Doveva essere la Befana, secondo i più ottimisti, a portare l'annuncio - già mancato prima di Natale - da parte del Comune dell'accordo sulla Convenzione urbanistica, uno degli ultimi passi (contestuale alla Variante al piano regolatore), se non il più decisivo, perché è il "contratto" tra proponenti e istituzioni, per dare il semaforo verde allo stadio della Roma a Tor di Valle. Ma le feste sono passate nel silenzio più totale. Che non vuol dire che non si sia lavorato sotto traccia (la convenzione è quasi del tutto definita). Ma, causa vacanze e imminente passaggio di proprietà della Roma e dei terreni su cui dovrà sorgere lo stadio, si è finiti in uno standby più che prevedibile.

Ognuno aspetta l'altro e nessuno si pronuncia in comunicazioni pubbliche. Che pure sarebbero importanti, se non altro "politicamente". È vero che per la Roma stessa questo è un momento di passaggio: la trattativa per la cessione del club dalle mani di James Pallotta a quelle di Dan Friedkin è virtualmente chiusa. Sono stati limati tutti i dettagli di massima e ora, anche qui, i tecnici sono al lavoro per scrivere i contratti relativi alle 12 società che orbitano intorno alla Roma, per un investimento complessivo da parte dell'imprenditore californiano che opera in Texas che si aggirerà sugli 800 milioni di euro.

Ma è anche vero che centrale resta pure in questo senso la questione stadio, di importanza più che rilevante anche per l'approdo del Friedkin Group. Non che il silenzio che ha accompagnato le festività natalizie e l'arrivo del 2020 abbia indispettito (anzi) i proponenti o il nuovo acquirente, che è stato rassicurato evidentemente sia dall'attuale management della Roma più che, come voci rimaste senza riscontri vorrebbero, da figure più vicine alle istituzioni sul buon esito dell'iter amministrativo e politico riguardante il nuovo impianto.

E mentre la sindaca Raggi partecipa con discreta mediaticità a festeggiamenti calcistici sull'altra sponda, tifosi romanisti e cittadini romani, che molto più che spesso coincidono, si interrogano sul perché un progetto avviato 2.901 giorni e quindi quasi otto anni fa ancora sia non tanto in bilico quanto non ancora ratificato (senza nemmeno pretendere lo stadio già edificato).

Dei passaggi importanti sono attesi per la prossima settimana quando Unicredit dovrebbe riunire il proprio Consiglio d'amministrazione e ratificare l'accordo tra Luca Parnasi (con le sue società Capital Dev e Parsitalia sulle quali pesa la data del 18 gennaio, con la seconda udienza davanti al tribunale fallimentare) e l'imprenditore Radovan Vitek. Con l'ufficialità del passaggio dei terreni dalle mani di Parnasi al re del mattone ceco, sarebbe molto sollevato il Campidoglio, che deve sempre confrontarsi con una certa instabilità della maggioranza, e si potrebbe procedere un po' più in discesa sull'iter. Tanto più che gli incontri con i tecnici della giunta capitolina, sospesi a cavallo tra un decennio e l'altro, riprenderanno dopo Roma-Juve. Con l'obiettivo di portare in aula per il voto decisivo Convenzione e Variante entro marzo.