Si allena e sorride. Sui social network di Edin Dzeko c'è ancora tanta Roma. Normale per un professionista, si dirà. Chissà però cosa passa nella testa dell'attaccante bosniaco in questi strani giorni che hanno seguito mesi pesanti sotto tutti i punti di vista. Una stagione negativa per quanto riguarda il suo ruolino personale, ancor più negativa, e forse - ed è quello che gli imputa la società e una parte della tifoseria - anche perché è mancato il suo apporto, per la squadra.

Le vacanze e le scelte operate - rafforzate dal repulisti che la società ha messo in atto a fine stagione, le uscite altamente simboliche di De Rossi, Manolas e Totti - lo hanno rasserenato, ma la situazione che si è venuta a creare attorno al giocatore in attività più prolifico della storia della Roma, da separato (di lusso) in casa, non fa bene a nessuno. Lo sa anche Edin, che continua a confidarsi con i suoi più stretti consiglieri (qualche giorno fa si è intrattenuto a Casal Palocco con Michele Gerbino) e con gli amici di sempre di Sarajevo e che qualche giorno fa da Milano era dato come stizzito proprio con l'Inter di Conte, alla quale si è promesso quando ha capito che la Roma non si sarebbe fatta più viva (gli ultimi discorsi, di proroga delle discussioni, se non di chiusura, sono stati a fine 2018) per un rinnovo del contratto fuori dalla policy del club. Club che poi, fuori tempo massimo, alla fine del campionato si era rifatto vivo col giocatore per riaprire le porte, quando ormai Dzeko aveva scelto l'Inter. Inter che però, presa dalla chiusura dell'operazione Barella e dall'inseguire i voli aerei per Manchester con destinazione Lukaku, non chiude ancora con la Roma.

I contatti tra i dirigenti nerazzurri e Petrachi sono continui, quelli tra i dirigenti romanisti e l'entourage del giocatore si sono scongelati negli ultimi giorni. Ma c'è ancora da lavorare perché il tutto non finisca anche peggio di come sta finendo e cioè con il "ricatto" dell'Inter di prendere il bosniaco a parametro zero tra qualche mese. Del resto con Fonseca, che, dopo essersi informato sulla situazione di Dzeko quando stava diventando allenatore della Roma, ha chiarito che resterà solo chi crede nel progetto, il rapporto è iniziato solo da quando è iniziato il ritiro. Forse troppo tardi per far dire al bosniaco ancora una volta no ad Antonio Conte.