Cinque stagioni nell'Udinese, il passaggio alla Roma dove dal 1985 al 1991 ha vinto due edizioni della Coppa Italia, sfiorato uno Scudetto ed una Coppa Uefa, persa in finale nel
doppio confronto contro l'Inter. Una volta lasciato il calcio giocato, l'esperienza da osservatore prima e direttore sportivo poi in società come Siena, Wolfsburg, Palermo e Udinese. In occasione del suo sessantesimo compleanno, abbiamo intervistato Manuel Gerolin.

La Roma è reduce dalla sconfitta di Torino contro la Juventus, ma è in piena lotta per la qualificazione in Champions League. Cosa pensa del percorso fatto fin qui dalla squadra di Fonseca?
«Secondo me la stagione per il momento è positiva, perché Fonseca sta creando un organico molto interessante. L'obiettivo è quello di arrivare in Champions League, che permetterebbe una programmazione anche per l'anno successivo. Siamo però ancora talmente lontani dalla fine della stagione che non possiamo fare pronostici certi. Mi sembra la Roma si stia comportando bene, non farei drammi per la sconfitta in casa della Juventus, perché la squadra ha giocato bene e di fronte aveva giocatori come Cristiano Ronaldo. Calciatori così non li fermi facilmente, però ripeto: la prestazione c'è stata. La Roma è sulla strada giusta, sta valorizzando tanti giocatori, tra cui diversi giovani, e sta facendo risultati. Vediamo in questo girone di ritorno se la maturazione dei giovani che si stanno inserendo darà i suoi frutti. Arrivare in Champions è l'obiettivo di sei o sette squadre e, purtroppo, tre di
queste resteranno fuori. La quadratura e la personalità che questa squadra ha dimostrato potranno portarla lontano. Non dimentichiamo che manca un giocatore come Zaniolo, un nazionale che tutti stiamo aspettando e darà una spinta in più alla squadra quando starà bene. È tornato anche El Shaarawy, conosciamo le sue qualità e ciò che può dare alla Roma».

Ha parlato di giovani che si stanno inserendo, la Roma ne ha diversi e a gennaio si è aggiunto anche Bryan Reynolds. Lei ha lavorato parecchi anni come osservatore e direttore sportivo, come giudica l'operato della società nella ricerca di nuovi talenti?
«La Roma ha una sua solidità nel presente, ma è interessante anche e soprattutto in prospettiva. Ha dei giovani che stanno giocando e credo che con il passare del tempo, se
dovessero fare quel salto di qualità che tutti ci aspettiamo, potranno aiutare la squadra a togliersi delle soddisfazioni. Le società oggi non possono che puntare sul futuro. Non bisogna dimenticare poi l'organico di esperienza che la Roma ha già in casa, la rosa è un giusto mix di calciatori maturi e giovani e lo sta già dimostrando in campo».

Tiago Pinto, arrivato a gennaio, ha parlato proprio di un progetto a medio-lungo termine. Come valuta la scelta fatta dai Friedkin di affidare l'area sportiva ad un dirigente giovane, che ha dimostrato nella sua esperienza al Benfica di puntare molto sullo scouting?
«Al giorno d'oggi non ci sono grandi alternative allo scouting, a meno che tu non sia il Paris Saint-Germain o il Manchester City con dei colossi dietro che spendono e vanno a prendere i migliori. Bisogna anticipare, organizzarsi e la ricerca di giovani talenti è l'aspetto più importante in quest'ottica. Prendere un direttore giovane, volenteroso e che già faceva questo tipo di lavoro mi sembra una scelta ponderata. È logico che una persona non basta, ci vuole un organico dirigenziale più complesso, ma penso che piano piano la Roma cercherà di inserire delle figure per dare una mano a Tiago Pinto».

Tornando al campo, la Roma domenica si troverà di fronte l'Udinese. Gli uomini di Gotti sono reduci dal successo casalingo contro l'Hellas. Come giudica il cammino dei friulani e che partita si aspetta?
«Sarà una gara difficile. L'Udinese ti mette sempre in difficoltà ed ha un organico forte, che non rispetta sicuramente quelli che sono i punti raccolti fino a questo punto. È una squadra che può lottare per obiettivi più importanti, che può fare un buon girone di ritorno e come avversari sono da prendere assolutamente con le pinze. Hanno giocatori di gran classe».

Da giocatore a Roma fu protagonista anche della cavalcata in Coppa Uefa nella stagione 1990-1991, con la finale persa contro l'Inter. Un suo ricordo di quella stagione?
«Un ricordo bello, anche se il finale non è stato entusiasmante (ride, ndr). Bisogna ricordare però che ci poteva stare perdere contro quell'Inter, aveva uno spessore notevole, anche se nelle due partite forse meritavamo qualcosa in più. Le finali sono sempre un'incognita».

A proposito di coppe europee, la Roma settimana prossima affronterà il Braga nell'andata dei sedicesimi di Europa League. Secondo lei la formazione di Fonseca può pensare di arrivare fino in fondo alla competizione?
«Innanzitutto si può credere nel passaggio del turno, perché ritengo la Roma più forte del Braga. Questa superiorità poi andrà dimostrata sul campo. Le coppe europee sono sempre un punto interrogativo, ricche di sorprese variabili. Con i turni ad eliminazione c'è sempre la speranza e la possibilità di arrivare in fondo. Per farlo la Roma dovrà sbagliare poco e sfruttare le possibilità che le verranno concesse. Soltanto così si possono superare i turni».

Oggi festeggia 60 anni, quali sono i suoi progetti per il futuro?
«Di fare quello che ho sempre fatto, stare nel calcio. In questo momento sono fermo, mi sto guardando intorno e vediamo se salta fuori qualche prospettiva di lavoro interessante dallo scouting alla direzione sportiva, che alla fine vanno sempre di pari passo. Speriamo che finisca presto questa pandemia per ritornare a viaggiare, perché io credo che vedere un calciatore dal vivo è molto più importante di visionarlo con le tecnologie attuali. Questi strumenti sono un supporto, ma l'occhio umano arriva sempre prima».