Ha vestito la fascia di capitano per mezz'ora circa, proprio nel giorno in cui tagliava il traguardo delle sessanta presenze in maglia giallorossa. Purtroppo Gianluca Mancini non ha potuto festeggiare l'avvenimento come avrebbe voluto, data la sconfitta contro la Juventus, ma intanto il ventiquattrenne di Pontedera si gode la stima di Paulo Fonseca e si fa leader, nonostante la giovane età, di una squadra nel complesso molto giovane (con qualche "decano" a fare da chioccia, vedi Smalling, Mkhitaryan, Pedro e Dzeko).

Una buona prova, nel complesso, quella dell'ex atalantino all'Allianz Stadium: contro la squadra che lo aveva cercato prima che si accasasse alla Roma, "Mancio" ha tenuto a bada come ha potuto due tra i clienti più scomodi di tutta la Serie A, vale a dire Cristiano Ronaldo e Morata; purtroppo non è bastato, perché i guizzi del portoghese prima e di Kulusevski poi hanno condannato i giallorossi, dal canto loro poco pericolosi in attacco. Il numero 23, però, è risultato tra i migliori in campo e si è tolto la soddisfazione di ereditare i gradi di capitano da Cristante quando quest'ultimo ha lasciato il campo a Carles Perez. Un'investitura non di poco conto, se si considera che in campo c'era Mkhitaryan, il cui curriculum internazionale fa il paio con la considerazione che di lui ha il tecnico portoghese. Eppure, Fonseca ha scelto Mancini per guidare i compagni in un momento difficile della partita (di lì a poco sarebbe arrivato il raddoppio bianconero), contro i campioni d'Italia in carica.

Fedelissimo

D'altro canto la stima che Paulo nutre nei confronti del difensore centrale è ben nota: fin dai primi giorni in giallorosso dell'allenatore (arrivato più o meno in contemporanea a Mancini), il ragazzo toscano è stato elogiato per doti tecniche e carattere. Nella passata stagione, per fronteggiare l'emergenza infortuni, Fonseca lo ha schierato a centrocampo - ruolo che Mancini aveva ricoperto a inizio carriera, nelle giovanili della Fiorentina - e lui ha risposto presente, con ottime prestazioni, per poi tornare nelle retrovie una volta tornati i vari Cristante, Diawara e Pellegrini.

Quest'anno è il vero insostituibile della difesa romanista: quando lo ha avuto a disposizione, il tecnico lo ha sempre schierato da titolare. Gli unici forfait sono da attribuire a infortuni e squalifiche; quando è stato convocato, Mancini è sempre partito titolare, al centro della difesa a tre o sul centro-destra per lui non ha fatto differenza. Equilibrato nelle dichiarazioni e sempre pronto a lavorare a testa bassa, Gianluca è, negli equilibri della Roma attuale, ben più di un ottimo difensore: pur essendo ancora giovane, ha la stoffa e il carattere di un leader. Quel leader che serve tanto a una squadra così giovane. In questa stagione sta trovando anche la via del gol con continuità (già tre centri, tutti in campionato); la speranza è che possa festeggiare presto il traguardo delle sessanta presenze e della prima fascia in giallorosso, cosa che non ha potuto fare sabato scorso a Torino.