Chissà se è davvero il motivo della sua popolarità o la ragione per cui tra un po' non divertirà più nessuno, ma nel calcio degli insulti facili, dei patentini negati, delle sentenze sommarie, la Roma di Fonseca continua a scansare le polemiche e a restare concentrata sulle partite da vincere, come quella di ieri contro la lanciatissima Udinese di Gotti: 3-0 senza discussioni e tutti a casa a guardare la classifica, che adesso dice ancora terzo posto, con controsorpasso sulla Juventus effettuato, a sette punti dall'Inter capolista che ieri sera ha ridimensionato la Lazio e sei dal Milan a due turni dallo scontro diretto (e il prossimo ci sarà il derby milanese e Benevento-Roma). Tutte alle spalle, Juventus, Napoli, Atalanta e Lazio.

Sugli scudi, oltre all'allenatore che continua a parlare solo attraverso i fatti (perché è chiaro ormai che in conferenza stampa si limita all'ovvio e si trattiene rispetto al tanto che vorrebbe tirar fuori di fronte all'enorme ignoranza sportiva che circonda la sua squadra), stavolta finisce Veretout, autore di una doppietta che lo porta a quota 9 in campionato, nuovo record personale ad appena tre partite giocate nel girone di ritorno, e Pedro, bravo a chiudere la questione al terzo minuto di recupero nel giorno del suo rientro in campo dopo tre gare d'assenza. Bravo tra i difensori Mancini, ottimo Pau Lopez nell'unica occasione in cui è stato chiamato in causa in seguito ad uno svarione di Cristante, solita lucidissima regia di Villar, buono l'apporto di Mkhitaryan (meglio di Pellegrini, un po' approssimativo al rientro dopo la squalifica), generoso Borja Mayoral, che ha giocato 68 minuti prima di lasciare il campo a Dzeko, voglioso, ma ancora poco reattivo. E l'Udinese? Annichilita. Zero tiri nel primo tempo, poi ne ha provati sei nel secondo (uno solo in porta), tanti giri a vuoto e una sensazione di impotenza per via dell'autorevolezza romanista che ha reso a un certo punto quasi noiosa la partita.

Del resto la Roma era stata brava a metterla in discesa subito, con un primo tempo praticamente perfetto, in cui non ha concesso neanche un tiro verso la porta agli avversari, pur attaccando senza soluzione di continuità, rifiatando quando ne ha avvertito la necessità ma sempre nella metà campo avversaria, in un possesso costante del pallone e del controllo della gara, con un sistema di gioco che ormai sta variando verso il 3331 di bielsana memoria, con i tre difensori proiettati in avanti ad ogni apertura consentita dagli avversari (e Mancini nella versione assistman è ormai una bella conferma), con Cristante utilizzato al centro della difesa a volte in difficoltà negli uno contro uno con Deulofeu (da cui la protesta udinese al 10', con la Roma già sopra, ma bene ha fatto Giacomelli a lasciar correre dopo la reciproca strattonata tra i due in un contatto ravvicinato in area), con Villar chiamato alla prima impostazione quasi sempre libero di scegliere la soluzione migliore e sempre sulla linea dei due inesauribili esterni, con Veretout incursore di trequarti campo alle spalle di Borja Mayoral, con Pellegrini e Mkhitaryan a decidere quando venire incontro a cucire la manovra e quando attaccare la profondità rispettivamente del centro-destra e del centro-sinistra, in un virtuoso girotondo che ha stordito la povera Udinese.

Gotti aveva provato a rinsaldare il sistema che lo scorso anno gli aveva fatto fare un figurone all'Olimpico, nella sfida estiva del 2 luglio, con Larsen e Zeegelaar esterni d'appoggio usati come esca per tenere alti i dirimpettai romanisti, ma stavolta il lavoro dei tre centrali in mezzo, spesso in uno contro uno con le due punte Llorente e Deulofeu e con l'incursore di turno (Walace o De Paul), è stato impeccabile e l'Udinese ha sbattuto sempre contro un muro, chiamando al superlavoro i tre difensori centrali Bonifazi, Nuytinck e Samir. Il risultato alla fine del primo tempo è stato persino contenuto rispetto a quello che s'è visto in campo.

In cronaca il primo episodio è stato il gol di Veretout, grazie alla prima delle belle azioni manovrate della Roma, con Mancini salito nelle vesti di esterno offensivo a destra, bravo a fintare la prima battuta e a rientrare con il sinistro per calibrare un dolcissimo cross su cui Veretout si è avventato da predatore qual è diventato per il vantaggio giallorosso. Lo stesso francese è stato protagonista al 12' dell'azione del possibile raddoppio, prima strappando la palla agli avversari e poi rifinendo la transizione con l'assist di Borja Mayoral, salvato di piede da Musso (con tocco malandrino in scivolata di Samir). Bravo Spinazzola al 14' a rimediare su un duetto De Paul-Deulofeu potenzialmente pericoloso, ultima capatina dei gialli di Gotti nella metà campo romanista per tutto il primo tempo.

Poi solo Roma: al 18' Borja è stato anticipato a un passo dal raddoppio, al 19' c'è stata una clamorosa doppia occasione sugli sviluppi di un corner per Ibanez e ancora Mayoral, respinti entrambi a un metro dal gol, al 24' una bellissima azione con quindici passaggi consecutivi è stata sviluppata sulla destra da Pellegrini in profondità per Veretout che ha servito in area Mkhitaryan che è stato stroncato da Musso in uscita col piede alto sull'armeno, per l'inevitabile rigore, anche se la palla toccata di fino con lo scavetto sarebbe terminata sul fondo. Implacabile ancora Veretout dal dischetto: 2-0 spiazzando Musso, 9' gol personale del francese e 29' della Roma nei primi tempi.

Quattro minuti dopo sarebbe arrivato anche il terzo gol al termine di un'altra azione strepitosa corale (addirittura 42 passaggi inframmezzati da un rinvio di Samir, con sviluppo finale di Villar per lo scatenato Veretout, con assist all'indietro per il piatto vincente di Pellegrini), ma Giacomelli è stato (giustamente) richiamato al Var da Banti per sanzionare un fallo di Mkhitaryan su Larsen: l'armeno, in possesso, non aveva solo difeso il pallone, ma poggiato i tacchetti sulla caviglia dell'avversario. Al 31' Pellegrini ha sprecato un promettente 4 contro 3 (sul taglio di Veretout a destra avrebbe dovuto servire Mayoral da solo a sinistra), al 46' un'altra percussione mancina tra Mkhitaryan e Spinazzola è stata respinta a un passo dal gol.

Ad inizio ripresa l'Udinese ha provato ad innalzare il tasso d'aggressività e la Roma ha lasciato fare, a volte con troppa supponenza. Al 2' De Paul ha calciato alto da buona posizione, al 9' Veretout si è fatto sfilare il pallone dai piedi e ha costretto Cristante al salvataggio su Walace, al 12' ancora De Paul stavolta su punizione ha calciato alto. Gotti ha provato allora a insistere per sfruttare il nuovo abbrivio, mettendo Molina per Larsen e Okaka per il fantasma di Llorente.

Spinazzola in uno strappo dei suoi ha servito un bell'assist sulla testa di Pellegrini, ma la girata è finita fuori, poi è entrato Dzeko per Borja Mayoral che s'andava progressivamente spegnendo: e dopo venti secondi il bosniaco ha provato a far gol col destro in diagonale, impegnando Musso. Subito dopo un clamoroso errore in disimpegno di Cristante ha regalato all'Udinese l'unica vera palla-gol della giornata: ma sul tentativo di Delofeu di saltarlo, Pau Lopez ha avuto un riflesso felino e ha intercettato la palla in tuffo con la mano sinistra. Subito dopo una strattonata di Molina su Dzeko in area (su velo di Mkhitaryan) avrebbe meritato la chiamata di Giacomelli da parte di Banti che stavolta però è rimasto in silenzio: e invece era rigore. La partita è finita lì, con i cambi finali dei due allenatori. E uno di loro, Pedro, sfruttando un rimpallo s'è preso l'ultima vetrina per infilare l'incrocio dei pali alla sinistra di Musso, in un gol simile a quello decisivo dell'andata. Bentornato anche a lui.