Brasile può far rima con Bruno che viene da Nettuno, o almeno l'ha fatta esattamente trentasette anni fa in un caldo pomeriggio di Barcellona. Tanto è passato dalla "tragedia del Sarrià", come è stata ribattezzata dalla stampa brasiliana la vittoria per 3-2 dell'Italia di Bearzot nel Mondiale spagnolo. Azzurri contro verdeoro e un sottile filo giallorosso a legare le due squadre: da una parte Bruno Conti, l'italiano più brasiliano di quel decennio, dall'altra Paulo Roberto Falcão. Alle cinque meno un quarto (ora italiana) del 5 luglio 1982, il mondo si fermò davanti al televisore per assistere alla decisiva sfida del secondo turno eliminatorio.

Il Brasile del ct Santana, candidato al successo finale, forte di un undici dal talento smisurato e padrone del cosiddetto futebol bailado, contro la sorpresa guidata da Bearzot che aveva intrapreso il lungo cammino verso la vittoria tra polemiche, silenzi stampa e strascichi ancora evidenti dello scandalo scommesse di due anni prima. Pronti via e l'Italia è in vantaggio: Conti accarezza la palla con una sontuosa doppia giravolta, quindi con un preciso cambio di gioco serve Cabrini che a sua volta allunga per Rossi lesto a portare in vantaggio gli Azzurri con un colpo di testa. Il Brasile reagisce e trova il pari con Socrates, ma nonostante il risultato favorevole ai fini della qualificazione i verdeoro continuano a premere sull'acceleratore. Il futuro romanista Cerezo, però, si rende protagonista di un passaggio corto sul quale si avventa Rossi per il 2-1 che chiude la prima frazione.

A circa venti minuti dal termine ecco la perla di un futuro campione d'Italia con la maglia giallorossa: Falcão beffa tutti spostando il pallone dal destro al piede sinistro, una mossa a sorpresa e un colpo di genio che grazie alla deviazione di Bergomi diventa imprendibile per Zoff. Ancora parità, ma per meno di dieci minuti. Sugli sviluppi di un corner di Conti il pallone finisce a Tardelli il cui tiro viene deviato in rete da Pablito per la personale tripletta. L'Italia è in festa, talmente sorprendente il nuovo vantaggio da portare Nando Martellini ad esclamare un raro quanto errato «pareggio». Un 3-2 che sarebbe potuto essere più ampio se non fosse stato per la rete annullata ad Antognoni dall'arbitro Klein.

Lo stadio Sarrià è stato sostituito da oltre vent'anni da edifici residenziali, ma il ricordo di quel pomeriggio è ancora vivo. Per i romanisti Italia-Brasile avrà sempre il sapore della sfida nella sfida tra «il miglior giocatore del Mondiale», queste le parole di Pelè per omaggiare Bruno Conti, e un Re brasiliano che si inginocchiò al cospetto del compagno. Si sarebbero ritrovati poche settimane dopo con la maglia giallorossa, uno con il 7 sulle spalle e l'altro con il 5. Come il mese e il giorno dell'indimenticabile sfida che dopo quasi mezzo secolo aprì all'Italia le porte del Paradiso. Il sette e il cinque che nei mesi successivi scrissero pagine indelebili di storia romanista.