Alessio Santese cresciuto nel settore giovanile della Roma, è stato intervistato da Roma Tv per la rubrica Next Generation. Queste le parole rilasciate al canale ufficiale della società giallorossa: "Ci sono parecchie cose di belle che mi sono rimaste impresso. Però il viaggio che abbiamo fatto in America e il torneo in Svezia sono stati emozionanti. In Svezia è stato stupendo abbiamo giocato contro il Barcellona. E' stato stupendo entrare nel tunnel durante l'ingresso in campo per la prima volta, era pieno di tifosi, c'era anche un Roma Club svedese che faceva cori durante la partita. Mentre in America è stato proprio un torneo fantastico al di là  delle partite, abbiamo fatto diversi giri tra parchi giochi e partite delle NBA".

Hai qualche rimpianto ?
"Il rimpianto sono sicuramente le due finali perse, nell' under 15 e under 16. Anche aver perso la semifinale contro l'Inter, essere ad un passo dalla finale è stato proprio un brutto ricordo, da dimenticare. Speriamo che quest'anno magari possa andare diversamente, magari di arrivare in finale e di vincere il campionato".

Sul campo Di Bartolomei ?
"Su quel campo ho giocato parecchie partite dai pulcini fino ad oggi con la primavera, sono al secondo anno. Ho molti ricordi su questo campo, soprattutto quando mi allenavo dalle 18 alle 20 di sera, facevamo un allenamento più che di fatica era soltanto un divertimento tra partitelle e giochi con il mister, essendo piccoli erano molti i momenti di divertimento. Non ho nessun ricordo negativo, le partite che giocavamo qui, c'era un tifo ravvicinato, ti dava calore ed energia mai provata fino ad allora. Ma anche se il Tre Fontane è uno stadio molto bello. Sono un ragazzo molto fortunato gioco con questa maglia da dieci anni. e comunque ce l'ho sempre messa tutta per arrivare al massimo, diciamo che in parte "ce l'ho fatta". Ma ancora devo iniziare la vera carriera calcistica".

Com'è arrivata la chiamata per giocare nella Roma ?
"Il momento in cui la Roma mi aveva chiamato me lo ricordo ancora. Stavo uscendo da scuola ero alle elementari e mio padre, mi disse "Guarda Ale devi andare a fare un provino alla Roma", io all'inizio non ci credevo, poi alla fine mi è bastato solamente un provino e mi hanno subito preso.E sto ancora qua".

Sul ruolo ?
"All'inizio quando ero piccolo mi avevano proposto di giocare in difesa, sapendo però che giocando dietro avrei avuto poche occasioni per andare avanti ed attaccare. Anche se stavo lì dietro, a me piace giocare in qualsiasi ruolo. Quando mi hanno messo lì dietro anche se non mi piaceva moltissimo, mi sono impegnato molto. E fin qui ho sempre giocato, sono arrivato fino a tre finali consecutive, due le abbiamo perse e una vinta, fortunatamente".

Sulla vittoria del campionato del 2017 ?
"E' stata una finale bellissima magnifica a e ci siamo arrivati con il cuore, quell'anno era una famiglia, tutti uniti. Siamo arrivati alla finale che dovevamo affrontare l'Atalanta che è una delle più forti, e l'abbiamo affrontata. Era iniziata male la partita perché loro avevano preso un palo, e dentro di noi pensavano che avremmo perso anche questa. Ma poi ci siamo messi di carattere e all'ultimo secondo sul 2-2 Calafiori ha messo la palla in mezzo e Bucri di testa ha fatto gol e poi lì pianti su pianti e finalmente abbiamo vinto il campionato. E' comunque stato indescrivibile".

Sul rapporto con i compagni ?
"In tutti questi anni ho legato con tutti. Solo che conoscendo Flavio Bucri da quando sono piccolo, quando è arrivato qui a Roma stavo sempre  insieme a lui. Diciamo mi manca lui nel gruppo, ma comunque lo sento sempre anche perché vive anche lui a Ostia, però nella squadra mi manco uno come Barbarossa, Proietto, Cataldi. Sono giocatori che hanno preso strade diverse, comunque ci sentiamo sempre e sono rimasto in contatto".

Su cosa devi migliorare ?
"Sono cresciuto tantissimo, sopratutto l'intelligenza calcistica, rimanere concentrato durante tutta la partita, prima mi mancava un pochino. Soprattutto nelle giovanili nelle partite più facili tendevi a rilassarti un pochino e abbassare la concentrazione. Mentre ora devo essere concentrato in ogni partita. Sicuramente adesso nella fase difensiva, sui i cross e le marcature, ognuno ha i suoi difetti".

Il tuo sogno nella roma ?
"Come quello di tutti, esordire allo stadio Olimpico e sentire lo speaker gridare il tuo nome allo stadio penso sia un emozione bellissima, difficile da realizzare. Ma se un giorno capiterà penso che avrò i brividi, il mio esordio lo dedicherei a mia nonna che è morta e mi ha dato tutto in maniera esaustiva. C'è stata in ogni momento da quando ero piccolo fino all'ultimo giorno, lei è sempre stata con me. Mia nonna è stata il mio punto di riferimento , è stata una seconda madre".