Al netto della tragedia di Genova, a leggere i giornali sportivi del 15 agosto di un anno fa ci sarebbe di che ridere, mentre oggi (come da due mesi a questa parte) sarà tutto un fremito per aspettare le decisioni sui bomber di mezza Europa, e quindi dalle parti nostre divisi soprattutto tra Dzeko e Icardi, con il bosniaco ancora più vicino alla conferma e l'argentino di fatto unica alternativa possibile. E vedremo perché.

Il mercato secondo Malagò

Ma in quel 15 agosto 2018 tra le celebrazioni per l'arrivo di Nzonzi (che giusto un anno dopo lascia Trigoria senza carichi di gloria), i pronostici sull'Inter quale unica antiJuve (anzi, principale favorita per qualcuno) e persino un'intervista a Tacopina che prevedeva un grandissimo futuro per il Bologna affidato a Inzaghi (ancora un po' e li trascinava in B), c'era però almeno quell'intima consapevolezza che dopo l'ultima festa estiva ci si sarebbe davvero potuti concentrare sul calcio giocato: perché il campionato sarebbe partito appena tre giorni dopo, a mercato già chiuso. Sì, perché su illuminata disposizione del commissario Malagò, la Figc aveva deciso di andare incontro alle esigenze degli allenatori e dunque di chiudere il mercato prima dell'inizio delle ostilità sul campo, peraltro anticipate al 18 agosto. Ovviamente quando in Italia una decisione è presa a favore dello sport (a vantaggio in primis dei tecnici che devono lavorare sulle rose ma sicuramente anche dei tifosi che non impazziscono dietro ai sogni, e spostano la loro attenzione sul campo), si fa presto a tornare indietro su pressione dei mercanti, in questo caso del temp(i)o. Così, finito il commissariamento, Lotito e i suoi peones si sono riappropriati della materia e hanno deciso di tornare all'antico: "il mercato si chiuda a fine agosto, anzi, peggio, il 2 settembre, come gli altri, così a nessuno verrà in mente di comprare i nostri campioni quando poi noi non li possiamo più rimpiazzare". Ovviamente tra "gli altri" non c'è la Premier League, che noi proviamo a copiare (come per il Boxing day, subito abortito), salvo poi renderci conto che non siamo in grado di sostenere il peso delle nostre azioni se non c'è tornaconto economico immediato, mentre lì, pensa un po', mettono il tifoso al centro dei loro pensieri. Sta di fatto che anche quest'anno la Premier ha chiuso presto il suo mercato ed è partita già da una settimana mentre in serie A ci sono cinque-sei esuberi per squadra che non sanno neanche in quale continente giocheranno.

L'attesa di Fonseca

Tra chi aspetta di conoscere la rosa definitiva su cui potrà contare c'è sicuramente anche Paulo Fonseca, che ha già dimostrato di saper insegnare ai suoi ragazzi - a dispetto della scarsa conoscenza dell'ambiente e della lingua- i principi del calcio spettacolare e offensivo che gli hanno permesso di vincere tutto con lo Shakhtar Donetsk. Ma il tecnico sa benissimo che a far la differenza poi saranno i grandi giocatori e dunque vuole cautelarsi mettendo al centro della sua squadra, nei reparti ancora in discussione, e quindi in difesa e in attacco, due top player. E in particolare il finalizzatore della manovra dovrà essere il fiore all'occhiello della nuova Roma 2019-2020, quella dell'anno zero, o Del Riscatto. E adesso ha capito che fatti salvi gli immancabili incidenti di percorso che in un mercato giocato sempre sul filo del pareggio di bilancio sono sempre lì a complicare ogni piano, lui per la sua squadra avrà di sicuro uno tra Dzeko e Icardi. Perché la Roma già da qualche giorno con l'Inter è stata chiara: «Se fino a un po' di settimane fa la trattativa per Dzeko poteva essere condotta indipendentemente dalle altre, ora siamo disposti a trattare l'uscita di Edin solo se nel pacchetto di scambio ci sarà Icardi e con un conguaglio non superiore ai 35 milioni». Più o meno, prendere o lasciare. La postilla è che se poi fossero 40 i milioni potrebbe andar bene lo stesso, a patto magari di alzare un po' la valutazione del bosniaco. Così la Roma si sente in una botte di ferro: perché se l'Inter rifiutasse l'offerta, Conte dovrebbe rinunciare all'attaccante più volte richiesto (e non potendo ormai più "perdonare" Icardi, privato anche della maglia numero 9 a favore di Lukaku, dovrebbe inventarsi qualche soluzione last minute sul mercato) e Fonseca potrebbe continuare a lavorare con quello splendido professionista che in queste prime settimane ha imparato a conoscere. Uno che se se lavora con le giuste motivazioni (quelle che evidentemente lo scorso anno a un certo punto gli sono venute a mancare, e non suoni come una giustificazione) resta uno degli attaccanti più forti al mondo.

Il piano per Dzeko

La professionalità dimostrata dal bosniaco in un momento in cui molti altri campioni  in bilico hanno caratterizzato le cronache con le loro insolenze (dagli stessi Icardi e Lukaku, passando per Neymar e Bale) è il dato da cui ripartire. Fonseca, come noto, ne è rimasto particolarmente colpito e infatti tra i due è sorto un feeling spontaneo. E anche quando i suoi rappresentanti spingevano per l'Inter nelle sedi di mercato (e spesso con gli amici giornalisti), lui non ha mai accennato a una minima manifestazione di insofferenza. Resta un nodo delicato: il rapporto con Petrachi, cominciato sotto una cattiva stella in seguito alle parole indubbiamente pesanti dette dal ds sulla professionalità del bosniaco nel giorno della sua presentazione: «Non è che uno si sveglia al mattino decide di andar via, si mette d'accordo con un'altra squadra e ci ricatta. Se non ha gli stimoli giusti, porta una squadra che porta il grano e poi può andare. Ma non è lui il proprietario di questa squadra». Petrachi in quel momento stava difendendo la Roma, ma è logico che Dzeko non abbia preso benissimo quel rimprovero così diretto. Ma il rapporto tra i due si può ricostruire con un chiarimento franco, tra uomini. Magari discutendo anche di un possibile rinnovo di contratto. Ma se Dzeko non accetterà le proposte per una nuova intesa pluriennale, la Roma lo terrà lo stesso, sperando magari di fargli cambiare idea in corso d'opera.

Higuain e Milik: 1%

Esistono anche altri due scenari possibili, ormai sempre più improbabili: che l'Inter si convinca a dare Icardi alla Juve (in cambio di Dybala) convincendo i bianconeri a lasciar partire Higuain (quasi gratis) alla Roma o che nel giro sia coinvolto anche il Napoli che in cambio di Icardi potrebbe a quel punto lasciar partire Milik, con Dzeko dirottato a Milano. Al momento, per mille motivi, sembra fantacalcio.