Pensare che nel passaggio di mani della Roma da James Pallotta a Dan Friedkin l'affare stadio non c'entri nulla sarebbe un esercizio del tutto inutile, oltre che quanto di più lontano dalla realtà possibile. Perché è evidente che l'accelerata delle ultime ore in una trattativa che stava vivendo un momento di pausa non può che essere passata anche per la pista di Tor di Valle. Perché lo stadio rappresenta un business di primo piano qualunque sia la proprietà del club, a qualunque latitudine si ponga e qualunque sia la prospettiva di crescita. Come abbiamo più volte scritto le parti in queste settimane hanno discusso su una differente valutazione del club proprio alla luce dei possibili sviluppi sul fronte stadio, con gli acquirenti in attesa di un segnale da parte della pubblica amministrazione che però tardava ad arrivare.

A quanto pare il segnale, anche se solo in forma privata, sarebbe quindi arrivato, con la prima cittadina pronta a garantire il sostegno del Campidoglio al progetto per la nuova casa giallorossa. Non ci sono ancora comunicati ufficiali in questo senso, anche perché resta in ballo il passaggio di Euronva dalla famiglia Parnasi all'imprenditore ceco Vitek, ma Virginia Raggi avrebbe comunque garantito agli uomini del magnate texano circa le proprie intenzioni. In ballo ci sono oltre un miliardo di euro di investimenti, e soprattutto una importante patrimonializzazione per il club, che su questo fronte è sostanzialmente fermo all'acquisizione di Trigoria nel 1977. Come detto, per annunci ufficiali sullo stadio occorrerà probabilmente attendere ancora qualche giorno, e soprattutto le mosse di Radovan Vitek. L'immobiliarista ceco dopo aver acquisito i debiti delle società della famiglia Parnasi da Unicredit, sta trattando con la stessa famiglia di costruttori romani per l'acquisizione di Eurnova (unica società oggi realmente di un qualche valore) e dei terreni di Tor di Valle.

Tra offerta e domanda ballano ancora alcune decine di milioni di euro, ma tutto sembra destinato alla fatidica fumata bianca. Un cambio di mano quest'ultimo che alleggerirebbe le coscienze dei consiglieri capitolini, chiamati poi a votare la Variante al Piano Regolatore della città e la Convenzione Urbanistica. Due atti senza i quali è impossibile procedere con l'iter per l'approvazione del progetto, e su cui la maggioranza 5 Stelle al Comune di Roma continua a tentennare, e proprio per i guai giudiziari dei Parnasi e dell'allora management di Eurnova. Vitek quindi rappresenterebbe, soprattutto mediaticamente, la motivazione perfetta per fugare ogni dubbio residuo nei banchi di Palazzo Senatorio. Oltre che un alleato per la nuova proprietà giallorossa.

Anche perché è impensabile (oltre che giuridicamente attaccabile) che l'imprenditore ceco possa sfilarsi (e con lui i terreni) dall'affare stadio. In qualche modo Eurnova (chiunque ne sia il proprietario) resta, a meno di cospicue penali, vincolata al progetto (e agli accordi precedentemente sottoscritti) per il nuovo impianto giallorosso. Certo occorreranno ancora alcuni passaggi tecnici importanti dopo la Variante e la Convenzione.

Il ritorno del progetto in Regione, il passaggio a Bruxelles, i bandi di gara europei, la bonifica dei terreni dell'ex ippodromo. Ma sono tutti passaggi il cui esito è più che scontato. Non manca molto quindi a quel cambio di marcia tanto atteso e su cui James Pallotta e Mauro Baldissoni hanno tanto investito, in termini di risorse e di tempo. Otto anni di lavoro, dal febbraio del 2012 con l'individuazione dell'area, che finalmente dovrebbero dare i frutti sperati, che verranno raccolti sì dalla nuova proprietà, ma che porteranno benefici alla Roma, ai suoi tifosi, e a tutta la città.