Interviste

AUDIO - Di Biagio: "Mancini è un top, lo cercano in tanti ma è legato alla Roma"

L'ex giallorosso, che ha allenato Gianluca ai tempi dell'Under 21, a Radio Romanista: "È calciatore coraggioso, perfetto per l'evoluzione che ha avuto il calcio"

(GETTY IMAGES)

20 Giugno 2026 - 10:26

Ospite di Radio Romanista nella rubrica "La banda del terzo posto", dedicata ai protagonisti della corsa Champions, Gigi Di Biagio ha parlato del protagonista di giornata, Gianluca Mancini. Leggi le dichiarazioni e ascolta l'intervento integrale grazie al podcast di Radio Romanista!

Hai conosciuto Mancini da giovane, dandogli l'opportunità di essere convocato con l'Under 21. Cosa ti aveva colpito all'epoca? C'è qualche aneddoto?

"Diciamo che parlare di Gianluca mi fa sempre enormemente piacere. L'ho visto migliorare, ascoltare, un ragazzo sul quale era lecito puntare. L'ho portato in Nazionale Under 21 quando era a Perugia. Ci ho parlato la prima volta quando era sulle stampelle per un crociato rotto, e già in quell'occasione gli ho detto che lo avrei convocato in Under 21, sorprendendolo. Cosa mi ha colpito? Aveva buonissime qualità fin da subito, dava la sensazione di poter lavorare sulle sue potenzialità. Poi oggi è diventato quello che tutti noi conosciamo, siamo orgogliosi di quello che ha fatto. Io e il mio staff abbiamo avuto l'intuizione che potesse fare una grandissima carriera... meglio cosi! (ride, ndr)".

Nel corso della sua carriera si è parlato tanto del suo carattere esuberante. Sembra, però, che negli anni abbia migliorato molto questo lato. 

"Lui era già abbastanza intelligente per capire dove dovesse migliorare. L'aggressività è una delle sue caratteristiche principali, oltre a saper giocare anche a calcio, visto che è migliorato tantissimo palla al piede. Glielo avevo fatto notare anch'io, poi lui ha cambiato molto bene nel tempo questo tipo di cose... ogni allenatore lo vorrebbe nella propria squadra. Fuori dal campo è un ragazzo tranquillissimo, a modo. Lo capisco perché anche io ero un po' così, quando si va in campo ci si trasforma un po'. Ma in questo senso, Gianluca è un esempio nel far capire cosa significhi migliorare e lavorare su se stessi. Magari a 18 anni sei un calciatore, sulla carta, normale... ma poi arrivi a grandissimi livelli grazie al tuo lavoro. Sono davvero contento di quello che sta facendo".

Mancini è stato qui a Roma spesso al centro di critiche legate alla cosiddetta "banda del sesto posto". Tu cosa hai pensato di queste polemiche nel corso degli anni? 

"Io penso faccia parte del lavoro di un calciatore, di essere criticati, sempre senza esagerare. A volte ho letto critiche un po' pesanti nei confronti suoi, ma anche di Cristante e Pellegrini, a mio modo di vedere si è un po' esagerato. Ma fa parte del nostro lavoro, loro sono forti. Gianluca ne è uscito sempre alla grande, non lo vedo come un problema. Mi dispiace perché se si arriva sesti è colpa dei calciatori ma anche dell'allenatore, così come se si vince una coppa è merito di tutti. Anche la finale di Europa League, a cui per assurdo do anche più importanza della Conference. Ora c'è stato anche questo obiettivo raggiunto della Champions League, un modo per riportare la Roma a certi livelli che prima conoscevamo bene".

Che tipo di livello ha raggiunto? Ha quello spessore da top internazionale?

"Per me sì. È un giocatore che, soprattutto con Gasperini, è coraggioso. Va a prendere l'avversario, attacca, vuole la palla, si inserisce. Un giocatore universale per il calcio di oggi e non a caso alcuni club di altissimo livello lo cercano. La speranza è che possa rimanere alla Roma, ma so quanto vuole bene alla Roma. Ultimamente non ci ho parlato, quindi non mi sbilancio, conoscendo il calciomercato. Ma lui è molto legato a questi colori e questa maglia, lo dico per certo. Lui è un giocatore internazionale, secondo me lo vorrebbero prendere tante squadre proprio per come si è evoluto il calcio e per il suo modo che ha. Oggi la Roma gioca diversamente, prima giocava solo nella sua metà campo. Questo nuovo sistema ha dato modo a determinati calciatori di poter mostrare determinate caratteristiche, lui è sicuramente uno tra questi".

Gianluca ha fatto ottime partite come centrale di destra e come leader del blocco difensivo. Dove lo vedi meglio? Questa propensione offensiva era una caratteristica che aveva anche da giovanissimo?

"Lui da giovane giocava anche centrocampista centrale, non a caso spesso ci ha giocato nella Roma in emergenza. Sono caratteristiche che si è tenuto e protato dietro. Lo vedo bene in tutti i ruoli dietro, dipende sempre da chi ha vicino, ma non cambierebbe il suo calcio e la sua aggressività. Ha una forza di andare a prendere il suo avversario altissimo, quasi nell'area avversaria, è una cosa che fanno pochi giocatori".

La Roma ha finito una stagione molto positiva, è tornata in Champions League. Cosa serve ora per alzare l'asticella?

"Intanto il ritorno in Champions è fondamentale, sarebbe dovuto arrivare già tempo fa. Penso che se ogni anno vai in Champions League ti puoi permettere l'innesto di 2-3 giocatori di buonissimo livello. La Roma ha bisogno di questo, al netto dei rinnovi e delle cessioni. Ha bisogno di colpi alla Malen, in quel caso ci si potrà divertire. L'obiettivo deve restare quello di crescere, di fare una buona Champions League. Per lo Scudetto non è ancora attrezzata, ma già avvicinarsi vorrebbe dire tanto. Magari puntare al titolo nel giro di due o tre anni. Un passo alla volta, la strada è quella giusta".

Puoi parlarci di questa avventura alla guida dell'Under 23 dell'Arabia Saudita?

"Non vi annoierò più di tanto. È nato tutto due anni fa quando Roberto Mancini ha preso la guida della nazionale dell'Arabia Saudita, mi ha chiesto di dargli una mano e di fare come già accaduto qui con l'Italia, di occuparmi dell'Under 21, che lì si chiama Under 23... ma in realtà lo sarebbe anche in Europa perché, alla fine del biennio, i ragazzi hanno 23 anni. Con l'Italia è andata molto bene, perché Mancini ha vinto un campionato europeo con 16 ragazzi che io ho allenato, quindi il lavoro fatto nelle Under è stato molto buono. Nella mia Under giocano i ragazzi sotto età, qualcuno si dimentica che ho fatto giocare sotto età tantissimi giocatori: quando Bastoni, Tonali o Locatelli non erano pronti per l'Under 21 io li facevo già giocare. Anche Kean e Zaniolo. In Italia si dovrebbe far così. Ho voluto replicare questo modello anche in Arabia Saudita, poi Mancini è andato via ma io sono rimasto. Qui è bello, passionale. Cultura diversa, ma devi capire dove sei. Un'opportunità importante sotto tutti i punti di vista, abbiamo vinto una Gulf Cup, ora abbiamo finito un buonissimo torneo contro squadre di livello. Adesso vediamo quello che succede, sono molto contento della mia esperienza". 

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