«Cinque mesi che la Roma s'è messa alle calcagne della Juventus. Domani le due squadre saranno di fronte». («Il Littoriale», 14 marzo 1931)

Mario Bossi aveva iniziato a giocare nel Latina di San Giovanni, per poi passare al Roman. Nell'estate del 1927 i dirigenti della Roma bussano al portone di casa sua a Via Emanuele Filiberto 207 per proporgli di firmare il cartellino per la Roma: 300 lire e rimborso spese. Mario ha 14 anni e ha perduto il padre, quindi il colloquio viene sostenuto con la madre, che vuole vedere il figlio impegnarsi nello studio per conseguire un diploma. Le cose si sistemeranno diversamente e Bossi vestirà la maglia giallorossa, eppure di lui, oggi, in pochi si ricordano. Il suo destino sarebbe potuto cambiare radicalmente, se solo avesse giocato una partita… una partita che Mario Bossi avrebbe dovuto giocare: quella partita era Roma–Juventus da disputare a Testaccio il 15 marzo 1931.

Esistono partite indimenticabili, incancellabili nel DNA di una squadra di calcio: Roma–Juventus 5-0 è una di queste. Se fossimo stati chiamati a realizzare un libro sulle dieci gare più importanti di sempre della storia giallorossa, non so proprio dire quale sarebbero state le altre nove, ma i cinque gol rifilati alla Juventus si sarebbero senz'altro fatti strada.

L'11 marzo la Roma di Burgess sostiene l'ultimo allenamento prima della sfida con i bianconeri. La brutta batosta subita a Napoli ha ricacciato la Lupa a 5 punti dalla vetta, nessun errore è più tollerabile. Nella sgambata, durante il primo tempo Bossi ha giocato con i titolari e ancora alla vigilia della gara «Il Littoriale» inserirà il suo nome nell'undici di partenza. Burgess sta, però, facendo pretattica. La Juventus che il giovedì sarebbe partita alle volte del Lazio per soggiornare in una località segreta alle porte della Capitale, non è avversario a cui si possono concedere vantaggi. A Roma, del resto, non si parla che della sfida contro i bianconeri. Riusciranno i giallorossi (i Runner up, come li definisce «Il Littoriale») a battere la capolista?

I biglietti sono in vendita dal venerdì alla Galleria Colonna e a Piazza Venezia, i tifosi possono anche discutere di quella che sarà la prima sfida a Testaccio di Cesarini, asso bianconero che il pubblico romano non ha mai potuto vedere all'opera. Poi, con una lentezza esasperante, anche l'alba del 15 marzo arriva. Testaccio si riempie velocemente, tanto che, quando la Roma II scende in campo contro l'Ardita per una partita del campionato di seconda divisione, gli spalti sono già gremiti.

L'attenzione del pubblico viene improvvisamente richiamata dall'altoparlante che annuncia le formazioni. Burgess ha spostato Ferraris a mediano laterale, inserendo a sorpresa De Micheli in difesa (e tagliando fuori Mario Bossi). Alle 15 le squadre sono in campo, il cerimoniale si protrae per qualche minuto, il presidente Sacerdoti riceve dei fiori da capitan Ferraris, ma i doni che il presidente si aspetta sono altri. Alle 15.07 finalmente si parte.

Dopo due minuti, una carica di Volk a Cesarini mette Orsi nella possibilità di battere un calcio di punizione. La battuta, da trenta metri arriva violentissima, Masetti para "con qualche difficoltà". La Roma, però, sin da queste prime battute è padrona del campo. Costantino, ricevuta la palla da Fasanelli, salta Caligaris, stringe verso la rete ma colpisce il palo. Neanche il tempo di rifiatare e arriva il punto del vantaggio. Ferraris allunga a Volk, passaggio a Lombardo, tiro violento e gol.

Le fasi della gara sono concitate e anche le cronache dei presenti; sul quando, insomma, c'è un po' di confusione, ma una cosa è certa: Vecchina arriva a quattro metri dalla porta giallorossa con Masetti a terra per un precedente intervento e spara sul palo, fallendo la più favorevole delle occasioni per il pareggio.

Ferraris, scrive «Il Littoriale», è «onnipresente», mentre «La Stampa», il quotidiano che più ha a cuore i destini bianconeri, riconosce che «la Roma (…) sospinta dal pubblico immenso, domina in linea assoluta sulla rivale». E in effetti la Roma domina… e segna.
Al 5' della ripresa, fuga di Costantino che salta Caligaris e mette al centro. Volk evita Rosetta e piazza nell'angolo in alto a destra, dove Combi non arriva. La gara, intanto, si sta incattivendo. Cesarini prima colpisce Fasanelli, che viene portato fuori dal campo a braccia e poco dopo falcia Ferraris IV che rialzatosi cerca di venire a contatto con l'avversario. Carraro espelle entrambi.

La Juve è ormai in balia della tempesta giallorossa e Caligaris è costretto a intercettare con la mano un pallone che Fasanelli aveva indirizzato in rete di testa. Bernardini trasforma il calcio di rigore e con una finta, spedisce il pallone del 3-0 in rete.
Ferraris che stava seguendo la gara da bordo campo si precipita nuovamente nel rettangolo verde per abbracciare Fulvio. Al 34' Caligaris, in confusione, sbaglia il retropassaggio al portiere e cade a terra. Fasanelli fa suo il pallone e, quando conclude a rete, Combi non accenna nemmeno la parata: 4-0. Al 39' Carraro grazia gli ospiti tramutando in punizione di seconda in area un fallo da rigore su Volk, atterrato sempre da Caligaris.

Al 42', però, De Micheli allunga a Costantino che ancora una volta fa il vuoto, mette al centro e Bernardini colpisce per il 5-0. Vittorio Pozzo, a Campo Testaccio per il match, scriverà: «L'incontro di ritorno fra la Roma e la Juventus farà epoca nella storia del calcio italiano». Fino a diventare una parola sola: Romajuvecinqueazero.

(tratto dal libro "Le Cento partite che hanno fatto la storia della Roma" di Massimo Izzi e Tonino Cagnucci, Newton Compton)