Insinuano, ancora, non sia decisivo. Garantiscono sia di piede destro. Gridano non sia la cattiveria agonistica il suo miglior pregio. Discettano su grappoli di centravanti migliori di lui. Discutono più sui gol sbagliati (e chi non lo sbaglia?) che di quelli, una valanga, che fa. Perché lui è Edin Dzeko, 294 gol in 611 partite ufficiali giocate in carriera (nazionale inclusa), in pratica uno ogni due gare, numeri che sono per pochi. E poi tanto, tanto, ma tanto altro. A cominciare da una personalità da leader che solo gli incompetenti non possono vedere. L'ultima perla da tre punti ce l'ha regalata domenica scorsa a Torino, un quasi piattone di sinistro al volo da sentirsi male, un'altra tacca di quelle che si ricordano con il piede che non dovrebbe essere il suo.

Altro che sinistro

È lo stesso Edin, per la verità, a dirci che il suo piede naturale è il destro. Non fatichiamo a crederci. Così come non fatichiamo a estendere il concetto. Cioè ha entrambi i piedi. Buoni, molto buoni. E per questa ragione non è certo un caso che i suoi gol migliori, quelli che restano scolpiti nella memoria di qualsiasi tifoso, siano stati realizzati con quello che dovrebbe essere il suo piede debole, cioè il sinistro. L'ultimo indizio ce lo ha dato a Torino. L'indizio che toglie definitivamente qualsiasi dubbio. Del resto come dimenticare quel sinistro al volo a Stamford Bridge applaudito anche dai tifosi inglesi, un gol che ha fatto il giro di tutte le televisioni del mondo? Ma, anche, come fare finta di niente di fronte a quel sinistro che, nel passato campionato, al San Paolo di Napoli (uno simile lo fece pure a Benevento) avrebbe dovuto costringere chiunque ami il calcio ad alzarsi e togliersi il cappello? E se qualcuno fosse ancora scettico, allora andatevi a rivedere il sinistro a rientrare, dopo un'azione personale degna di un brevilineo, con cui fece scattare in piedi tutto l'Olimpico nella partita di Europa League contro il Viktoria Plzen.

Campione senza frontiere

Siamo andati a ricercare tutti e settantaquattro i gol realizzati da Edin con la maglia giallorossa, cinquantaquattro in campionato, due in coppa Italia, dieci in Champions League, otto in Europa League, reti che gli hanno fruttato un titolo di capocannoniere in campionato e uno in Europa League. I gol il bosniaco li ha quasi equamente divisi tra l'Olimpico (Roma) e fuori casa, quaranta davanti ai suoi tifosi, trentaquattro lontano da qui. Nel nostro campionato ha segnato a ventitrè squadre con Palermo, Napoli e Chievo le più battute (quattro), seguite da Bologna, Udinese, Sampdoria (più uno in coppa Italia), Crotone, Sassuolo, Milan, Benevento (tre). In Europa sono nove le squadre a cui ha segnato, sei in Champions e tre in Europa League. Con una particolare predilezione per le squadre spagnole visto che Barcellona e Villareal sono state le più battute con tre reti. Per un giocatore che nel suo primo anno in giallorosso fu osteggiato e deriso nei modi più volgari e irriguardosi, non c'è male. E l'impressione è che con lui ci sarà da divertirsi.