Della serie è inutile mettere la polvere sotto il tappeto. Dopo il Siviglia, lo Spezia. In mezzo una tregua che fino in fondo non aveva mai convinto nessuno. Protagonisti Paulo Fonseca nel ruolo dell'accusato, Edin Dzeko in quello di accusatore. In mezzo, però, ci sta la Roma e questo avrebbe dovuto consigliare tutti su quale fosse la priorità. La conseguenza è il finimondo che sta vivendo la Roma, come se non fossero stati sufficienti gli ultimi due risultati a creare rabbia, sconcerto, delusione, amarezza. In poco più di dieci giorni, dall'Inter allo Spezia, la Roma si è ribaltata da sola.
I fatti. Dzeko non è stato convocato per la partita di oggi all'Olimpico. La motivazione ufficiale parla di una contusione rimediata nella partita di coppa Italia, contusione (parola in precedenza che a memoria Fonseca non aveva mai usato) che è tornata a farsi sentire nell'allenamento di giovedì. Sul fatto che il bosniaco abbia preso una botta contro lo Spezia ci sono le immagini a certificarlo. Ma sulla mancata convocazione del bosniaco, oltretutto in un turno in cui il tecnico portoghese dovrà fare a meno anche di Pedro e Mkhitaryan, hanno pesato le vicende che dal fischio finale della gara di coppa Italia, hanno sconvolto il mondo giallorosso. Ovvero si è tornati indietro all'inizio d'agosto scorso, fischio finale della partita di Europa League, Monchi a festeggiare, i giallorossi a capo chino, Dzeko imbufalito con la panchina con tanto di parole durissime nei confronti dell'allenatore. Volarono parole grosse anche negli spogliatoi. Dzeko, per l'ennesima volta, finì sul mercato. Aveva un accordo con la Juve, ma poi saltò tutto perché i Friedkin bloccarono l'acquisto di Milik, giocatore graditissimo a Fonseca (lo ha chiesto fino a pochissimi giorni fa). Si arrivò a una tregua che è saltata quando i giocatori dello Spezia all'Olimpico stavano festeggiando la qualificazione ai quarti di finale di coppa Italia. Con Dzeko che già dalle scalette che portano agli spogliatoi se l'è presa con uno dei collaboratori di Fonseca, causa i sei cambi, e poi è proseguita nello stanzone delle docce con Fonseca e il giocatore protagonisti di una furibonda litigata. Poi giovedì scorso il lungo e agitato confronto tra l'allenatore e l'intera squadra che ha provato (senza successo) a chiedere il reintegro del team manager Gianluca Gombar, il capro espiatorio della figuraccia dei sei cambi. Cosa che a diversi giocatori è piaciuta poco perché avrebbero gradito un'assunzione di responsabilità anche da parte dello staff tecnico. Si è parlato di un ammutinamento nei confronti del tecnico, ma per quello che siamo riusciti a sapere, a noi tutto questo risulta frutto di una fantasia senza controllo. Il risultato di tutto questo finimondo, comunque, è che Dzeko oggi seguirà la Roma a casa sua.

A guardare i fatti con la serenità che in questi casi può essere solo buona consigliera, la società ha deciso di schierarsi al fianco del suo allenatore. Lo stesso Fonseca, ieri, nel corso di una conferenza stampa in cui la tensione si tagliava con il coltello anche se uno stava davanti al televisore, ha spiegato che aveva parlato poco prima con il presidente, ritoccando con mano una fiducia che ha sempre avvertito da parte della società.

Ora che succederà? Intanto, a noi che siamo tifosi con un occhio giallo e uno rosso, ci preme che si vinca la partita contro lo Spezia che potrebbe già rappresentare un inizio di cura. Ma sarà necessario che subito dopo si arrivi a una nuova tregua (di più ci sembra difficile che possa accadere) tra le parti, perlomeno fino alla conclusione di questa stagione. L'alternativa è che uno tra Fonseca e Dzeko saluti Trigoria. Difficile immaginare che nei dieci giorni scarsi che restano alla chiusura del mercato, si riesca a trovare un club deciso ad accollarsi i quasi diciotto mesi di un contratto che al lordo dice oltre dieci milioni. Così come, se non ci sarà un ulteriore crollo nei risultati, che Fonseca possa essere salutato. Per cui cari signori, caro portoghese, caro bosniaco, sarà il caso che si arrivi comunque a una tregua. Perché se non l'avete capito, quello che conta è la Roma.