Stavano insieme Giuseppe Scurto e Giorgio Chiellini, nell'Italia Under 19 di Paolo Berrettini che nel 2003 vinse l'unico Europeo di categoria della storia azzurra (anche se il primo era riserva, mentre il secondo, all'epoca terzino, venne schierato centrocampista di sinistra): 18 anni dopo il livornese è capitano della Nazionale campione d'Europa, mentre il siciliano, suo coetaneo, all'epoca tesserato per la Roma, costretto a smettere a 27 anni per un problema alla cartilagine del ginocchio, è uno degli allenatori di calcio giovanile più apprezzati d'Italia. E la Roma lo ha appena ripreso, affidandogli la panchina dell'Under 18, dopo che lo scorso anno ha lasciato un solo punto ad Alberto De Rossi, che al momento della sospensione causa Covid era primo a punteggio pieno, con 6 vittorie su 6, un roboante 4-0 ai campioni in carica dell'Atalanta e un bel 4-2 alla fortissima Juventus: alla ripresa del campionato perse 1-0 a Ferrara contro la Spal, allenata proprio dal suo ex allievo. Che uscì imbattuto anche dal ritorno, fermando sullo 0-0 al Tre Fontane il tecnico con cui aveva vinto lo scudetto Primavera, nel 2004-05. Non era certo la prima volta: di belle figure Scurto contro la sua ex squadra ne ha sempre fatte tante, su tutte forse il clamoroso Roma-Palermo 0-3, categoria Under 17, nel settembre 2016, con in campo (sotto età) anche le stelline Bouah e Riccardi.

Il ritorno mancato

Un anno prima Bruno Conti aveva provato a riportarlo a Trigoria, per affidargli l'eredità di Federico Coppitelli, che dopo aver vinto lo scudetto Under 17 era andato a cercare fortuna altrove: con il Palermo aveva un altro anno di contratto, era consideratissimo, non volle arrivare alla rottura, e la cosa saltò. La prima volta a Roma era arrivato nel 2002, dalla Sampdoria, che lo aveva pescato nell'Adelkam la scuola calcio della sua città, Alcamo, in provincia di Trapani, e a 16 anni gli aveva fatto firmare il primo contratto, curiosamente biennale invece che triennale. Il ragazzo era già noto nell'ambiente, un difensore alto, elegante e molto tecnico, già nel giro delle nazionali giovanili, e Franco Baldini non se lo fece scappare, portandolo a Roma a parametro zero. Arrivò in Primavera, dopo aver fatto subito il ritiro a Kapfenberg, con Fabio Capello, quando ancora di De Rossi c'era solo Daniele, che faceva coppia con Aquilani in mezzo: in panchina all'esordio, a Livorno (c'era Chiellini, anche allora), ma fu la prima e l'ultima volta, visto che a fine anno l'ex Samp fu il più utilizzato. Quella Primavera mancò le fasi finali, saltò l'allenatore, Guido Ugolotti, e venne promosso quello che aveva raggiunto la finale scudetto con gli Allievi, un rampante Alberto De Rossi, a cui la promozione era stata fatta annusare già un anno prima (e si sarebbe trovato ad allenare il figlio, quando non era coi grandi).

Un aiuto insperato

Nel suo primo anno in Primavera il tecnico di Ostia perse Scurto a marzo per un infortunio al ginocchio, lo ritrovò più di un anno dopo, a giugno, quando non ci sperava più: tre sole gare, quarti, semifinale e finale scudetto, contro l'Atalanta di Consigli e Morosini. C'erano due fuoriquota in quelle finali, Corvia e Scurto, che fu il grande artefice di quel tricolore, insieme al portiere Pipolo e a Stefano Okaka, a cui servì con una sponda il pallone della vittoria, in una soffertissima semifinale contro la Juventus Primavera forse più forte di sempre, con Marchisio, Criscito, Masiello e De Ceglie a tirare la carretta.

Ma Scurto quelle finali concluse il 9 giugno 2005 non avrebbe dovuto farle, visto che il 19 ottobre 2004 aveva esordito in prima squadra in Champions League (Bayer Leverkusen-Roma 3-1) e un mesetto dopo aveva assaggiato anche la serie A, a San Siro contro il Milan. C'era Delneri, che si dimise a marzo, dopo un 3-0 a Cagliari: arrivò Bruno Conti, e all'esordio Scurto gli regalò la semifinale di Coppa Italia, segnando il rigore decisivo al Franchi contro la Fiorentina. L'anno dopo andò al Chievo, giocò in Champions anche con loro, due anni e passò a Treviso, dove, dopo Chiellini, divise lo spogliatoio con un altro futuro campione d'Europa, un giovanissimo Bonucci. Il terzo biennio, sempre a Nord-Est, fu in B con la Triestina, e fu l'ultimo: con le ginocchia stava diventando un calvario, l'anno dopo firmò con la Juve Stabia ma non riuscì mai a scendere in campo, e si ritrovò ad allenare gli Allievi. Poi 6 anni al Palermo, uno al Trapani, l'anno alla Spal, e ora il ritorno dove era diventato grande.