Sospesi. Fra attesa, speranza e studio. Il rientro del pubblico fissato a suo tempo dalla Uefa come condizione indispensabile per poter ospitare le partite degli imminenti Europei, sarà seguito con attenzione certosina. A più livelli. A partire da tutti gli organismi competenti, affinché sia garantita massima sicurezza al flusso di spettatori. Ma anche dagli stessi club, con la Roma in testa (anche perché le gare della rassegna continentale su suolo italiano si disputeranno esclusivamente allo Stadio Olimpico). In assoluto ogni società dovrà includere, nell'ottica di preparazione alla prossima stagione, la previsione di un certo numero di presenze all'interno dei rispettivi impianti di riferimento: nell'annata appena conclusa elemento mancato totalmente. O quasi. Le eccezioni andate in scena all'alba e al tramonto del 2020-21 non possono risultare indicative, tanto in termini di cifre (coi mille spettatori a partita in due sole occasioni fra settembre e ottobre scorso), quanto per quel che concerne la situazione esterna al calcio in senso stretto.
La campagna di vaccinazione in corso prosegue senza soste ed è plausibile che a fine agosto, in concomitanza con l'inizio della prossima Serie A, almeno la metà dei cittadini abbia ricevuto le dosi necessarie. Ambito in cui peraltro la nostra regione sta procedendo in tempi anche più spediti rispetto ad altre. Ma al momento nessuno è in grado di prevedere cosa succederà da qui ai prossimi tre mesi. La navigazione a vista riguarda perfino gli Europei, che pure partiranno fra meno di una settimana. Il dato certo è che il numero di spettatori ammesso all'Olimpico sarà pari al venticinque per cento della capienza dello stadio, ovvero a sedicimila persone. In via di definizione quello che ieri pomeriggio risultava ancora incerto, ovvero il protocollo cui dovranno attenersi tutti i tifosi, compresi quelli ospiti (qualche migliaio è in arrivo dalla Turchia per la gara inaugurale contro gli azzurri). Per uniformare regole che variano a seconda dei Paesi di provenienza, ogni singolo spettatore dovrà presentare all'ingresso certificato di vaccinazione somministrata almeno 15 giorni prima (e per ragioni di sicurezza solo in Italia); tampone effettuato nelle 48 ore precedenti la gara; o in alternativa un attestato di avvenuta guarigione dal Covid negli ultimi sei mesi. In queste ore sono in corso tavoli permanenti fra Uefa, federazioni, Viminale e Ministero della Salute per districare una situazione ancora parecchio ingarbugliata, sia pure in extremis.
Ma se per un evento che sta per cominciare si procede ancora giorno per giorno, per il campionato è tutto lontanissimo dall'essere definito. La Roma - come gli altri club di Serie A - è in attesa di indicazioni chiare dalle istituzioni, che nella fase attuale appaiono impossibili da decifrare. A Trigoria stanno vagliando vari piani in base a tutte le possibili opzioni: la stessa partenza di un'eventuale campagna abbonamenti non potrà essere stabilita finché non sarà fatta chiarezza a ogni livello e il suo varo (o meno) dipende dalle decisioni che saranno attuate, dagli organismi politici e sportivi. Diverse sono le ipotesi al vaglio, fra tutte la Green Pass, che però ancora non è accompagnata da solide basi giuridiche. Di certo la Roma non vuole farsi cogliere impreparata e resta in allerta, in attesa di indicazioni. Fondamentale diventerà la gestione dei flussi di pubblico durante gli Europei, una sorta di maxi prova generale in vista della prossima stagione. I sedicimila spettatori previsti nelle gare del torneo dovrebbero costituire la base da cui ripartire. Con tutte le varianti del caso. A partire da quelle più temibili e proprie del virus, a quella sulla tenuta vaccinale di fronte all'arrivo dei primi freddi. Troppe le eventualità che potrebbero innescare una serie di problemi a catena, comprese le richieste di rimborsi. A questo proposito, i voucher emanati a inizio pandemia per le gare cui è stato impossibile assistere, hanno automaticamente allungato la propria vita. Ma restano un monito sugli abbonamenti. Più probabile che si cominci con i biglietti. Di volta in volta, fino a un'auspicabile normalità.