Dzeko è più dentro che fuori. È la sensazione di questa coda di stagione più serena, quasi di quiete dopo la tempesta. Una sensazione che, complice l'avvento, per ora panacea di quasi tutti i mali, di Mourinho, ha basi concrete se nelle ultime uscite pubbliche del giocatore, dopo mesi di silenzio, i messaggi sono stati più che distensivi e collaborativi verso la società e finanche il tecnico Fonseca, col quale il rapporto non è più idilliaco dalla scorsa stagione (Duisburg docet) e si è definitivamente rotto nel gennaio scorso dopo la settimana terribile derby-Spezia-Spezia.

Dzeko è dentro o fuori? Un tormentone ormai a cui siamo abituati da anni. Almeno da tre dei sei passati nella Capitale dal gigante venuto dai Balcani nell'agosto del 2015. Vuoi per le offerte che il giocatore ha sempre avuto da Chelsea, Inter, Juventus e di nuovo Inter nell'ordine. Vuoi per un contratto oneroso (ancor di più senza i soldi della Champions League da cui la Roma ormai manca da due stagioni) giunto ormai al suo termine a giugno 2022. Una cosa è chiara: se la Roma avesse confermato Fonseca in panchina Edin Dzeko sarebbe andato via sicuramente. Il cambio coach, invece, ha invertito i piani. Quando prima della doppia sfida col Manchester United in Europa League la Roma e Fonseca si erano orientati verso una separazione consensuale, Tiago Pinto ha stoppato ogni discussione con qualsiasi giocatore in attesa della scelta - poi clamorosa - del nuovo allenatore. E così anche con Edin Dzeko: la società è convinta di aver ricucito bene lo strappo con Fonseca e, prestazioni e qualche gol alla mano del giocatore, non le si può dar torto. Il trambusto è stato tanto, è vero, ma quel che conta è che poi Dzeko e Fonseca hanno fatto quello che club e tifosi gli avevano chiesto: insieme per la Roma. Edin si è ripreso il posto da titolare nelle partite che contano, superando anche la concorrenza di un Mayoral dallo score invidiabile alla sua prima stagione in Italia, apparso paradossalmente più incisivo quando è stato chiamato in causa come vice-Dzeko. E con il tecnico pubblicamente, tra pacche sulle spalle e dichiarazioni («abbiamo vinto anche per il mister», ha detto Dzeko dopo il derby), la frizione è stata palesemente allentata.

Gli è mancato il gol in Serie A, ma ha trascinato la Roma in Europa (sei gol, anche pesanti, nelle ultime sette partite consecutive). E l'ha resa consapevole anche in campionato nelle ultime partite con le big: Atalanta, Inter e derby. Un pareggio, una sconfitta e una vittoria. Gli è mancato di buttarla dentro, anche se ci è andato vicino tra pali e tiri fuori di poco, ma ha convinto tutti. Pure Mourinho, oltre Manica. Che non c'era bisogno di convincerlo, visto che lo stima dai tempi della Premier. Quando il tecnico portoghese era al Chelsea si scambiava messaggi con l'attaccante allora al City (specie dopo un infortunio muscolare che riportò tra dicembre 2014 e gennaio 2015) e lo elogiava pubblicamente. Come ha ricambiato Edin, dopo la standing ovation che gli hanno riservato all'Olimpico semideserto del derby che qualcuno ha creduto potesse essere un saluto per un addio. E che, invece, era solo un tributo a un campione ritrovato, avanti con l'età ma che può dare ancora molto, per classe, carisma e esperienza. Ne è convinto José Mourinho che, avendolo finalmente in rosa, difficilmente lo lascerà partire, ma potrebbe chiedergli in uno dei colloqui (divenuti famosi grazie al documentario "All or nothing" su Amazon Prime) nel suo nuovo ufficio a Trigoria se se la sente di fare un ultimo anno con lui in Italia. Un campionato che lo Special One considera giusto per rilanciarsi dopo qualche anno più faticoso del previsto e ormai il bosniaco conosce benissimo e dove può essere ancora decisivo se motivato: «Abbiamo preso il migliore, ha già ridato entusiasmo», ha detto commentando l'annuncio di Mourinho del 4 maggio scorso. Vincere, è quello che vogliono entrambi, o almeno competere per farlo. L'ultima parola spetterà alla società d'accordo col tecnico, ma il giocatore, che ha percepito una volontà crescita di livello del club, nell'incontro con Pinto previsto per fine stagione dirà che è più che convinto di lavorare con un top coach come Mourinho, almeno fino alla fine di questo contratto (che senza Juve e Inter disposte a garantirlo difficilmente potrà ritrovare altrove). In caso di permanenza nella Capitale, la Roma gradirebbe spalmare in due anni il suo stipendio (allungando fino al 2023). Se ne parlerà con Lucci, attualmente alle prese con un'indagine della procura federale sulla sua Wsa, dopo la denuncia di Assoagenti sulle presunte pressioni e promesse ai calciatori per fargli cambiare scuderia, e che ieri ha incaricato i suoi legali di agire contro chi lederà la sua immagine con «notizie false».

Non trova, infine, conferma quanto rimbalzato dalla Bosnia su un interessamento per il cigno di Sarajevo dei Los Angeles Galaxy. Lì ha vissuto sua moglie Amra, prima che i due si trasferissero insieme in Italia, e in passato Edin non ha nascosto la curiosità di provare l'ultimo anno della propria carriera negli States, ma quel tipo di calcio per lui è ancora prematuro.