Riceviamo, pubblichiamo e sottoscriviamo questo testo dalla pagina facebook PER LA ROMA.

Sono giornate particolari. E quelle che verranno probabilmente lo saranno ancora di più. Questa volta ha fatto tutto la ROMA eh: autolesionismo puro. In mezzo al campo con quei due primi tempi imbarazzanti contro l'Atalanta e il Milan (vedendoli sarebbe rimasto annichilito pure William Wallace) e fuori con la cessione di Strootman (un segnale sbagliato alla squadra, a noi tifosi e al fantomatico ambiente).

Perciò critichiamo.

Ma ormai alcune dinamiche sono fuori controllo: tifosi che ridacchiano per il gol di Cutrone al novantaquattresimo, altri che esultano per la rete di Nainggolan con la maglia dell'Inter (dunque romanisti felici per una rete nerazzurra), altri ancora che si dispiacciono per Alisson dopo la sua colossale papera da giocatore del Liverpool. Del Liverpool. Liverpool. L i v e r p o o l.

Perché "Muoia Sansone con tutti i filistei" e perché non conta un cazzo la recente storia della ROMA (sì, zero trofei ma tre secondi posti, due terzi e una finale Champions sfumata per un fischio)... Conta solamente quello che è stato detto durante questa recente storia: che tutto faceva schifo. Anche se schifo, naturalmente, non faceva.

Ma la realtà (quella che oggi purtroppo, per forza di cose, deve avere valore) prima non contava: la narrazione più dei fatti. E se faceva tutto schifo quando si comprava un campione come Edin Dzeko, si umiliava il Barcellona, si battevano i record di punti della storia della ROMA, di vittorie esterne o consecutive (fenomenali quei comunicatori bravi a inibire chiunque avesse anche solo voglia di ricordarle queste cose perché «ecccccerto mo' contano i recorde». No, non contano. Non sono trofei. Giusto. Ma sintomo di qualcosa di importante fatto sì, di una crescita pure. O no?!?) figurarsi dopo questi due primi tempi (seppur, vale la pena ricordarlo, arrivati a fine agosto).

«Avevamo ragione, fa tutto schifo».

Zelig.

Come se per cinque anni er poro Giuliacci avesse annunciato un temporale mai arrivato e poi vedendo finalmente la pioggia dicesse: «Avete visto. Lo avevo detto».

Come se un orologio rotto due volte al giorno si vantasse di dare l'ora esatta.

Perciò, adesso che piove, sta ad ognuno di noi scegliere. Mischiare alla pioggia anche gli schizzi della propria saliva o aprire l'ombrello per sostenere (nonostante le critiche) la ROMA rivendicando la forza di una squadra che ha tutto per tornare se stessa.

Nessun dubbio.

Per questo continueremo, con ancora più passione, ad augurare il peggio calcistico all'Inter, al Liverpool e a qualsiasi altra squadra al mondo che non sia la ROMA.

Già, la ROMA!

Perché la disapprovazione è un conto, lo sfregio un altro. La delusione una cosa, le prese per il culo un'altra. Come la differenza tra rabbia e malignità, coscienza critica e questioni personali. Come essere romanisti o sembrare tifosi di altre squadre. Per questo lasciamo a loro il Liverpool e le improbabili gioie meneghine e ci teniamo stretti l'orgoglio di tifare questa squadra con le sue potenzialità e i suoi difetti, i suoi virtuosismi e le sue debolezze. E con la voglia, soprattutto, di rialzare la testa per prendere a pallonate le avversità.

Tutti insieme, per la ROMA.