Francesco Totti, in prossimità dell'uscita della biografia "Un Capitano" realizzata in collaborazione con il giornalista Paolo Condò, è ospite alla trasmissione di Rai 1 "Che tempo che fa" condotta da Fabio Fazio. Ecco le sue dichiarazioni:

In passato sei stato vicino alla Sampdoria?
Si diciamo che se non ci fosse stato un mini-torneo con la Roma avevo già firmato con la Sampdoria.

Ci racconti il tuo addio al calcio?
Diciamo che è un giorno differente dagli altri 25 anni trascorsi da calciatore. Sapevo che era la fine di una carriera che ho sempre voluto terminare a Roma con un'unica maglia. C'è stato un periodo della carriera che avevo propositi di andare via ma alla fine il cuore e l'amore per questi colori mi hanno fatto scegliere la Roma per sempre. Mi reputo un ragazzo fortunato, anche non vincendo tanto questa è stata la vittoria più bella.

Hai avuto paura quel giorno nel fare il discorso?
Con Ilary già un mese prima ne parlavamo. Volevo fare una cosa diversa, semplice. Alla fine ci siamo messi insieme e abbiamo lavorato al discorso. Le ho detto che volevo esternare a tutti i tifosi quello che ho provato in questi anni di amore. Quando stavo a casa da solo mentre lo leggevo piangevo, quando venivano i miei figli cercavo di non farmi vedere.

Tu e Ilary farete la sit-com "Casa Totti"?
Ho letto ma io non so niente.

Presenterai il tuo libro al Colosseo...
Prima di tutto ringrazio la Rizzoli, Paolo Condò che mi è stato dietro un anno intero. Faremo questo evento al Colosseo ma non per il mio compleanno ma perché c'è un evento benefico e tutto andrà in beneficenza all'ospedale Bambino Gesù. Ci tenevo a sottolinearlo.

All'inizio del libro c'è il racconto di un episodio particolare...
Durante una visita a Rebibbia facciamo un giro di tutte le celle dove ci sono tutti questi ragazzi detenuti. Tutti contenti perché quando vedono i calciatori a fare visita per loro è come vedere il Papa. Ad un certo punto in questa sala c'era questo ragazzo che strillava per farsi vedere. Si voleva fare a tutti i costi una foto con me e io non capivo. Poi sono venuto a sapere che lui una settimana prima doveva uscire e ha chiesto il permesso di restare una settimana in più perché sapeva del mio arrivo

Ci racconti di quella volta che ti ha salvato un frate cappuccino?
Lì mi sono impaurito, eravamo in un ristorante a Testaccio e la gente lo ha saputo. C'erano migliaia di persone fuori e l'unico modo per uscire era dal retro. Ci siamo dovuti arrampicare dall'altro lato del ristorante e c'era un convento di frati cappuccini. Io non sapevo chi ci fosse dall'altro lato. Ho visto un frate con una luce, mi ha guardato e mi ha accompagnato lui. Però prima di andare mi ha chiesto una foto.

È vero che hai dovuto cambiare casa dopo che sei diventato famoso a Roma?
Si ogni giorno ero costretto a cambiare lo zerbino perché la gente lo portava via per ricordo. C'è un lato positivo e un lato negativo: certe volte era invivibile, c'era sempre gente sul pianerottolo.

La tua infanzia...
A otto mesi ho cominciato a camminare però sempre con la palla vicino. Mi chiamavano gnomo perché non crescevo, ero davvero esile e in squadra non mi volevano, mia madre mi dava la pappa reale ma non mi piaceva. La mia fortuna comunque è stata avere sempre la mia famiglia vicino.

L'esultanza dopo il primo gol in Serie A?
Non sapevo dove andare, avrei voluto fare mille cose ma poi alla fine non ho fatto niente. Non avevamo disputato una grandissima partita quel giorno, io ero giovane e me la vivevo in maniera spensierata, non sentivo la pressione. Poi con il tempo le cose sono cambiate.

Dopo la vittoria dello scudetto hai festeggiato in maniera particolare?
Chiariamo che o sono astemio, ma quella sera avevo bevuto giusto qualche bicchiere. Sono andato a casa e ho preso la moto. Roma era impossibile da girare, ci siamo ritrovati con i compagni in un ristorante dove andavamo spesso. Sono entrato nel ristorante col casco perché c'era le gente dentro che festeggiava. Poi l'ho dovuto togliere ed è scoppiato il putiferio.

È vero che Papa Giovanni Paolo II è torno indietro durante un'udienza per salutarti?
Ero piccolo e andammo in udienza con la scuola, c'erano milioni di persone. Lui passò e dopo pochi secondi tornò indietro e mi baciò in fronte.