Sì, la Roma è in crisi. Sì, il ciclo di questa proprietà è finito. Così come, mi auguro, quello di diversi giocatori che costano troppo e valgono troppo poco. Ed è avvilente non avere un direttore sportivo, o averne uno con il foglio rosa, quando siamo con un piede nella vecchia stagione e l'altro, già, in quella che verrà.

E adesso, se ne avete voglia, prendete una penna e segnatevi anche questa frase: la Roma non vince per suoi demeriti. Premessa lunga - potrei anche andare avanti - ma necessaria. Una sorta di vaccino al riflesso condizionato del «E certo, la Roma perde per colpa dei media». No, la Roma non perde per colpa dei media. Ma, sui media, una cosa voglio dirla: è insopportabile il modo in cui parlano della squadra della Città Eterna. L'aria di sufficienza, la superficialità con cui emettono sentenze, il sarcasmo con cui condiscono i consueti luoghi comuni triti e ritriti. E ancora: l'idea di far commentare la Roma a personaggi che la Roma l'hanno insultata in ogni modo è, almeno, di cattivo gusto. Non ho quindici anni da un pezzo eh, non sono così infantile da pensare che importanti televisioni a pagamento debbano reclutare solamente ex romanisti. Assolutamente. Ma il buongusto dovrebbe, allo stesso modo, prevalere su quello cattivo e sulla malsana idea di affidare il compito a chi quei colori li ha sempre, da sempre, screditati non solo con le parole ma anche con i gesti.

Torno alla premessa, e aggiungo: a me di Pallotta interessa zero. Ma della Roma tanto. Anzi, tantissimo. Pure più di tantissimo. E allora, consentitemelo, non digerisco la mancanza di rispetto con cui le si rivolgono. La colpa è anche sua, certo. Ma, seppur in minima parte, anche nostra. Nostra perché, accecati dalla critica, molti tifosi hanno iniziato a confondere la proprietà con l'ideale, i dirigenti con l'idea. E così si crogiolano, invece che arrabbiarsi, quando sentono perculare la Roma perché contenti del trattamento riservato ai personaggi che non hanno a cuore.

Neanche per sogno. Rispetto. Anzi, ci metto il punto esclamativo: rispetto! E torno a quando ho scritto che la colpa è anche della Roma stessa - e qui parlo di società - perché questo benedetto rispetto dai media dovrebbe pretenderlo sbattendo i pugni, mettendosi di traverso e invadendo le redazioni dei programmi, così come dei giornali, con le sue rimostranze. Mi chiedo: lo sta facendo? Se sì, male. Perché non sta ottenendo nulla. Se no, perché magari sta puntando sull'aplomb, peggio che mai. Perché il mare in cui sta annegando il calcio è pieno di squali e i pesci più discreti, prima ancora che quelli più piccoli, sono i primi ad essere fatti a pezzi. E invece i pezzi di questa squadra, se li metti tutti insieme, formano la scritta Roma. Basta la parola.