Viene chiamata la "Terra dei fuochi romana". L'allarme sui rischi ambientali finisce ora nelle sedi istituzionali. Il caso potrebbe essere presto affrontato in Regione.

Nella periferia est, si trova il Municipio VI, c'è una terra dei fuochi di cui nessuno parla. Ai confini estremi della città, dove non si sceglie di stare se non per bisogno, gli abitanti da decenni vivono sopra a rifiuti tossici interrati, immersi nell'immondizia delle discariche a cielo aperto, tra i rifiuti ospedalieri sversati illegalmente, nell'odore acre proveniente dagli impianti pubblici e privati di raccolta e smaltimento.

Le ultime verifiche pubblicate dal dipartimento epidemiologico del Lazio (Dipartimento di epidemiologia del Servizio Sanitario Regionale) risalgono al 2012, ma certificano un fatto: in questa parte di Roma l'incidenza della mortalità per malattie tumorali (tasso standardizzato) è per gli uomini di 475 casi ogni 100 mila abitanti contro una media nazionale di 350. "Il quadrante Est di Roma, meglio noto come la "Terra dei Fuochi di Roma Est", già detiene il triste primato di patologie tumorali, come risulta dal monitoraggio delle Patologie Tumorali secondo i dati della Regione Lazio. Nella periferia Est di Roma, i decessi per patologie gravi (Tumori e tiroide), superano del 30% la media di Roma Capitale, come da statistiche della Regione Lazio (www.deplazio.net).

La segnalazione arriva sempre dal consigliere regionale di Cuori italiani Luca Malcotti. «Quando si scava nella zona emergono interramenti di rifiuti pericolosi come evidenziato da numerose denunce prodotte - afferma l'esponente politico in un'interrogazione in Regione - più volte sono stati sollecitati, da parte dei cittadini, gli interventi della Commissione Ambiente del Comune di Roma e degli altri enti preposti alla prevenzione dell'inquinamento ambientale (Arpa, Vigili del Fuoco) per effettuare adeguati controlli, senza alcun esito». Luca Marlotti ha quindi chiesto alla giunta regionale di sapere «come si intenda intervenire per effettuare il controllo della zona, con rilevatori di metalli e misurazioni per eventuale presenza di radiazioni dovute a scorie di materiali radioattivi». Secondo lo stesso consigliere questi metalli potrebbero trovarsi «nelle cave esistenti nel territorio che, come riferito da testimonianze certe, sembra siano state riempite abusivamente con fusti metallici e poi ricoperti con terra». La situazione viene costantemente monitorata anche dalle autorità sanitarie locali.

I residenti

I comitati di quartiere e le associazioni territoriali del quadrante di Roma est, esasperati dai continui roghi tossici e preoccupati per i rischi della salute, hanno inviato una diffida alle autorità, a partire dalla sindaca Virginia Raggi, per chiedere lo stop alla "Terra dei fuochi" tra i quartieri di Colli Aniene, Tor Sapienza, Ponte Mammolo, Settecamini e Ponte di Nona. Ha fatto scalpore proprio la denuncia dei comitati. «Tra micro-insediamenti, dove vivono comunità ed etnie diverse, e la presenza di pseudo discariche abusive a cielo aperto, siamo da anni costretti a respirare quasi a cadenza giornaliera, combustioni pericolose di materiali plastici e cumuli di rifiuti diversi», hanno evidenziato le associazioni.

I sottoscrittori della diffida hanno quindi chiesto che «il diritto alla salute, riconosciuto dalla nostra Costituzione all'art. 32, sia tutelato e garantito. Alla luce del perpetrarsi dei roghi, si sollecitano le amministrazioni, gli organi di vigilanza e di polizia – in adempimento a quanto loro imposto dalla legge – di garantire il diritto alla salute pubblica dei cittadini che vivono e risiedono nelle immediate vicinanze delle aree di Ponte Mammolo, via Salviati, via Collatina vecchia, via di Salonee dintorni. Quasi ogni sera, infatti, nella zona, nell'aria si ergono nubi di fumo provenienti da rogni, appiccatati da ignoti, dal forte odore acre che brucia occhi naso e gola». Il problema è di carattere sanitario. «Troppo spesso i cittadini delle aree interessate - si evidenzia nella missiva - così come gli operatori che intervengono sul posto, o che semplicemente monitorano la situazione, sono costretti a respirare le sostanze tossiche, fra le quali la diossina, che si sprigionano da questi roghi. Veleni che anche se inspirati in modo non costante possono generare gravi patologie. La salute dei cittadini è priorità assoluta! È, pertanto, necessario porre in essere tutte quelle azioni di prevenzione e repressione, nel breve e nel medio termine, in particolare: eseguire uno screening sanitario di controllo a partire dai presenti nei campi, al fine di verificare i tassi di intossicazione di metalli pesanti ed una analisi dei terreni dove sonopresenti gli ortiagricoli e in prossimità delle abitazioni ove ricadono i fumi tossici e conoscerne gli esiti».