Nella tradizione britannica si dice che giocare il 26 dicembre porti con sé una buona dose di risultati folli, forse dovuti al peso dei postumi di cene e pranzi di Natale sugli stomaci dei giocatori. Fu ricca di gol, ma folle per altri motivi, anche la prima partita giocata dalla Roma a Santo Stefano, il 26 dicembre del 1927 al Motovelodromo Appio. Nel primo anno e nel primo stadio della nostra storia arriva La Dominante, nata anch'essa l'estate precedente da un tentativo del regime fascista di unire l'Andrea Doria e la Sampierdarenese (le stesse squadre che avrebbero fondato la Sampdoria). Il resto della giornata si è già disputato nel giorno di Natale, ma Italo Foschi ha ottenuto, d'accordo con gli avversari, di posticipare la partita al giorno seguente: è anche la prima di lunedì.

Alle 14.35 le due squadre scendono in campo e al 25' sono i giallorossi a passare in vantaggio con Ziroli. Ferraris IV esce dal campo infortunato a una caviglia, per poi rientrarvi acciaccato. La Roma, con anche il portiere Rapetti infortunato sin dall'inizio, resiste fino al primo tempo. Poi, i genovesi ribaltano la gara con due gol di Derchi e Raggio. I giallorossi sono a terra: con due infortunati, su un campo malandato e fangoso, hanno visto la gara capovolgersi nel giro di 120 secondi. Ci vuole una scossa. E la scossa avviene. Anzi, ne avvengono due. La prima con l'autogol di Del Ponte, che fa esplodere di gioia il Motovelodromo Appio. La seconda, subito dopo, lo fa svuotare: alle 16.06 un terremoto con epicentro a Nemi fa ballare le tribune dell'impianto romano. La folla corre, strilla e si accalca verso le uscite. Scrive così un quotidiano dell'epoca: «La tribuna centrale del campo è stata violentemente scossa da un movimento tellurico. Gli spettatori che la gremivano, dopo un istante di stordimento, si sono precipitati verso le due uscite laterali. I parapetti di ferro che chiudono la parte centrale della tribuna sono stati abbattuti. Alcune donne sono svenute».

La situazione sembra ricordare quelle, ben più tragiche, che nel corso del secolo segneranno la storia nera delle stragi allo stadio. Ma, fortunatamente, tranne qualche lieve ferito, nessun tifoso rimane vittima del fuggi-fuggi. A qualche chilometro di distanza, però, un prete brasiliano di 27 anni muore colpito da una pietra ornamentale caduta dal campanile di San Carlo alle Quattro Fontane. A Nemi e in altri paesi dei Castelli si registrano gravi danni. All'Appio il tutto dura qualche minuto e l'arbitro, con una nonchalance oggi inimagginabile, richiama tutti a rapporto: la partita riprende dal minuto 74. Nel finale Bussich e ancora Ziroli hanno modo di di regalare la vittoria per 4-2 alla Roma in quella che, per i presenti, rimarrà una partita certamente impressa nella memoria.

Le altre di 26 dicembre

La storia delle partite giocate dalla Roma a Santo Stefano non si compone solo dell'assurda sfida del 1927. Nel 1948 la Roma gioca a Torino contro la Juventus e ne esce indenne con uno 0-0 sul terreno gelato che impegna molto il giovane portiere Albani. Il 26 dicembre 1954 la Roma terza in classifica ospita e batte 2-0 la Triestina: le immagini mostrano il dono, a inizio partita, di una lupa di bronzo da parte di capitan Venturi a Petagna, capitano avversario. Segnano Pandolfini e Bortoletto, regalando la vittoria ai 70mila presenti, che festeggiano con una fiaccolata.

Più di dieci anni dopo la Roma torna a giocare di Santo Stefano: la vittoria per 1-0 a Firenze nel 1965, con gol di Francesconi, rimarrà l'unico successo in casa dei viola fino al 1989. L'ultima partita giocata dalla Roma di 26 dicembre risale al 1971, quando un gol di Franzot regalò il successo in casa contro il Bologna.

Due anche i precedenti in Coppa Italia. Il primo corrisponde alla prima partita della Roma nella competizione, nel 1935: 4-0 in casa del Foggia. Il secondo è un 2-2 a Napoli nel 1937, vinto dai napoletani ai supplementari. Lo scriviamo qui in fondo in modo che lo legga il minor numero possibile di persone: nei tempi regolamentari, la Roma a Santo Stefano non ha mai perso.