Con la disinvoltura delle grandi squadre, che non significa che effettivamente (già) lo sia ma solo che sta lavorando bene per diventarlo, la Roma ha saltato a pie' pari l'ostacolo portoghese del Braga con un gol per tempo dei suoi due centravanti e ha ipotecato gli ottavi di Europa League, evitando peraltro anche di caricare di significati agonistici la sfida di ritorno che capiterà tra una settimana a poche ore dal confronto dell'Olimpico con il Milan, tra nove giorni. Lopez non si è neanche sporcato i guanti, la Roma non ha mai corso pericoli nonostante abbia affrontato in casa sua la terza squadra portoghese, distante in campionato appena un punto rispetto al Porto, che mercoledì aveva maltrattato la Juventus, e tutto questo nonostante le grandi difficoltà tecniche in cui si è trovata la squadra in corso d'opera per via degli infortuni che hanno tolto di mezzo prima Cristante (lombalgia, già al 6') e poi Ibanez (affaticamento, all'8' del secondo tempo), due dei tre centrali rimasti a disposizione nella rosa: così Fonseca ha dovuto adattare nel ruolo prima Spinazzola e poi Karsdorp (con il superstite Mancini), inserendo Peres a sinistra e poi spostando Veretout quinto a destra con l'inserimento di Villar. Eppure la Roma non ha mai risentito dell'inevitabile precarietà, ha sfruttato le carenze tattiche dei portoghesi (con la difesa prima a quattro e poi a cinque a centrocampo, il portiere a fare da libero aggiunto e l'inopportuno Esgaio espulso al 9' del secondo tempo per due gialli ineccepibili quanto incomprensibili), ha segnato in apertura e in chiusura di gara e non ha mai lasciato agli avversari in nessun momento la speranza di poter reagire all'inevitabile sconfitta.
E ci ha messo cinque minuti per far capire al Braga che cosa significa lasciar spazio dietro le spalle andando a pressare alto una squadra così in palla: così un bellissimo recupero di Cristante dopo neanche quattro minuti è stato indirizzato verso Spinazzola che di tacco ha servito Mkhitaryan che ha subito scaricato su Diawara che, con perfetto tempismo, ha chiuso la combinazione servendo in profondità Spinazzola che da sinistra ha servito lungo in area dove Dzeko è arrivato in perfetto anticipo su Sequeira e di piatto ha deviato al volo sul palo lontano dalla portata di Matheus. Un gol strepitoso del giocatore più atteso, un'azione strepitosa sulla catena di sinistra che purtroppo pochi secondi dopo è stata stravolta perché Cristante ha accusato un malanno (prodotto nello sforzo della chiusura da cui era nato il gol, Mancini ha ereditato la fascia) e Fonseca è stato costretto ad inserire Bruno Peres al suo posto chiedendo a Spinazzola il sacrificio di adattarsi terzo centrale di sinistra, con Ibanez spostato in mezzo. Così, in un colpo solo, la Roma ha perso il suo miglior costruttore da dietro e la sua freccia più pungente. Ma il canovaccio della partita non è cambiato poi di molto.
Solida la Roma nel suo 3421 a quel punto neanche così sbilanciato, chissà se per impostazione decisa preventivamente o per calcolo dopo il vantaggio. Fatto sta che le pressioni romaniste non sono mai arrivate fino a disturbare la prima impostazione dei lusitani, con Veretout che si è comunque alzato spesso per impedire al regista avversario Al Musrati di gestire palloni facili. Carvalhal aveva invece scelto un po' a sorpresa di cambiare il 3421 delle più recenti uscite per mettersi secondo un più classico 433 - con Esgaio, Tormena, Silva e Sequeira in difesa, Fransergio e Gaitan mezze ali piuttosto propense all'offesa ai lati di Al Musrati, Sporar punta centrale e Horta con Galeno attaccanti esterni - che però ha lasciato diversi varchi alla Roma proprio per la naturale tendenza della squadra biancorossa a sbilanciarsi in avanti. Fonseca aveva rispolverato i tre tenori, Pedro, Mkhitaryan e Dzeko, particolarmente a loro agio negli spazi larghi lasciati sulla trequarti. Così il Braga ha provato a imbastire trame senza mai entrare nella zona pericolosa, con la Roma attenta ad abbassarsi con la linea a cinque impostata quasi a uomo (e Mancini spesso chiamato ad uscire a centrocampo in assenza di riferimenti personali). Lopez non è stato mai seriamente impensierito: gli unici pericoli sono arrivati su un colpo di di testa di Fransergio su corner al 23' e su una dormita di Karsrdorp all'ultimo minuto del primo tempo per fortuna seguita da medesima indecisione di Sporar. Con rapide transizioni invece la Roma ha sfiorato un paio di volte il raddoppio, a volte sviluppando la manovra con quel pizzico di sufficienza che ha impedito al risultato di raggiungere dimensioni numeriche imbarazzanti. In ogni caso al 15' (Veretout che sbaglia il facile passaggio che avrebbe lanciato nel vuoto Mkhitaryan), al 24' (Dzeko che non aggancia in area una verticalizzazione dell'armeno), al 30' (azione quasi rugbistica con Mkhitaryan che a pochi metri dalla porta perde tempo e non tira), al 37' (gol di Pedro, ma in fuorigioco) e al 39' (Pedro che non fa gol da solo, con l'arbitro che poi fischia un fuorigioco che solo il Var avrebbe potuto sancire con esattezza) la Roma avrebbe potuto già chiudere la questione.

Per farlo ha dovuto attendere il finale di gara, dopo aver perso ad inizio ripresa anche Ibanez (che già contratto ha rischiato al 5' spingendo con troppa irruenza ma di spalla Sportar in area e poi è dovuto uscire) e rimanendo comunque in superiorità numerica per il rosso a Esgaio, che ha colpito Villar (entrato al posto del brasiliano) con violenza, nonostante gravasse su di lui anche un'ammonizione per un altro colpo proibito a Mkhitaryan nel primo tempo. La Roma ha sfiorato altri tre gol con Dzeko (due volte) e Mkhitaryan, poi sono entrati El Shaarawy e Mayoral e insieme hanno propiziato il gol del 2-0, passato anche attraverso una meravigliosa apertura di Mkhitaryan per Veretout. 0-2, partita chiusa, qualificazione quasi.