Ricomincia dalla primavera Edin Dzeko. Nel primo giorno della nuova stagione per dare un senso diverso a tutta questa stagione calcistica, fin qui troppo condizionata da chiaroscuri. Ma le divergenze con Fonseca sono ormai alle spalle, così come la positività al Covid e i vari infortuni muscolari che in qualche modo hanno minato la continuità del bosniaco. Le diciannove presenze in ventisette turni di campionato e le sole due per tutti i novanta minuti nell'arco degli ultimi due mesi lo confermano. Il trascinatore dell'ultimo quinquennio non è ancora ai suoi abituali livelli. Ma non è mai troppo tardi e la sfida contro il Napoli può rappresentare il crocevia migliore per imboccare la direzione auspicata.

La Roma si presenterà ancora una volta priva di diversi elementi fondamentali dell'ossatura base: Smalling, Veretout e Mkhitaryan (per tacere sempre di Zaniolo), ovvero uno per reparto. Tutto mentre gli avversari - riposati grazie ai rinvii di calendario a proprio piacimento - recuperano tutti gli effettivi. E allora il carisma e l'esperienza del numero 9 possono fare la differenza. Dzeko è uno di quei calciatori che storicamente si esalta nelle grandi sfide, anche di più quando deve caricarsi la squadra sulle spalle.

Proprio al Napoli ha già fatto male quattro volte e in ogni modo: di destro, di testa e di sinistro, mettendo a segno uno dei più bei gol della sua militanza romanista: partenza dal vertice destro dell'area, dribbling e mancino a giro nell'angolo lontano a marchiare un memorabile 4-2. Ma tutte e quattro le occasioni (divise in due doppiette) in cui ha gonfiato la rete napoletana hanno avuto come teatro il San Paolo, peraltro gremito di spettatori e tutti ostili per i noti divieti ai romanisti.

Mentre l'aria di casa contro gli azzurri non lo ha mai portato a iscrivere il proprio nome nel tabellino dei marcatori. Pur disputando spesso ottime prestazioni, come quella dello scorso anno nel 2-1 firmato da Zaniolo e Veretout, sfida in cui da vero leader chiamò il pubblico al sostegno esclusivo per la Roma, durante la sospensione decretata da Rocchi. Ma quella casella fissata ancora sullo zero può fungere da ulteriore sprone a ritrovare la via della rete, smarrita in campionato addirittura dal 3 gennaio scorso, avversario la Sampdoria, all'Olimpico come oggi. Due mesi e mezzo di digiuno sono tanti per qualsiasi attaccante, per uno come Edin equivalgono a un'eternità. Anche se nel mezzo è stato interrotto dai due centri rifilati al Braga. Eppure dieci gol complessivi rappresentano ancora una cifra al di sotto delle sue potenzialità. È ora di innestare la quarta. E trovare la quinta firma..