Sarà capitato anche a voi, almeno una volta nella vita, di fare una corsa in un corridoio, in un prato o sulla spiaggia, inseguendo un pallone. Ma soprattutto di simulare una telecronaca. Probabilmente anche da qui, dal Subbuteo o dai videogame, nasce la storia professionale di Stefano Borghi, già telecronista di Sportitalia e Fox, dove per seguire il calcio internazionale - sudamericano in particolare - si svegliava e faceva svegliare tanti appassionati a orari improbabili, e adesso in forza a Dazn, dove «non è che si facciano meno le ore piccole», e che commenterà la prima volta della Roma, oggi con il Chievo nel lunch match, sulla piattaforma di Perform che ha acquisito i diritti di tre partite a settimana del campionato di Serie A per questa stagione.

Una sfida, Dazn, che pagato la partenza in fretta e furia dovuta al caos diritti tv in estate, uno scenario «che si evolve» - e per fortuna migliora - «dopo i normali rodaggi iniziali». La percezione della massa è «destinata a cambiare», probabilmente. La Serie A, la Liga, tanto calcio internazionale e «un grande gruppo», con tanti volti giovani. Con l'idea di «portare uno stile caratterizzato, che fa stare il telespettatore nell'evento, portando il tifoso in campo». Senza il classico studio, ma con particolari inquadrature e passaggi di telecamera con lo sfondo verde dell'erba e qualche tocco di bianco, quello del gesso delle righe del campo. E una tecnologia diversa a cui abituarsi, ma che parla di futuro, in un Paese troppo spesso restio al concetto stesso di avvenire.

Tanto calcio internazionale, ma in passato ha già raccontato il calcio italiano, seppure in una dimensione diversa, quella del calcio via web, all'epoca di Rosso Alice. Roma-Chievo per Stefano Borghi sarà quindi un "esordio" in Serie A. Che effetto fa?
«Dopo tanti anni ho sempre lo stesso stimolo, come appassionato ho la fortuna di vivere tutto questo per lavoro. Il motore è la passione. Questa stagione mi dà gusto e stimoli nuovi. È un'opportunità bellissima che comporta molti cambiamenti. Commentare una partita della Serie A è diverso da commentare una partita della Liga, che a sua volta è diverso da commentare una partita della Premier e così via. Intrigante».

La tua passione per il calcio sudamericano da dove nasce?
«Sicuramente dalla curiosità per tutto quello che non è così noto e facile. Il futbòl evoca una sorta di senso esotico. Poi ho avuto la fortuna di poterlo seguire da vicino e di lavorarci, come un incastro favorevole. Inoltre seguire il calcio sudamericano, oltre a farsi un giro di evasione, significa avere la possibilità di vedere il futuro, perché i maggiori talenti nascono lì. Anche se sono indietro dal punto di vista tattico e finanziario, in Sudamerica il lancio dei giocatori giovani avviene prima. Quindi anticipi altri occhi su giocatori che potrebbero diventare molto importanti».

Il ruolo del telecronista è cambiato, si è evoluto, in alcuni casi "spettacolarizzato", se pensiamo ad esempio al fatto che un telecronista può diventare la voce di un videogame.
«Non credo alla spettacolarizzazione del telecronista, o comunque non credo ci debba essere. Noi siamo prima di tutto dei giornalisti, dobbiamo riportare i fatti all'opinione pubblica e l'aspetto spettacolare è dato dai protagonisti dell'evento che viene offerto. Negli anni sicuramente non è cambiata la figura del telecronista, ma è cambiato il suo ruolo, perché è diverso il pubblico. Fino a qualche decina di anni fa le partite, soprattutto quelle internazionali, venivano raccontate a una platea che non conosceva bene quello che aveva davanti, per cui il giornalista presentava quello che aveva davanti. Oggi l'utente finale è più competente, si informa attraverso internet, con i filmati, inoltre paga per quello che sta vedendo. Questo comporta ancor più doveri nel nostro lavoro. Devo prepararmi moltissimo per conoscere sempre più fatti. Si è modificato anche il linguaggio, è cambiato il mondo negli ultimi decenni».

A chi ti ispiri, da chi hai imparato di più?
«Ho avuto la fortuna di confrontarmi direttamente, di poter osservare e imparare da professionisti che hanno contribuito all'evoluzione di questo mestiere come Caressa, Marianella o Compagnoni. Loro hanno messo un timbro su questo mestiere. Ovviamente questa esperienza è stata basilare nella mia carriera».

A volte per i tifosi davanti alla tv il primo "nemico" è l'arbitro, subito dopo viene il telecronista. Si parla molto, forse troppo, della necessità di imparzialità da parte del telecronista.
«Credo che stia tutto nelle percezioni frutto dell'esser tifosi. La maggioranza dei giornalisti ha una squadra del cuore, perché i giornalisti sono esseri umani, che sono stati bambini. Inoltre devi vivere di un grande trasporto per fare questo lavoro, una passione che viene per forza da lontano. Detto questo, specialmente dopo un po' di anni che fai questo mestiere, una propensione rimane, ma si esce dal discorso del tifo come lo si intendeva da bambini. Solitamente preferisco innanzi tutto vedere e commentare una bella partita, poi mi auguro che prevalga la squadra più meritevole, quella che mi ha divertito di più. Poi se vince la squadra che avevi in simpatia da bambino è sicuramente meglio (ride, ndr). Personalmente posso dire che ho raccontato la Liga per qualche anno e ogni anno ho cambiato la mia preferenza per chi vincesse il titolo, perché un anno magari meritava uno, l'anno dopo un altro».

Veniamo alla Roma, che vedrai da vicino contro il Chievo di D'Anna. Che idea ti sei fatto della squadra di Di Francesco?
«La collocherei nei giochi più alti di questo campionato. La Juve si è rinforzata moltissimo con l'acquisto di Cristiano Ronaldo, e non solo. È la favorita numero uno. Ma la Roma è con il Napoli e le milanesi a darle la caccia. Il ritorno di Inter e Milan è la novità ed è un fattore importante, che può spostare diverse cose».

Possono pesare tanti cambiamenti nella Roma a lungo andare o è solo una questione di tempo?
«La squadra è stata rinnovata tanto, prima di tutto per necessità. Ma è stato fatto tutto in maniera oculata, perché sono arrivati dei giocatori forti, alcuni giovani, certo, che hanno bisogno di tempo per maturare, ma sono tutti acquisti di qualità. Ci vuole un attimo in più per ricostruire degli equilibri e trovare le chiavi giuste».

Che stagione ti aspetti dalla squadra giallorossa?
«Me la aspetto tante volte diversa di settimana in settimana, perché ci sono tanti elementi che possono portare diverse interpretazioni. Me l'aspetto forte, perché ha un allenatore forte. Viene messo in discussione presto dalla critica, quando non fa due risultati di fila, ma l'anno scorso ha dimostrato di essere perfettamente meritevole del ruolo che ha».