Fate una cosa. Non è questione di destra o sinistra, ma fate una cosa. Nel caso, possibilmente, romanista. Lo stadio è la prospettiva, ma il rilancio serve adesso, conseguenza di una stagione sbagliata che sta lasciando rovine tecniche, economiche, ambientali. Non serve, adesso, attendere queste ultime nove stazioni della via crucis giallorossa in questo campionato. Le risposte ci sono già: tutte negative. Ora c'è bisogno di cominciare la ricostruzione. Mettendo in campo coraggio, altruismo, fantasia, se serve pure il cash, indipendentemente dal risultato finale di questa stagione, risultato che è ottimismo ingiustificato immaginare che non farà rima con la parola fallimento. Bisogna prendere atto, dopo cinque anni Champions, che quest'anno si è sbagliato tutto o quasi. C'è la necessità di pensare a un piano A, uno B e pure uno C, puntando a concretizzare il primo. Da subito.

Vogliamo credere che a Trigoria questo lo abbiano capito da un pezzo. E che sappiano, di conseguenza, cosa fare, augurandoci che le scelte che saranno fatte si rivelino più felici di quelle fatte in questa stagione (Monchi in primis). Siamo convinti che si stia programmando, ma non vogliamo sentir parlare di plusvalenze, bilanci, numeri. La Roma è fuori dai paletti del fair play finanziario, in tre anni si può andare sotto di trenta milioni, volendo anche di più visto la buffonata che si è rivelato il fair play (presente la multa al Milan?), si pensi che il rischio d'azienda fa parte del gioco, si ipotizzi anche a una nuova ricapitalizzazione sociale, si ridimensioni pure il monte ingaggi, ma si investa in un nuovo progetto, si faccia qualcosa di romanista per dare un segnale a un ambiente che sta uscendo triturato e scoglionato da una stagione devastante. La società, di fronte allo sfascio di questa stagione, sembra che sia intenzionata a rivedere il business-plan previsto per il prossimo futuro, consapevole che si potrà andare sotto anche di trenta-quaranta milioni (il fair play prevede un meno trenta in tre anni, nel caso si penserà a rientrare nelle due stagioni successive), ma soprattutto che più che un top player, come primo obiettivo dovrà esserci quello di prendere un top allenatore. Che poi è l'ultima cosa che manca a una società che di errori ne ha fatti parecchi, ma certo non si può dire che non le abbia provate tutte.

Piano A

Ha un nome: Antonio. E un cognome: Conte. Al momento disoccupato retribuito. In corso un contenzioso economico con il Chelsea che conta fino a undici milioni di euro. Per lui, filtra da Trigoria, sarebbe sforato con gioia il tetto di un ingaggio che non potrebbe scendere sotto i sette-otto milioni di euro. La Roma è disposta a pagarli. I problemi, semmai, sono di altra natura. La concorrenza su un allenatore di questo livello (al momento Inter, forse Bayern Monaco e Milan), ma soprattutto quello che vuole-vorrebbe Conte che se ne andò dalla Juve perché non investiva. Ma se prendi Conte, devi dargli carta bianca, spiegandogli il progetto, le ambizioni, la voglia di vincere, la capacità di trattenere i giocatori richiesti dal mercato, prospettargli la possibilità di essere lui, Antonio Conte, entro due-tre anni, il primo a battere la Juventus in Italia. Un'alternativa al piano A, potrebbe essere Josè Mourinho, anche se al momento non è stata presa in considerazione. Insomma, sarebbe come fare all in a poker. Cosa, però, che riaccenderebbe un ambiente che definire depresso è poco. C'è poi la questione del ds. Si sono fatti tanti nomi, ma da quello che si riesce a sapere, le quotazioni di Ricky Massara sono in ascesa, al di là di improvvisi ma tutti da verificare innamoramenti del presidente.

Piano B

Ha un nome: Maurizio. E un cognome: Sarri. Al momento occupato sopportato e contestato al Chelsea. Da dove, peraltro, da Londra fanno sapere che se ne andrà solo se lo cacceranno, cosa al momento possibile. Oltretutto non sembra convinto dell'ipotesi Roma, anche se il suo amico Franco Baldini (ancora lui) potrebbe essere la chiave necessaria per convincere il tecnico toscano a tornare in Italia. Costerebbe di meno di Conte, ma anche lui vorrebbe garanzie tecniche e di investimenti per costruire una squadra in grado di apprendere in fretta il suo calcio. Che, non va dimenticato, quando funziona riconcilia con il buon umore (il Napoli di Sarri ha fatto 91 punti).

Piano C

Ha tanti nomi e altrettanti cognomi. Ma con tutto il rispetto per Gasperini e Giampaolo, ora non vogliamo neppure pensarci. Perché serve una cosa da romanista. Una scelta che riaccenda la gente giallorossa.