C'era una volta una Roma che arrivava a spaventare le grandi d'Europa e ne raccoglieva i frutti negli uffici commerciali. Quello che accadde in quel mese di aprile del 2018 consentì infatti alla società giallorossa di alzare l'asticella sia dal punto di vista sportivo - erano i giorni della semifinale di Champions League, dell'esaltante rimonta con il Barcellona e del successivo doppio confronto con il Liverpool di Klopp, tutto in ammirata eurovisione - sia dal punto di vista commerciale: grazie all'improvvisa eco mediatica che si scatenò dopo quella trionfale serata, si sbloccarono una serie di porte che la Roma cercava di aprire da tempo, ad esempio quella con la Qatar Airways, ma anche quella con Hyundai e Betway. Quell'edizione della Champions, e i contratti che indirettamente ne sono scaturiti, consentirono alla Roma di raggiungere il punto massimo della sua popolarità ma anche del suo fatturato, che arrivò a quota 250 (e poi 231) milioni di euro, una cifra tale da consolidare la sua presenza nella top 20 dei fatturati Uefa (15° e 16° posto).

Adesso, è notizia di ieri, nei primi 30 posti della Football Money League, la classifica dei fatturati realizzata ogni anno dalla Deloitte, non c'è traccia della Roma. I 140 milioni di euro circa di ricavi dell'ultima stagione sportiva la fanno restare sotto anche al Milan, trentesimo con 148,5 milioni, nonostante i rossoneri vengano da diversi anni di oscurantismo tecnico e finanziario. Negli ultimi anni la Roma era stata quasi sempre tra le prime 20, con la sola unica parentesi del 2017 quando il risultato di 172 milioni la fece momentaneamente scendere. In questa stessa pagina si può verificare l'andamento dei fatturati, partendo dai 127 milioni del 2013/14: quello resta il dato più basso prima del crollo di quest'anno. L'anno seguente la Roma innestò infatti una marcia che la portò ad essere considerata quasi un modello di sviluppo a livello europeo, grazie al consolidamento della sua posizione in ambito sportivo, ma anche in quello finanziario: le cifre parlano di 179 milioni di euro di fatturato nella stagione 2014/15, per salire ai ai 218 milioni del 2015/16, per poi ridiscendere ai 172 del 2016/17, schizzare ai 250 del 2017/18 e attestarsi a un più che onorevole 231 nella stagione 2018/19, fino a quest'ultimo risultato su cui hanno pesato anche le conseguenze della pandemia.

La top 20 dei fatturati europei nella Football Money League della Deloitte

Se si allarga infatti il quadro a livello mondiale, che per il calcio significa essenzialmente europeo, non c'è una sola società che si sia salvata dal dissesto. Nel rapporto si citano esattamente le cifre: sono 2 miliardi di euro, per l'esattezza, la cifra persa tra le due stagioni stravolte dal Covid-19 ed è piuttosto significativo notare come la prima società europea per fatturato, il Barcellona, sia oggi per motivi di cronaca sulle prime pagine dei giornali di tutto il mondo per il rischio default che sta attraversando proprio per il suo insostenibile indebitamento con banche e società. Nell'ultimo anno il Barcellona ha perso il 15% del suo fatturato passando dagli 840 milioni del 18/19 ai 715.1 di quest'anno, staccando di appena 200.000 € il Real Madrid (sceso da 757 a 714,9). Al terzo posto la corazzata Bayern Monaco (quella che ha presentato la minor perdita tra le big, -6%) che ha superato in maniera netta, staccandoli di circa, 50 milioni, gli inglesi del Manchester United, che della stessa distanza, l'anno precedente, li precedevano in classifica. Al quinto posto è salito il Liverpool, essenzialmente grazie ai successi ottenuti da Klopp negli ultimi anni, al sesto il Manchester City con 549 milioni poi Paris Saint-Germain, Chelsea, Tottenham Hotspur e, al 10º posto, e prima delle italiane, la Juventus, con 397,9 milioni di ricavi, una sessantina in meno dei 459 dell'anno precedente. Curiosità: nella top 20 una sola squadra è cresciuta nei ricavi in maniera rilevante: lo Zenit San Pietroburgo (addirittura +29%).