Se gli spalti dell'Olimpico fossero popolati, i tifosi dovrebbero rispolverare l'apposito coro sulle note di Englishman in New York di Sting coniato dai tifosi del Manchester United qualche anno fa per celebrare Henrikh Mkhitaryan. Il 2020 dell'armeno è stato da incorniciare e, soprattutto, caratterizzato da un crescendo rossiniano. Dopo un avvio nella Capitale condizionato dagli infortuni, a febbraio l'ex Arsenal ha ingranato la marcia, salvo poi doversi fermare - come tutto il calcio - causa pandemia: gol e assist il 1° marzo contro il Cagliari, guarda caso l'ultima squadra affrontata quest'anno; alla ripresa, Micki ha inanellato tre gol e un assist, che però non sono bastati alla Roma per raggiungere la qualificazione in Champions. Il processo di ambientamento però procedeva bene, accompagnato dal passaggio in giallorosso a titolo definitivo e a costo zero. L'attuale stagione si è aperta con diversi assist, ma senza reti all'attivo fino al 5 novembre: Henrikh si sblocca contro il Cluj, e tre giorni dopo firma la sua prima tripletta in maglia giallorossa a Marassi contro il Genoa. Da lì in poi, Mkhitaryan non si ferma più: due gol al Parma, uno al Bologna e uno al Torino e altri due assist in campionato, oltre alla costante pericolosità in fase offensiva e al prezioso aiuto dato ai compagni nei ripiegamenti difensivi.

Micki dribbla, corre, insegue, accelera, serve passaggi al bacio che vanno solo appoggiati in porta, pressa e dialoga coi compagni (sia in senso figurato, sia in senso letterale). Non è un caso, del resto, che Paulo Fonseca lo abbia praticamente sempre schierato, risparmiandolo solo nella gara (ormai ininfluente) di Europa League in casa del Cska Sofia. Diciannove presenze stagionali su venti, con un totale di 1.432 minuti che fa del numero 77 il più utilizzato dal tecnico portoghese. In campionato ha sempre giocato tutti i 90 minuti, eccezion fatta per la trasferta di Udine, quando è stato sostituito da Carles Perez. Troppo prezioso il suo contributo per privarsene: del resto, le statistiche di rendimento dell'attuale Serie A lo vedono sempre nelle prime posizioni. E sarà pur vero che i numeri non dicono tutto, ma aiutano di certo a farsi un'idea dell'incidenza dell'armeno all'interno della Roma.

Gol, assist e non solo

Otto reti, proprio come Jordan Veretout: Mkhitaryan e il francese hanno anche la stessa suddivisione dei gol (sette in campionato e uno in Europa League). Sono loro i capocannonieri giallorossi in questa prima parte di stagione. Ma l'armeno brilla anche per assist in Serie A: ne ha serviti sei ed è leader della speciale classifica insieme a Mertens e Calhanoglu. Terzo gradino del podio con Berardi per quanto riguarda i tiri effettuati (38); hanno fatto meglio solo Ronaldo e Belotti. Con Spinazzola condivide il primato di passaggi chiave in Serie A (10) ed è sedicesimo nella graduatoria dei chilometri percorsi in media a partita: sono 11,064. Insomma, è un uomo per tutte le stagioni, Micki, che però in questa stagione è tornato a dimostrare il suo inestimabile valore calcistico.

L'impegno per l'Armenia

Al di fuori del campo, Mkhitaryan si segnala anche per il grande impegno sociale e civile, rappresentando una vera e propria leggenda per tutta l'Armenia: la sua battaglia per i diritti dei suoi connazionali lo ha portato a scrivere ai massimi vertici mondiali, affinché la questione relativa al suo Paese non passi inosservata. E proprio ieri, tramite una storia Instagram, ha ringraziato per il messaggio di solidarietà il giocatore di basket Enes Kanter, che milita nei Portland Trail Blazers. «Accolgo con piacere - scrive Micki - la tua determinazione per la pace e la giustizia. Credo anche che noi atleti abbiamo il potere di dare vita a un cambiamento con le nostre voci. Ti auguro un buon anno e tanti successi nell'imminente stagione con il tuo club. Spero di poter assistere a una tua partita un giorno». Esempio non solo in campo, ma anche al di fuori: identikit di un vero leader, quale Mkhitaryan è.