Nazionale

Nazionale, Maldini: "Guardiola scriveva già le formazioni. Abbiamo pensato anche a De Rossi"

L'ex dt degli Azzurri: "Con Pep la discussione è stata molto seria, i soldi mai una questione. Non ha accettato per stanchezza. E su Malagò..."

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
09 Agosto 2026 - 09:39

Paolo Maldini torna a parlare. In una lunga intervista al Corriere della Sera, l'ex calciatore e dt (anche se solo per poche settimane) della Nazionale Italiana ha spiegato la sua versione dei fatti tra la scelta del CT e i rapporti con Malagò e Guardiola. Di seguito un estratto delle sue parole. 

Lei finora ha taciuto. Ci racconta come è andata davvero la sua breve esperienza da direttore tecnico della Nazionale?

"Malagò mi ha chiamato a Pasqua, dicendo: c'è la possibilità che io diventi presidente della Figc; tu sei la persona che vorrei avere con me. lo gli ho dato la mia disponibilità. Nel calcio per me esistono solo due cose: il Milan e la Nazionale. Poi non l'ho più sentito. Il giorno prima delle elezioni, Malagò richiama: domani si vota, ci sono buone possibilità, ti vorrei a bordo. Rispondo: parliamone".

E avete parlato.

"Mi ha chiesto di diventare presidente del Club Italia. Non si trattava solo di rilanciare la Nazionale. C'era da rifondare il calcio italiano".

C’era bisogno pure di Leonardo?

"Condivido con lui amicizia, valori, principi. Leo ha una grande capacità organizzativa, oltre che una grande intesa con me. Così siamo partiti. E abbiamo pensato a un nuovo ruolo: la direzione tecnica. La direzione tecnica non è mai stata nell'organigramma della Nazionale: l'allenatore faceva riferimento direttamente al presidente. Però non era giusto: l'allenatore ha bisogno di confrontarsi".

E poi cos'è successo?

"Poi i patti sono stati rivisti; di conseguenza l'unica cosa da fare era dimettersi. Anzi, rinunciare a firmare il contratto di quattro anni che doveva partire dal primo agosto".

Però, mi scusi, come ha fatto ad accettare senza che ci fosse l'accordo con Malagò sul nome del ct?

"Infatti per prima cosa ho chiesto: il ct chi lo sceglie? Malagò mi ha risposto: l'allenatore lo decidete voi, e io lo avallo. Questo era l'accordo. Poi gli eventi hanno fatto sì che questa cosa cambiasse".

Con Pirlo?

"La nostra idea era legata alla tecnica. Al gioco offensivo. A un cambiamento. In Italia siamo rimasti indietro su tante cose. Volevamo che la formazione dei ragazzi fosse basata non sull'esasperazione tattica ma sulla tecnica, l'uno contro uno, la mentalità offensiva. E volevamo un allenatore giovane, che avesse avuto una storia in Nazionale. I nomi erano tre".

Chi, oltre a Pirlo?

"Daniele De Rossi e Fabio Grosso. Tre campioni del mondo. Ma il presidente ci ha detto che in base agli accordi che l'hanno portato all'elezione, con l'appoggio di tutti i club tranne la Lazio, non potevamo toccare gli allenatori delle squadre di serie A. Quindi De Rossi e Grosso erano esclusi".

E con Pep Guardiola com'è andata davvero?

"È l'allenatore che più incarna il gioco tecnico e offensivo. Attraverso qualche amico aveva manifestato l'idea di allenare una Nazionale. Siamo andati a trovarlo a Barcellona, abbiamo pranzato insieme, abbiamo parlato per un'intera giornata. Era molto tentato. È andato molto vicino ad accettare. Si era messo anche a scrivere formazioni sui fogli".

È vero che ha chiesto venti milioni di euro?

"Assolutamente no. I soldi non sono mai stati un tema. Pep ci ha detto chiaramente: datemi un euro in meno di quello che prendeva l'ultimo ct, e io sono a posto".

Allora perché ha rifiutato?

"Per stanchezza. Guardiola viene da dieci anni massacranti in Premier. Si è operato alla schiena. Vuole riposarsi. Ma è stata una discussione molto seria, abbiamo studiato le rose, dagli under 17 in su... Così siamo andati su Andrea. Malagò sapeva tutto, l'abbiamo informato passo dopo passo".

© RIPRODUZIONE RISERVATA

CONSIGLIATI