Quando il pessimo Piccinini fischia tre volte è la sveglia che a volte trovi gradevole dopo un incubo davvero pauroso, e allora provi a pensare che per fortuna ti sei svegliato, perché nella tua testa hai appena visto che cosa potrebbe succedere a sbagliare qualcosa contro una delle squadre più scarse del campionato, tipo che perdi 2-0 nel giorno in cui devi dare sostanza al tuo cammino, ma per fortuna ora sei desto e la partita deve ancora cominciare. E invece è tutto vero, la partita è andata proprio così, il Parma è tornato alla vittoria dopo 104 giorni, 17 partite, 18 se ci metti pur la Coppa Italia, in pratica un intero girone, e ha aspettato la Roma per vincere di nuovo, lo ha fatto con due gol per tempo, prima affondando con Mihaila dentro una difesa troppo burrosa per essere composta da giocatori che forse sono sempre molto coccolati, poi sfruttando un altro regalo confezionato dai difensori e impacchettato dall'arbitro, chirurgico nell'interpretazione univoca di episodi decisivi (c'era già stato un rigore negato sullo 0-0 a Pellegrini, poi l'intervento di Ibanez su Pellè che Hernani ha trasformato nel 2-0). Così l'incubo prende corpo perché il campionato non ti aspetta, le altre continuano a spingere e sei tornata fuori dal gruppetto della Champions perdendo per la prima volta con una squadra di secondo piano.

La partita la Roma se l'è complicata da sola partendo all'arrembaggio senza la giusta convinzione in tutte le giocate, così è bastata la prima palla lunga mandata da Osorio per far breccia nella difesa giallorossa e spostare l'inerzia della partita. E l'azione subita dà la giusta misura dei limiti in cui la squadra si dibatte da tempo: perché se si decide di alzare il proprio quinto (Spinazzola) sul terzino opposto (Conti), poi ci si espone all'uno contro uno in difesa con i tre attaccanti e non sarebbe neanche questo il problema, in fondo la scelta della difesa a tre serve anche a questo, e infatti dietro non ci si ritrova neanche scoperti, solo che poi bisogna essere feroci nelle marcature e nei rientri e invece la Roma non lo è stata. L'azione è facilissima da spiegare: Osorio ha lancia lungo sul contromovimento di Man tenuto da Kumbulla, il romeno è molto più veloce dell'albanese, così è stato lui il primo ad arrivare sulla palla mentre in mezzo Ibanez si occupava di Pellè, ma dall'altra parte né Mancini né soprattutto Peres, che aveva la visuale più aperta e che doveva percepire meglio il pericolo imminente, si sono preoccupati di arginare Mihaila, confidando più nel recupero di Kumbulla che in se stessi. E quando Man è arrivato sul pallone, i due romanisti erano persi nella terra di nessuno, mentre Mihaila, che ci aveva ovviamente creduto di più, da buon attaccante, è piombato sull'assist in perfetta solitudine, calciando bene di prima col sinistro e trafiggendo Pau Lopez. L'1-0 dei padroni di casa è stato uno choc rispetto a quello che si era visto fin lì, con la Roma pronta sin dal fischio d'inizio a riversarsi nella metà campo emiliana e a recriminare in 4 minuti già per due episodi: al 2' per un bel lancio di Mancini alle spalle della linea difensiva per Dzeko, a cui però è rimasto il colpo in canna, e poi per un'incursione di Spinazzola a sinistra raggiunto da Pellegrini, bravo poi a piombare in area per chiudere il triangolo, ma sul tiro è stato disturbato da Hernani che, ai diversi replay, è sembrato toccare solo il piede del romanista e non la palla. E come spesso accade, per difendere la propria decisione Piccinini non ha accolto l'invito dei calciatori della revisione on field, magari confortato, regolamento alla mano dal dubbio che nessuna immagine ha potuto chiaramente risolvere, neanche al Var Di Bello. Per lo stesso motivo, se Piccinini avesse assegnato il penalty nessuno avrebbe potuto smentirlo.

Dopo il gol non è cambiato l'abbrivio della sfida, Peres (preferito a Karsdorp) e Spinazzola sono rimasti altissimi ad accompagnare ogni manovra offensiva, con Pellegrini (vice Veretout) più alto del primo regista Villar, e Pedro con El Shaarawy schierati alle spalle di Dzeko nella versione umbratile di quest'anno, con Mancini, Ibanez e l'incerto Kumbulla in difesa e Cristante lasciato (per un'ora) in panchina. Assai più cauto il Parma dello squalificato D'Aversa (in tribuna, con il suo vice Tarozzi in panchina), con due linee molto basse di quattro e tre giocatori, con due frecce esterne pronte a scoccare (i già citati Man e Mihaila) e Pellè terminale offensivo in realtà mai sollecitato. Pesavano le assenze nelle due squadre, sette per D'Aversa e cinque per Fonseca: in particolare Veretout e Mkhitaryan restano giocatori difficili da sostituire. La Roma ha gestito la partita, tenuto il possesso e attaccato di più, ma per tutto il primo tempo nel taccuino sono entrate poche occasioni vere, solo diverse conclusioni un po' pretenziose, con Dzeko, El Shaarawy e Pedro protagonisti quasi mai lucidissimi.

Si è capito subito, ad inizio del secondo tempo, che la Roma avrebbe vissuto davvero il suo pomeriggio da incubo, quando ha lasciato campo libero su rinvio lungo di Sepe a un triangolo profondo tra Pezzella e Pellè, con assist poi a Mihaila e con Ibanez, Mancini e Kumbulla spettatori quasi disinteressati. Peres al 5' avrebbe il pallone giusto per pareggiare su iniziativa di Spinazzola ma calcia storto e il possibile relativo assist per El Shaarawy è impedito da Pedro poi al 6' un avventato retropassaggio consente a Dzeko di servire ancora Il Faraone, ma sul suo destro a giro un tallone di Conte sposta la palla dall'angolino al corner. E dopo due minuti la Roma si è suicidata, con l'assistenza di Piccinini: sul rinvio lungo di Sepe (ancora!), Ibanez ha tentato un anticipo a metà campo su Pellè che con malizia lo ha spostato un po' e non gli ha consentito di intervenire, dietro di lui Mancini ha provato a intervenire e sbrogliare ma ha rinviato addosso a Pellè che a quel punto è andato dritto da solo, Ibanez è stato bravo a rientrare e a toccare il pallone togliendolo dalla disponibilità dell'attaccante che però, al contatto, è andato a terra urlando: e Piccinini non ha avuto esitazioni, rigore! Inutili le rimostranze dei romanisti che hanno a lungo chiesto all'arbitro di andare almeno alla revisione, e ancora una volta niente Var e decisione confermata, Pellegrini ammonito per reiterate proteste e Hernani a spiazzare Pau Lopez. Fonseca, visibilmente irritato un po' per l'atteggiamento molle dei suoi giocatori un po' per la persecuzione arbitrale, ha provato a cambiare qualcosa dalla panchina, dando anche l'idea di aver sbagliato qualcosa nella scelta iniziali degli uomini, così ha tolto l'inguardabile Kumbulla per Cristante, l'inconsistente Pedro per Perez e, a sorpresa, Reynolds e non Karsdorp per Peres. Ma la Roma è stata pericolosa solo con Mancini su calcio d'angolo e poi su azione personale di Perez, per il resto è stato uno stillicidio di corner calciati male e di ultimi passaggi mal rifiniti, con uno schieramento finale con quattro punte (con Borja Mayoral al posto di Pellegrini e Cristante rimesso a centrocampo) che non è servito a niente. Un incubo, appunto.