Caro Paulo, ri-veniamo con questa mia a dirti, dopo la lettera a Mourinho, che noi tifosi romanisti ti vogliamo bene e ti abbiamo voluto bene in questi due anni, malgrado le delusioni del campo. Sei un signore, elegante, imperturbabile, bel tenebroso, sceso nel mondo pallonaro romano (ma non solo) come il marziano di Flaiano. Un marziano a Roma dove il calcio è esistenza pura e diffusa. Tu sei arrivato su un magico tappeto di tesori, cortigiani e odalische suscitando curiosità in tutto il mondo giallorosso, da Testaccio a Tor Tre Teste e sei sceso dall'Ucraina e dal Portogallo come un condottiero portoghese: degno successore di Cristoforo de Gama, esploratore duro e gentile.
A Trigoria hai piantato l'albero della gentilezza e certamente non guasta tra i prati e i palazzi giallorossi. Sono sicuro che crescerà alto e rigoglioso e tutti ne trarremo vantaggi. Ma non sei riuscito a interrare il duro ceppo della compattezza, della tenacia e della testardaggine. Non hai mai alzato la voce e questo è sicuramente un pregio ma anche un difetto perché, si dice a Roma, "quanno ce vo' ce vo'". Quest'anno le occasioni non sono mancate. Lo hai fatto solo in due circostanze. Quando hai urlato giustamente all'arbitro Maresca, fischietto Narciso, durante un Roma-Sassuolo e ti sei scagliato contro Dzeko, privandolo del bene più prezioso per un romanista, la fascia di capitano. Due sole occasioni. Sei "sbottato", per dirla culturalmente. E quando si "sbotta" spesso si esagera e altrettanto spesso non vieni preso in seria considerazione.

Da portoghese doc hai seguito la lezione del poeta Fernando Pessoa quando scrive che vivere non è necessario e quel che è necessario è creare. Tu, caro Paulo, hai molto creato in questa squadra "poco omologata" e le hai dato un gioco brillante e festivaliero. Un tuo evidente pregio. Ma sei caduto nel tranello dell'amante innamorato, quello che non vede altro che la sua partner. Ti sei innamorato del tuo scintillante gioco d'attacco e lo hai proposto in ogni occasione, anche quando sarebbe stato meglio un pizzico di prudenza e piccoli accorgimenti. Non sei stato fortunato con tutti quei giocatori in infermeria, ma la fortuna, gioco scanzonato degli Dèi, si appoggia volentieri su terreni ben coltivati. Forse quello dell'Olimpico e degli altri campi di Serie A e d'Europa non erano seminati in modo giusto. Hai comunque riportato, nell'afrore terragno, giocatori che ormai avevano fatto domanda di pensionamento. Li hai motivati, forse sculacciati, e li hai mandati a correre sull'erba.

Paulo caro, ora che stai lasciando Roma e la Roma, evidenzi la tua signorilità ed educazione. Hai parole buone per tutti. Come un Papa. Noi ti avremmo fatto Papa volentieri con qualche vittoria in più o con la finale dell'Europa League. Hai salutato tutti gli attori del gran circo mediatico con il consueto garbo e da tutti, amici e nemici, hai ricevuto giustamente riconoscimenti alla tua bravura e capacità. Sono stelle che metterai nella tua bisaccia di allenatore. Con orgoglio e giustamente. Ricordati però che alcuni di quelli che si sono sperticati in lodi avrebbero voluto dirti che sei stato troppo buono e sono gli stessi che hanno balbettato agli attacchi verbali di alcuni allenatori o dirigenti. Abbondandis ad abbondandum.

Salutandoti indistintamente, caro Paulo, ti auguro tutte le fortune del caso perché le meriti e le hai ben meritate in questi due anni romani. Noi tifosi crediamo che la Roma sia come una melagrana che, lanciata sul campo di gioco, si spacca. I chicchi a volte zampillano a volte si sgretolano e tu sei riuscito a far brillare giocatori come chicchi di melagrana. Sono i chicchi buoni per la Roma della prossima stagione. Grazie.