Quasi undici anni fa, all'allenamento di rifinitura prima della sfida di Lione che consacrò la nuova grandezza internazionale della Roma di Spalletti (prima che il confronto con il Manchester al turno successivo la ridimensionasse per gli anni a seguire), i giocatori della Roma sembravano davvero i lupi affamati che campeggiano oggi sulla prima del Romanista: ricordiamo un'intensissima partitella, urla belluine, reti e prodezze, tiri e sovrapposizioni. Uno spettacolo che colpì i presenti e diede spunto a qualche benaugurante pezzo della vigilia.

Ieri, almeno in quel quarto d'ora che concedono ai cronisti prima di chiudere il sipario agli sguardi indiscreti, di quello spirito a dir la verità si è visto poco. Nessuno però corra alle conclusione sballate: a Lione non faceva così freddo, e ieri solo a sentire l'impatto degli scarpini sui palloni lasciava anche a decine di metri di distanza la sensazione di dolore a pensare ai piedi intorpiditi dal gelo in tribuna. Troppo freddo per poter valutare fino in fondo l'attendibilità di un allenamento di rifinitura. E troppo poco il quarto d'ora concesso per arrivare ad attendibili conclusioni. Né si può pensare che fu quello l'unico allenamento di rifinitura preso sul serio da quella squadra e le successive: oltretutto la vittoria conquistata quel giorno alla Gerland non restò isolata, poi ci furono pure i successi di Madrid (Real) e con l'Arsenal.

La curiosità di ieri era capire invece che tipo di scelta si andrà prefigurando qualora la mattina di oggi non restituisse Florenzi ai titolari che Di Francesco aveva in mente prima della cattiva notizia dello sconquasso intestinale che ha messo ko il titolare del ruolo. Ovviamente, nel caso toccherebbe a Bruno Peres e ognuno tragga la conclusione che vuole. La sensazione, in ogni caso, è che Di Francesco farà di tutto per recuperare Alessandro.

Per il resto la squadra sembra fatta, con la difesa confermata (e sarà un bel test con quel gruppo di trequartisti tutta tecnica a disposizione di Fonseca), il centrocampo più esperto (con De Rossi e Strootman sulla mediana e Nainggolan qualche metro più avanti) e il tridente con Ünder e Perotti ai lati di Dzeko. Nella panchina corta (a differenza del campionato, quando si possono portare sino a 12 rincalzi, in Champions sono disponibili solo 7 posti) dovrebbero trovare spazio due giocatori per ruolo oltre a Skorupski e quindi Defrel rischia di restar fuori.

Obbligata la chiamata per Juan Jesus e Peres (o Capradossi, se Florenzi restasse fuori), per Pellegrini e Gerson (qualcuno ieri lo vedeva titolare, ma le chances sono minime) e per Schick e El Shaarawy. Chiunque giochi, ci vorrebbe un giorno da Lione.