Premessa: il Milan ha giocato bene, ci ha messo in difficoltà in particolare nel primo tempo, ha confermato che la posizione che occupa in classifica non è frutto di particolari congiunture astrali. Detto questo, però, a noi inguaribili romantici di un calcio che forse non c'è mai stato, ce lo potevano dire prima che il club rossonero quest'anno, di riffa o di raffa, doveva avere una corsia privilegiata per tornare in Champions. Perché, come dicono i numerosi maggiordomi sparsi nel mondo mediatico, è nel Dna del Diavolo partecipare alla Coppa più Coppa che c'è. Che, peraltro, da più o meno una decina di anni il Milan guarda davanti al televisore. Ripetiamo, il Milan ha disputato un'ottima partita, ma noi romanisti gradiremmo che la Roma e i suoi tifosi fossero rispettati un'antichietta di più. E' una vecchia storia a cui da ieri bisogna aggiungere un nuovo capitolo. Del resto che la partita contro i rossoneri profumasse di bruciato, lo avevamo capito nel momento in cui sono uscite le designazioni arbitrali: Marco Guida da Pompei a dirigere l'orchestra, Massimiliano Irrati, avvocato, da Firenze, nella botola del suggeritore davanti al Var. E il suo mestiere, nel primo tempo, l'arbitro toscano ha dimostrato di saperlo fare. Quando, dopo aver constatato che Guida non aveva visto niente in campo, lo ha richiamato dicendogli che sarebbe stato il caso di riandare a vedere quel contrasto a cavallo della linea dell'area di rigore, contrasto tra il piedone di Fazio e il piedino di Calabria. Guida ha dato retta al suo suggeritore. È andato al Var e dopo aver rivisto l'episodio ha concesso il calcio di rigore (sedicesimo per il Milan in questa stagione, ci sembra già un numero indicativo). Ibrahimovic dopo le ultime figuracce si è tirato indietro, si è presentato sul dischetto Kessie, gol. Tutto regolare, anche se questi rigori a noi fanno sempre pensare che non è più il calcio di una volta. Ora però c'è il Var e quindi zitti e mosca.

Solo che il Var, ogni tanto, funziona un po' a singhiozzo. In particolare quando in campo c'è la nostra Roma. E il dubbio è diventato ancora più dubbio dopo la partita di ieri sera. Perché a una manciata di minuti dal novantesimo, con i giallorossi che stavano inseguendo con tutte le loro forze un pareggio che non sarebbe stato uno scandalo, è successo un altro fattaccio. La Roma è ripartita con un rapido contropiede, il pallone è arrivato sulla corsa tra i piedi del Faraone che ha guardato al centro e visto la corsa di Mkhitaryan. El Shaarawy ha fatto quello che deve fare un calciatore in quelle occasioni, cioè ha passato orizzontalmente all'armeno. Tiro in corsa, il muro Donnarumma (quanto è importante un portiere...) ha respinto, il pallone è rimasto lì, Theo Hernandez ha provato a difenderlo, ma Mkhitaryan glielo ha toccato, il rossonero con il corpo lo ha steso. Il signor Guida che ha fatto? Punizione a favore del Milan. Il signor Irrati? Stavolta assente, forse era andato in bagno per un urgente bisognino. In sostanza, silenzio. Forse Guida non aspettava che il silenzio. Che, oltretutto, udite udite, è stato stigmatizzato pure da quegli opinionisti che a un certo punto di una trasmissione si tolgono la giacca. E se lo hanno detto loro, vuole dire che quello che abbiamo visto noi, non era certamente sbagliato.

Qualcuno dirà? Ma il protocollo non prevede l'intervento del Var in situazioni come quella Mkhitaryan-Hernandez, l'arbitro ha visto fallo del romanista, ha fischiato, quindi era impossibile intervenire. Detto che a noi ‘sto protocollo ci sembra che se lo aggiustano un po' come gli pare, rimane il fatto che l'errore di Guida è un errore grave e, in questi casi, il Var una parolina dovrebbe suggerirla all'arbitro in campo. Come aveva fatto, giustamente, nel primo tempo nel momento che il piedone di Fazio aveva calpestato il piedino di Calabria, rigore che il signor Guida da Pompei non aveva neppure preso in considerazione (e tra le due situazioni c'è un abisso se si vuole parlare di calcio). Il risultato è stato che ora stiamo qui, con il nervoso che mina la nostra lucidità, grazie a questo signor Guida che certo con la Roma è perlomeno sfortunato (evitiamo altri epiteti per evitare querele). Perché, ritornando alle designazioni, non è sicuramente sfuggito a nessuno che con questo signore nato nella meravigliosa Pompei, arbitro dall'età di quindici anni si legge su Wikipedia, la Roma, all'Olimpico, non vince da quattro anni, partita casalinga con il Torino datata 2017. Ci sembra un lasso di tempo piuttosto indicativo su come questa giacchetta che una volta era nera, non è che abbia uno straordinario feeling con la Roma. Con quella di ieri con il Milan, siamo arrivati alla quarta sconfitta consecutiva in casa con questo signore dai capelli sempre ben pettinati e l'aria di uno che sembra stare lì per caso. Piagnoni? Sì. Ma chiediamo rispetto per i tifosi giallorossi. Solo quello. Niente di più.