Di Francesco avrà pure scelto una spina dorsale di giocatori esperti, ma sa bene di poter contare su un nutrito manipolo di giovani di grande talento, praticamente una squadra intera. Il cui capitano, idealmente, sarebbe Lorenzo Pellegrini, rilanciato come solo un derby sa fare: il passaggio al 4-2-3-1, lasciandolo libero di inserirsi, vedere il gioco e puntare la porta, sembra finalmente aver sbloccato il suo grande potenziale, tecnico e fisico. E il gol di tacco a Strakosha gli garantirà la tranquillità necessaria: potrà sbagliare qualche partita, gli verrà perdonato senza troppi problemi. Il 7 settembre, in Italia-Polonia, Mancini lo tolse nell'intervallo, senza neppure portarlo in panchina nella gara successiva, a Lisbona col Portogallo, questa sera con l'Ucraina è subentrato nel secondo tempo. Con tutto che avrebbe potuto ancora far parte del biennio dell'Under 21, che ha come limite d'età il primo gennaio 1996.

Ci rientrerebbe in pieno anche Patrik Schick, che però come il centrocampista di Cinecittà, era troppo bravo per giocare ancora con i coetanei: con la Repubblica Ceca ha esordito a vent'anni, le difficoltà che sta incontrando nel passaggio da una piccola come la Samp a una piazza come Roma non gli hanno certo fatto perdere il posto. Questa settimana per lui doppio impegno in Nations League, contro Slovacchia e Ucraina, prima di tornare a Trigoria, cercando di rosicchiare qualche minuto al totem Dzeko. Non ha questo problema Cengiz Ünder, avrebbe rischiato solamente se fosse arrivato a Trigoria Malcom, che invece ha preferito andare a vedere il Barcellona dalla tribuna del Camp Nou. E così il turco sta continuando a Roma il suo processo di crescita: non è ancora titolare inamovibile - le gare con Milan e Lazio le ha viste dalla panchina, a Bologna è entrato nell'ultima mezzora, 4 volte è stato sostituito - ma il minutaggio resta notevole, per uno che ha fatto 21 anni a luglio. E che, con la sua abilità nel liberarsi del marcatore, e inquadrare la porta da fuori area, e la promettente abitudine di farlo sullo 0-0, sembra destinato a trovare sempre più spazio.

Quello che ancora non si è ritagliato Justin Kluivert, che però ha due anni di meno: 4 presenze in campionato, di cui 3 dalla panchina, una sola in Champions, l'unica dall'inizio alla fine, l'unica in cui è andato a segno. Ma il talento c'è, anche se finora ne ha fatto vedere solo qualche bagliore (vedi Torino-Roma), e se alla sua età papà Patrick aveva già deciso una finale di Coppa dei Campioni: non a caso è tra i dieci candidati alla prima edizione del Pallone d'Oro under 21. Classe 1999, come Zaniolo e Luca Pellegrini, ora in ritiro con l'Italia Under 21, ma con un futuro già scritto in nazionale A: il primo ci è già andato, sarà anche stata una provocazione di Mancini, ma se troverà spazio il ct dovrà richiamarlo. Per ora è a 3 presenze, una da titolare e due da subentrato, lo stesso bilancio del terzino sinistro, sceso in campo in 3 delle ultime 4: è rimasto a guardare solo al derby, la prossima è con la Spal, e potrebbe scapparci un'altra presenza, visto che Kolarov è stato rimandato a casa dalla Serbia per i problemi al piede (che gli non hanno impedito di segnare al derby).

Quelli che attendono

Da rivedere i 23enni - meglio Cristante, anche se non è stato richiamato da Mancini, di Karsdorp, frenato da incomprensioni col tecnico - ancora da vedere per la prima volta i due ‘97 Fuzato e Coric: normale per il primo, che col Palmeiras non aveva neppure una gara da professionista, meno per il secondo, che Ante Roma ne aveva 102, spalmate in 5 campionati con la Dinamo Zagabria. Prima di Empoli Di Francesco ha garantito che prima o poi troverà il suo spazio, perché «ha mezzi importanti» ma «ci sono percorsi da fare, per i giocatori che vengono da altri campionati». Ancora più lungo il percorso che dovrà fare il 18enne Bianda, dirottato in Primavera. Gioca coi vari Riccardi, Bouah, Cangiano e Greco: ci sarà posto anche per loro, quando la spina dorsale attuale passerà la mano.