Monchi, da queste parti, ha sbagliato parecchio. Ma da qualche partita un po' di meno. Nel senso che, molto probabilmente, il dirigente spagnolo in Rick Karsdorp aveva visto quelle qualità che il difensore orange ci sta facendo vedere da qualche partita a questa parte. In particolare contro la Sampdoria, con l'esterno capace di novanta minuti da protagonista assoluto. Dominatore sulla sua fascia di competenza con qualche giocata anche di qualità notevole. E in più la perla dell'assist (il quarto in questa stagione, tutti in campionato) per il gol partita di Edin Dzeko arrivato dopo abbondanti settanti minuti di sofferenza che avevano pure legittimato il pensiero che fosse na di quelle partite stregate. E invece, ecco l'orange. Che, da destra, senza neppure pensarci, giusto uno sguardo al centro per scegliere cosa fare, dal suo cilindro ha tirato fuori un cross basso pensato quindi ancora più bello, poi destro da svenire di Edin, tanti saluti alla consueta minestra messa in campo da Claudio Ranieri.

Corsa, disciplina tattica, assist, tutto questo è ok e non può che farci un grande piacere, ma la cosa che ce lo ha fatto entrare definitivamente nel nostro cuore, è stata la successiva esultanza dell'orange. Esultanza romanista, in solitudine, prima che arrivassero tutti i compagni ad abbracciarlo per una festa che poi si è ripetuta al fischio finale. Raggiunta quota trenta in classifica (che poi sarebbero trentuno), respinta l'offensiva delle inseguitrici, due punti di media ogni novanta minuti, la corsa Champions ancora più solida, sempre maggiori certezze, di squadra e individuali. A cominciare proprio dall'orange. Che quello che non era riuscito a dimostrare nelle precedenti tre stagioni, complici anche una serie di infortuni infiniti e un anno in prestito al suo vecchio e caro Feyenoord, lo sta facendo vedere in questa. Grazie anche alla fiducia di Fonseca (il portoghese l'estate scorsa alla società ha chiesto di non cederlo). E anche dei compagni che, con il passare delle partite, lo hanno cercato sempre più nella corsa, riconoscendo di fatto le qualità tecniche di questo ragazzo che aveva bisogno solo di stapparsi per farci capire perché per acquistarlo furono spesi sedici milioni di euro.

L'orange sta ripagando, ridimensionando, e non poco, quel problema sulla fascia destra che all'inizio della stagione un po' da tutti era indicato come uno dei punti deboli della rosa a disposizione del tecnico portoghese. Se qualcuno ancora fosse scettico, ci sono i numeri a dimostrarlo in maniera incontrovertibile, perché due più due fa sempre quattro. In questa stagione, nelle ventuno partite ufficiali giocate dai giallorossi (quindici in campionato, sei in Europa League), l'orange ha messo insieme quindici presenze, dodici da titolare (in quattro è stato assente per un infortunio muscolare), per complessivi 1093 minuti giocati (975 in campionato). La somma è superiore ai minuti giocati nelle sue prime due stagioni in giallorosso.

Nella prima ne mise insieme appena ottantadue complice la rottura del legamento crociato che in pratica gli fece disertare l'intera stagione. Nella seconda, sempre tra uno stop fisico e l'altro, i minuti erano stati, tutto compreso, 761. Poi nella terza, in prestito nel campionato olandese, i minuti complessivi sono stati 1683, cifra che se andrà avanti di questo passo, presto supererà anche nel nostro campionato. E c'è da credere che il sorpasso arriverà tra poco visto come sta giocando l'orange ormai de' noantri.

Ci si chiederà allora: perché la Roma sul mercato ha fatto capire fin troppo bene che sta cercando un esterno destro basso? La risposta non va certo ricercata nel rendimento di Karsdorp. Semmai nella necessità, pensando anche al futuro, di garantire a Fonseca un'alternativa più sicura rispetto a un Santon troppo spesso infortunato (pure ieri si è fermato a pochi minuti dal fischio d'inizio della partita contra la Sampdoria), e di un Bruno Peres che qualche volta fa fatica a dare risposte garantite soprattutto dal punto di vista della disciplina tattica. Chiunque dovesse arrivare, in ogni caso dovrà togliere la maglia all'orange che in questo momento è un titolare inamovibile della Roma di Fonseca.

Il rendimento di Karsdorp, peraltro, alla società può dare la serenità necessaria per portare avanti le trattative senza farsi prendere dalla fretta. Perché se l'orange continua a essere quello che abbiamo visto nelle ultime partite, da quella parte la Roma, forse un po' a sorpresa, ha trovato un titolare che può garantire quantità, qualità, corsa, assist e una disciplina tattica che il ragazzo sta metabolizzando sempre di più. E questo gli garantirà maggiore sicurezza e fiducia in se stesso, cioè quella fiducia che nei suoi primi anni in giallorosso, non ha mai sentito ma senza che fosse colpa di qualcuno.