Il dirigente giallorosso ed ex capitano Francesco Totti, in occasione della presentazione del suo libro, ha rilasciato un'intervista all'inserto settimanale Venerdì de La Repubblica. Questa una breve anticipazione delle sue parole:

"Finivi scuola e con la testa già eri proiettato al pomeriggio che dovevi fare queste cavolate, che però erano importanti: stavi con gli amici, ti divertivi, giocavi a pallone, c'era più passione, più divertimento, più voglia".

Quali paure ti sono rimaste?
"Un po' di paura c'è sempre, soprattutto quando stai con i bambini. Fino a quando stai solo non ce ne sono, al massimo ti si portano via… Più che altro quando stai con i bambini può succedere qualsiasi cosa".

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Il tuo quartiere?
"Ogni volta che mi affacciavo c'era gente sotto casa, sul pianerottolo. Era diventato impossibile viverci, ma non solo per me ma anche per la gente del palazzo. Entravano come se fosse un museo".

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C'è la possibilità di vedere campioni a Roma?
"Per vincere ho sempre detto che servono i campioni. Speravo che venissero Ronaldo, Ibrahimovic, i più forti del mondo. Non solo davanti, ma anche difensori o centrocampisti. Purtroppo avevamo un limite, le poche possibilità economiche per spendere per questi campioni. Io ho cercato veramente di portare gente impensabile a Roma".

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E sull'uso dei telefonini, che hanno rovinato gli spogliatoi: "Fa meno gruppo, rispetto a quando giocavo io. In ritiro, rientrato dal campo, ognuno si isola in camera sua col telefonino… A navigare, a mandare messaggi".