[Continua dalla prima parte]

Attilio Ferraris, insomma, un personaggio, un campione e un uomo tutto da scoprire e da riscoprire, ma che cosa resta oggi di lui, e della sua Roma? Siccome sono matto, qualche volta in giro, in cerca delle tracce di Attilio ci sono anche andato, partendo da Borgo, da Via Properzio, ma lì, il palazzo dove Attilio visse la sua infanzia e adolescenza non c'è più. C'è invece, eccome, quello di Via Luca Signorelli, forse il suo ultimo domicilio romano prima del trasferimento a Montecatini. A quattro passi da Lungotevere Flaminio, di cui è una parallela, Via Signorelli è una strada residenziale che negli Anni 40 doveva essere anche tranquilla, non certo quella che uno immagina per un viveur in cerca di avventure.

E allora? Il Ferraris dei mille e mille articoli non esiste? No, c'era anche quello, e anche quello ho cercato. Ecco, ad esempio, il palazzo dove sorgeva l'Hotel Marini al civico numero 17 di Via del Tritone, quello che, come recitavano le locandine di fine ottocento, era: «Etablissement de premier ordre costruit d'apres tous les principes modernes d'hygiene et de confort (Edificio di prima classe, costruito su tutti i moderni principi di igiene e comfort)». Qui Ferraris giocava a carte e anche a biliardo con personaggi come er Broccolaro, er Mascagni, er Marinaro. A Via del Babuino, invece, c'era la sala biliardo di cui parlava il suo amico Alvaro Colonna, quella che accanto alla finestra, aveva il tavolo prediletto dal capitano della Roma («Così vedo quanno fa giorno»), dove sul bordo, lasciava il pacchetto aperto di sigarette. Come faceva a giocare tutta la notte e poi straripare vittorioso con la sua forza in campo? Glielo chiesero una volta, mentre era in compagnia di Fulvio Bernardini, che è la fonte che ha tramandato la risposta: «Ma a te che te frega…».

Attilio e i compagni

E noi ci atteniamo a questo spartito, rimarcando quello che fu in campo il suo piglio da capitano. Attilio guidava la squadra facendosi sentire e molto, dalle reclute come dai senatori. Rimane celeberrima una partita a Casale del 26 aprile 1931. La Roma era ancora in lizza per il titolo ma nella prima mezz'ora i padroni di casa avevano condotto la gara giocando decisamente meglio e creando diverse azioni da gol. Attilio si sbracciava per far uscire la squadra dal torpore in cui era scivolata. Quindi iniziò ad urlare: «Dateve da fa, fiji de ‘na mignotta», a brutto muso, come un ossesso. Nel giro di 20 minuti la Roma siglò tre reti e si portò via i due punti.

C'è, ancora, l'Attilio Ferraris, campione del mondo, insostituibile negli schemi di Vittorio Pozzo, c'è il ragazzo sciupafemmine, che passava (ancora Fuffo Bernardini a raccontarlo) molto tempo a sistemarsi i capelli quando usciva a far conquiste, c'è il campione che in campo sfoderava spesso una rovesciata proverbiale… c'è e in qualche modo ci sarà sempre il capitano che negli spogliatoi chiamava al giuramento la squadra prima di guidarla fuori dalla botola di Testaccio: «Chi s'estranea dalla lotta …». Profilo scolpito nel marmo, duro e irridente, romano e nostro… auguri Attilio, Leone di Borgo.