Così come tutto ormai è rinviato a dopo Pasqua per la quarantena cui è sottoposto il nostro Paese, così tutto è rinviato anche per le sorti del nuovo stadio della Roma. Un progetto, che va detto subito, resta centrale qualunque sia lo scenario societario in futuro. Infatti, indipendentemente dalla proprietà del club, la patrimonializzazione del nuovo impianto giallorosso rappresenta la chiave di volta per il rilancio delle ambizioni della Roma. Fatto questo ben chiaro a James Pallotta, ma anche a Dan Friedkin. E in questo caos calmo in cui siamo costretti a vivere Tor di Valle è sempre di più l'unica strada realmente percorribile.

Ormai i tecnici del Comune con quelli dei proponenti, guidati come sempre dal vicepresidente giallorosso Mauro Baldissoni, hanno terminato il lavoro di stesura della Convenzione Urbanistica, al punto che gli incontri (da remoto) sono sempre meno frequenti. L'accordo è sostanzialmente raggiunto e comporterà un esborso aggiuntivo per i privati di circa 20 milioni di oneri aggiuntivi. Una cifra che la Roma è ben disposta a corrispondere alle casse comunali purché si arrivi finalmente a una fumata bianca.

Convenzione quindi acquisita, così come la Variante al Piano Regolatore Generale, ormai sulla scrivania della sindaca e dell'assessore Luca Montuori da almeno un paio di mesi. Si aspetta però, oltre alla fine dell'emergenza sanitaria in corso, che venga completata la cessione di Eurnova all'imprenditore ceco Radovan Vitek.

La regia di Unicredit continua a mantenere vivi i rapporti tra la Repubblica Ceca e Roma, ma il lieto fine in questo caso è ancora tutt'altro che scontato. Pesa la posizione sempre più difficile della società della famiglia Parnasi, che teoricamente entro un paio di settimane dovrebbe coprire un buco di bilancio di oltre 60 milioni di euro. Frutto di operazioni immobiliari infruttuose del passato, e del mancato pagamento di una consistente quota per l'acquisto dei terreni di Tor di Valle.

In questo senso non preoccupa minimamente la possibilità che i terreni tornino nella disponibilità della Sais, la società che li ha posseduti sino all'arrivo di Luca Parnasi. Il patron Gaetano Papalia infatti non ha mai nascosto le sue simpatie per il club giallorosso, e recentemente ha confessato proprio al nostro giornale di essere il vero padre dell'idea di portare il nuovo stadio della Roma nell'area dell'ex ippodromo.

Papalia rappresenterebbe forse anche un'interlocuzione più seria (e certamente più gradita alla politica romana) di quanto non sia, e forse non sia mai stato, Parnasi. Virginia Raggi al momento è equidistante rispetto alle ipotesi Vitek o Papalia, o chiunque altro voglia rilevare i terreni di Tor di Valle. Per la sindaca è importante solo levarsi dal cono d'ombra scomodo di Parnasi e delle inchieste che lo riguardano. La prima cittadina della Capitale a oggi può contare su un sostegno in aula per l'approvazione del progetto stadio di circa una ventina di consiglieri (sui 28 dell'attuale maggioranza). Pochi e soprattutto non sufficienti all'approvazione dei due atti (Variante e Convenzione).

Sarebbe un azzardo sperare nel voto di uno dei 20 consiglieri di opposizione. Meno rischioso e più saggio invece riportare all'ovile gli otto eletti del Movimento 5 Stelle oggi dubbiosi o contrari. E per farlo occorre togliere dalla partita Luca Parnasi. Tutti questi discorsi sono però rinviati al termine della quarantena.