Se chi ben comincia è a metà dell'opera, chi finisce bene può costruire fondamenta più robuste per il futuro. Lorenzo Pellegrini, Bryan Cristante e Gianluca Mancini sono stati fra i più continui (per numero di presenze come per rendimento) di una stagione che non verrà tramandata agli annali come una delle più felici, ma che se non altro ha assunto una piega gradevole alla penultima giornata. Manca ancora uno step per avere la certezza della partecipazione alle coppe europee della prossima annata (obiettivo davvero minimo), ma la vittoria netta nel derby rappresenta una discreta base di vantaggio per respingere gli assalti del Sassuolo domenica prossima, oltre che una piccola soddisfazione regalata ai tifosi dopo tante delusioni. I tre italiani hanno dimostrato di saper interpretare nel modo più corretto la sfida, con spirito di sacrificio e senso del gruppo. Non hanno conquistato prime pagine e titoli, sono rimasti nelle retrovie in senso tecnico e figurato, lottando su ogni pallone e lasciando ai giovanissimi e ai più esperti il proscenio. Eppure la generazione di mezzo (un classe '95 e due '96) si è rivelata ancora una volta più che affidabile. Nel periodo di massimo affollamento dell'infermeria (che in realtà appare infinito facendo la conta dei disponibili da settembre a oggi), sono stati loro a tirare la carretta, cambiando ruolo quando si è reso necessario e assumendosi responsabilità dettate anche dalle nuove gerarchie. Dopo il diverbio fra Fonseca e Dzeko a gennaio, avvenuto all'indomani dell'eliminazione shock dalla Coppa Italia per mano proprio dello Spezia che sarà l'ultimo avversario di campionato, il numero 7 è stato promosso Capitano designato, mentre gli altri due sono a loro volta scalati in avanti diventando i vice.

Che i galloni ricevuti dal tecnico a metà stagione siano stati funzionali a un'ulteriore crescita del mini-blocco italiano è sotto gli occhi di tutti. Pellegrini ha centrato i migliori numeri della sua carriera: con undici reti complessive realizzate in tutte le competizioni è appena sotto il podio dei bomber stagionali, composto dai due centravanti Mayoral e Dzeko e da Mkhitaryan, che ha giostrato quasi più da seconda punta che da trequartista. Lorenzo si è invece spesso abbassato sulla linea mediana, penalizzando in parte le proprie capacità di rifinitura, d'inserimento in area avversaria e soprattutto quelle realizzative, pur di mettersi al servizio della squadra. Un sacrificio evidente anche nel derby, sia pure non ancora riconosciuto da tutti, come peraltro la tradizione dei Capitani cresciuti in casa romanista sembra esigere. Anche il suo "luogotenente" Cristante si è immolato, trasformandosi per tre quarti di stagione in difensore puro per arginare le molteplici assenze. Una posizione inedita per Bryan - esploso nell'Atalanta addirittura da trequartista - che ne ha fatto l'archetipo del sacrificio per il gruppo. E lo stesso Mancini, che nella prima esperienza fonsechiana aveva dimostrato di poter agire a centrocampo con ottimo profitto, è diventato leader di quel reparto arretrato privo di Smalling per larghi tratti. Tre esempi che non sono passati inosservati allo sguardo di Mancini, che li ha inseriti fra i pre-convocati azzurri per gli imminenti Europei (con Spinazzola). Al netto degli infortuni, il blocco giallorosso avrebbe potuto diventare anche più nutrito, con gli ulteriori innesti di El Shaarawy e Zaniolo. Quasi un paradosso dopo una stagione simile, nella quale la Roma ha fatto senz'altro meno di quanto fosse nelle proprie corde. Viceversa il dato può costituire un'importante base di partenza per il futuro prossimo, quello targato Mourinho, che sta già studiando i giocatori del suo nuovo club e da sempre punta su chi dimostra abnegazione per la squadra.