Edoardo Bove si racconta. Nel corso della trasmissione "Roma next generation" andata in onda su Roma Tv, il centrocampista della Roma Primavera ha raccontato alcuni aneddoti della sua esperienza nel settore giovanile giallorosso. Ecco le sue parole.

"In molti mi hanno detto che ho una mentalità non da ragazzo della mia età, penso che arrivato a questo momento la mentalità sia una delle cose più importanti per arrivare a realizzare il nostro sogno. Al di là di ogni qualità calcistica o fisica, senza l'intelligenza non si può arrivare da nessuna parte. Ci sono tanti esempi di ragazzi che erano molto forti tecnicamente e fisicamente ma che avevano qualche difficoltà nel dedicarsi tutti i giorni all'allenamento, a comportarsi in modo da far bene la domenica. Spero che mantenendo la mia mentalità di arrivare un giorno ad esser calciatore".

"In campo cerco di ragionare su quello che faccio. Gran parte delle giocate negli spazi stretti sono frutto dell'istinto, però se devo fare una scelta tendo a ragionare sulle cose. La mia forza è l'inserimento. Il centrocampista moderno richiede un costante inserimento per fare gol. Potrei migliorare nella fase difensiva perché oggigiorno il centrocampista ideale è quello che svolge la fase di possesso e non possesso".

"La gioia del gol per un ragazzo è una delle gioie più forti. Mi piace molto di più inserirmi e fare gol che fare assist, ma per il bene della squadra non conta ciò che fai singolarmente ma il risultato finale. Quindi provo a fare quello che mi riesce meglio per aiutare la squadra".

"E' stato strano l'inizio a Roma perché io ho fatto un solo provino, non sapevo che ne servissero due per entrare. Per cui dopo il primo sono partito con la mia famiglia e mentre ero fuori mi hanno chiamato per dirmi che dovevo fare il nuovo provino. Così sono tornato con mia madre per farmi vedere di nuovo e una volta arrivato Bruno Conti mi disse che già mi avevano preso

"Il mio primo ricordo dei provini è quello di un cross che misi in area e che sbalordì gli osservatori e i mister. Quando fai i provini da piccoli sono tutti preoccupati di portare palla e dribblare, io invece misi questa palla dentro, mi girai e li vidi tutti entusiasti".

"La prima cosa che mi è rimasta impressa con la Primavera è stata la convocazione del mister De Rossi sotto età per disputare le finali. Scesi per giocare i quarti di finali del quarto di finale under 17 con i 2002 e poi risalii subito di categoria per fare le finali con la Primavera. Perdemmo con l'Under 17 e quando mi sono aggregato alla Primavera subito dopo il mister scherzò: <<Vedo che con il tuo grande contributo avete perso>>".

"La partita che rigiocherei in questi nove anni è la finale scudetto dell'anno scorso persa contro l'inter. La rigiocherei per cambiare quello che abbiamo fatto. Purtroppo non è possibile, bisogna guardare avanti e vedere quello che viene".

"Sono nato qui, Trigoria è come una casa. Esordire all'Olimpico con la maglia della Roma sarebbe un grandissimo sogno. La difficoltà della mia famiglia è stato farmi studiare quando volevo andare ad allenarmi perché non pensavo lo studio fosse importante. Se dovessi esordire lo dedicherei a loro"