Ripartiamo con la Sampdoria. Ormai è diventata un'abitudine. Anche lo scorso 24 giugno, 115 giorni dopo l'ultima partita giocata col pubblico (alla Sardegna Arena, a Cagliari), la Roma ripartì dalla Sampdoria. E oggi pomeriggio invece si gioca con i blucerchiati la prima partita del 2021 (calcio d'inizio ore 15, avrebbe dovuto arbitrare Guida, quello del Var di Roma-Sassuolo, ma, senza che venisse specificato il motivo, è stato cambiato ieri sera con Chiffi da Padova, e Guida sarà invece il Var), dopo che l'ultima del 2020 è stata giocata proprio con il Cagliari.

Tra marzo e giugno arrivarono due vittorie (3-4 in Sardegna, 2-1 all'0limpico), a dicembre la Roma ha salutato l'anno superando 3-2 i sardi, ora attende il via libera della Samp per onorare intanto le ambizioni di ogni inizio di qualcosa. Il calendario infatti pone per qualche curioso intreccio una lunga serie di partite all'Olimpico, tra pertinenze della Lega (oggi, poi domenica con l'Inter, il 23 con lo Spezia e il 31 col Verona per la prima di ritorno), trasferte in casa nostra (il derby di venerdì 15) e l'esordio in coppa Italia (martedì 19 ancora con lo Spezia): sei partite a Roma, una in trasferta, mercoledì a Crotone. Basterebbe rispettare il ruolino di marcia tenuto nell'ultimo semestre (dopo la sconfitta del 2 luglio con l'Udinese: 10 vittorie e 4 pareggi tra campionato e Europa League) per spiccare il volo.

Ma i successi di una squadra si costruiscono sommando nuove vittorie, non contando solo quelle vecchie. Dunque dopo le chiacchiere si lasci spazi al campo. Di fronte c'è la Sampdoria e fa strano vedere sulla panchina sbagliata Claudio Ranieri, uno che è stato tante volte sulla panchina giusta e proprio contro i blucerchiati perse la partita che invece avrebbe potuto consegnarlo alla gloria imperitura, ben prima di scrivere il suo nome nella storia della Premier League con un'altra impresa di statura mondiale. Ma vincere invece con la Roma lo scudetto del 2010, superando la strepitosa Inter di Mourinho e impedendole di fatto il triplete (quando si dicono le sliding doors), avrebbe avuto un significato ancora più dirompente. Per compiere l'impresa sarebbe bastato per l'appunto battere la Sampdoria in quella caldissima sera di fine aprile, ma Cassano e Pazzini si misero di traverso, e a Ranieri e al popolo idealmente schierato dietro di lui restò solo l'ennesimo rimpianto per quello che avrebbe potuto essere e neanche quella volta fu. Ecco perché l'approccio dei romanisti alla possibile gloria è sempre più cauto e disincantato. L'ottimismo che ha accompagnato generazioni di tifosi è mutato come un virus, ora guai al primo che professa la speranza, a chi osa affermare che la squadra è attrezzata per far bene piombano strali immediati tra capo e collo, vagoni di etichette da "tuttapposter" bollano per sempre gli inguaribili profeti del tutto è possibile.

Così ora aspettiamo solo il verdetto del campo, con lo scetticismo colto di chi la sa lunga: «Ma te pare che senza portiere...», «Ma vuoi che con questi terzini...», «Figurati se senza ricambi per l'attacco...», «Ma poi con l'allenatore che non legge le partite dove vuoi andare...», e via discettando. Intanto però a Trigoria lavorano con serietà, almeno così trapela dalla fitta cortina di discrezione eretta dai nuovi proprietari. L'allenatore, unico filtro tra il fortino e l'esterno, parla sempre meno e convince sempre più (e pure la digressione sulla vita privata su cui non mette becco è sembrata particolarmente azzeccata, in un clima da caccia alle streghe, e forse al cartellino, su cui sta invariabilmente declinando la vicenda Zaniolo). Insomma, la creatura sta prendendo forma, mancherebbero solo i risultati. Pare di vederlo Fonseca, a dare gli ultimi colpi di scalpello: «Perché non parli?». Che tradotto nel linguaggio più volgare del calcio moderno farebbe più o meno: «Perché non vinci qualcosa?».