Si materializza Pallotta e rende carne i pensieri che si stavano accumulando in questi giorni. La sostanza è che la Roma non vuole alimentare aste per andare ad acquistare giocatori che in questo momento le società di tutto il mondo espongono come beni inalienabili, ma poi ne fissano il prezzo (altissimo) e aspettano i gonzi. Così capita che per andare a migliorare una rosa già piuttosto valorosa si rischi di ottenere l'effetto contrario. Pallotta ieri a Dallas ha incontrato la squadra nell'albergo di downtown scelto per questo brevissimo soggiorno nel Texas e non sentiva certo la necessità di esporsi pubblicamente su questioni ancora aperte, ma quando è stato sollecitato a rispondere sul tema, proprio fuori dalle porte dell'Hotel Victory, se l'è cavata con poche battute riassumibili così: «Non è vero che ci servono altri due acquisti, siamo già competitivi così. Abbiamo preso giocatori molto forti: Pastore, Kluivert, Coric, Marcano e tutti gli altri. E non è vero che ci serve un'ala. Malcom era una opportunità, non è andata in porto, pazienza. Abbiamo tanti giocatori, anche Florenzi, El Shaarawy e Perotti possono giocare in quel ruolo. E non saranno ceduti, che bisogno c'è? N'Zonzi è una bestia, il suo problema non è certo l'età, ma la nostra valutazione la facciamo sull'ingaggio. Suso? Non buttiamo i soldi nostri tanto per comprare, se ci sarà l'opportunità valuteremo».

Il messaggio presidenziale arriva forte e chiaro: i soldi non si buttano, compreremo, se ci sarà l'occasione, alle nostre condizioni. Ma non è escluso che si rimanga così.

Ogni tifoso è libero di fare le proprio valutazioni a questo punto, e decidere che cosa sia più giusto pensare della rosa di una squadra che Di Francesco in questi giorni ha cercato di sfruttare al meglio portando ogni giocatore alla giusta condizione di forma. Ma conta quel che pensano dirigenti e allenatore e saranno loro a controfirmare gli esiti di un mercato che dopo l'increscioso epilogo della vicenda Malcom è entrato in una fase di stallo. Domani, ad esempio, Monchi ha previsto a Boston una conferenza stampa. La circostanza autorizzava a credere che si sarebbe potuto annunciare proprio a casa Pallotta un nuovo acquisto e invece, al novantanove per cento (mancano ancora solo le conferme) l'occasione sarà colta per ufficializzare il rinnovo del contratto di Alessandro Florenzi fino al 2022.

Il fatto è che numericamente la rosa è già piuttosto consistente e ad ogni eventuale acquisto dovrà corrispondere una cessione. I sacrificabili al momento sembrano essere tre: Juan Jesus in difesa, Gonalons a centrocampo, Perotti in attacco. Nessuno dei tre sembra avere la benché minima intenzione di lasciare Roma e questo complica ulteriormente ogni valutazione. Mettere tutti d'accordo (giocatori in entrata, società che vendono, giocatori in uscita, allenatore e amministratori della Roma) è
un'operazione molto complicata ed ecco perché in questo momento è tutto fermo. Così il rendez vous dirigenziale di metà tournée è solo l'occasione per capire su quali strade ci si può spingere, non (ancora) il momento dei bilanci.

Ieri, in ordine sparso, sono arrivati tutti: Pallotta e Baldissoni da Boston, Monchi da New York (con qualche complicazione per via del ritardo accumulato da Roma e conseguente spostamento delle coincidenze) e Baldini da Londra. Manca Gandini, ormai da settimane considerato in uscita. Non a caso da consulente per la Raptor, Baldini è stato da poco promosso dirigente del "Comitato Esecutivo", il quadriunvirato che fa capo a Pallotta e che proprio ieri si è riunito in Texas. Totti invece è già rientrato a Roma ieri, oggi torneranno alla base Massara e Bruno Conti mentre al gruppo (di cui faceva già parte anche il caposcout Francesco Vallone) si è riunito anche Federico Balzaretti. E domani arriverà a Boston pure Vincent Candela, l'ex terzino dello scudetto che rappresenterà la Roma come "Legend", nel quadro delle manifestazioni accessorie di questa International Champions Cup.

Sia quel che sia, la Roma ha formato finora una rosa che sembra avere le caratteristiche giuste per durare nel tempo sia per le esigenze tecniche sia per quelle finanziarie. E se non ha ancora formato un gruppo ufficiale per dar vita alla cosiddetta seconda squadra (la Juventus è l'unica società che ha aderito al programma, per il momento) è solo per poter affrontare le problematiche connesse al varo di quest'altra rosa (con altri dirigenti, altro staff, altri giocatori, altri campi e altri stadi in cui giocare) con la serietà che l'impegno richiede. E nei tempi ristretti a cui si è autocondannata la Federcalcio commissariata, modo per far le cose per bene non ce n'era. Così nelle superficiali valutazioni di molti commentatori, si esalta la Juventus che crede così tanto nei giovani da usarli per le plusvalenze e da andare a comprare un 33enne investendo 340 milioni di euro, e si sottovaluta la bontà di un progetto impostato anche su una campagna acquisti così rivolta al futuro. Ne riparleremo.