufata del Var onnipresente, ma la gente ha gli occhi aperti e non solo vigila, ma vede le cose oltre ogni fantasia.
Noi crediamo che la strada di questa stagione sia giusta, ma sbagliare svincolo è un attimo e già si è visto. E, già che ci siamo, in bocca al lupo e buon lavoro al nuovo presidente dell’Aia, neoeletto sabato, Francesco Massini.
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