Tocca a lui. Edin Dzeko da Sarajevo, sesta stagione con i nostri colori, terzo cannoniere romanista di tutti i tempi, ventinove di questi segnati con il passaporto in tasca. Fallo ancora, Edin. Stasera ad Amsterdam, contro l'Ajax dei ragazzi terribili. Non tanto per fare cifra tonda, trenta, con la Roma, quanto per riprendertela e, magari, cominciare a trascinarla in una semifinale che sarebbe la seconda in giallorosso, certo non prestigiosa come quella di Champions, ma comunque fondamentale per alimentare quel sogno a cui continua ad aggrapparsi qualsiasi tifoso romanista che si rispetti. Fallo ancora, Edin. Per cominciare a metterti alle spalle questo ultimo, buio, periodo con la Roma. Cominciato con quella maledetta partita in coppa Italia con lo Spezia, eliminazione in campo, il successivo e duro litigio con Fonseca e il suo staff nello spogliatoio dell'Olimpico e poi il giorno dopo a Trigoria. E come conseguenza la fascia di Capitano sfilata dal tuo braccio, le mille polemiche che ti hanno di nuovo catapultato nel mirino di una parte della tifoseria che, dopo il primo anno a Roma, non ti ha mai perdonato di averli smentiti, sbattendogli in faccia a suon di gol le tue indiscutibili qualità.

Fallo ancora, Edin. Per ribadire la tua eccellente media europea con la Roma, un gol ogni centotrentadue minuti giocati, uno ogni partita e mezza, una media che possono vantare in pochi, impreziosita da tre triplette e altrettante doppiette. Tanti i gol pesanti e indimenticabili. Quell'uno-due a Londra contro il Chelsea, il destro al volo da svenire, la capocciata vincente sotto quella curva colorata di giallorosso impazzita di gioia. Quello a Barcellona, poi ribadito, nel ritorno che fu l'inizio di una meravigliosa notte romana e romanista che è ancora nel nostro cuore. Quella tripletta sul campo del Villarreal a prenotare la qualificazione al turno successivo. Quella puntata vincente, da qualificazione, contro lo Shakthar che diede vita a un sogno. La conferma che, da campione, non hai mai fatto troppa differenza tra il giocare in casa o fuori, sedici le reti all'Olimpico, tredici lontano dal Colosseo, sempre pronto a essere l'uomo in più di una Roma che spesso si è aggrappata ai tuoi piedi e al tuo senso di un calcio che appartiene a pochi, anche se questo oggi se lo sono dimenticato un po' tutti.

Fallo ancora, Edin. Perché quando il gioco si fa duro i duri cominciano a giocare. E chi meglio di te può interpretare questo ruolo? Non pensare a Fonseca che sta in panchina, i litigi del passato devono rimanere nello spogliatoio, non possono contare gli attriti con il tecnico, conta la Roma e ha bisogno del miglior Dzeko per continuare a tenere vivo un sogno, compreso quello di tornare la prossima stagione a frequentare la Champions League. Pensa piuttosto ai tifosi romanisti che saranno davanti al televisore con il cuore che andrà a mille, immaginali come in quella curva a Stamford Bridge, facci di nuovo urlare, esultare, sognare, regalaci la tua migliore versione, quella del campione che fa la differenza come hai fatto in tante precedenti occasioni. Fallo ancora, Edin. Per riprenderti te stesso. Per riconquistare la tua dimensione di leader di una squadra che ha un bisogno enorme di un giocatore in grado di essere un punto di riferimento in campo. Per ribadire, soprattutto agli scettici, che in giro per l'Europa, quando fai Dzeko, ce ne sono pochi di centravanti con i tuoi numeri e le tue qualità, c'è una carriera che sta lì a testimoniarlo. Fallo ancora, Edin. Per santificare la tua cinquantesima presenza europea con la maglia giallorossa, venticinque in Champions più due del preliminare con il Porto, ventidue in Europa League. Fallo ancora, Edin. Semplicemente per la Roma.