Un po' come per Monchi, la stagione 2018-19 che comincerà ufficialmente questa settimana sarà la stagione che Eusebio Di Francesco (atteso a Roma entro giovedì) potrà considerare interamente sua, dalle premesse all'epilogo. Lo scorso anno Di Fra arrivò più o meno a metà giugno, con la squadra modellata da Spalletti, gli obblighi del Fair Play Finanziario che spinsero il club a cedere Rüdiger dopo il gran rifiuto di Manolas allo Zenit San Pietroburgo, una rosa in via di definizione tutta l'estate e completa solo alle porte dell'autunno e un ritiro affrontato con pochissimi tra titolari e prime riserve (Alisson, Peres, Florenzi, Gonalons, Gerson e Perotti). Nella tournée negli Stati Uniti in pratica dovette ricominciare da capo, spiegando alla squadra ogni singolo movimento di una filosofia calcistica che rispetto al passato più recente presentava qualche punto di contatto, ma anche molte divergenze.

La sua Roma

Quest'anno sarà tutto diverso: pur cambiata in molti dei suoi uomini (nove gli acquisti già ufficializzati, almeno due o tre quelli ancora da formalizzare; due le cessioni già firmate, diverse altre ne arriveranno) la squadra ha ormai già metabolizzato il suo calcio e i nuovi potranno ambientarsi all'interno di un contesto abituato a muoversi negli spazi secondo tempi noti a tutti. E, soprattutto, lo spirito che deve animare la squadra dovrà essere positivo e vincente, secondo quella mentalità che per tutta la scorsa stagione ha provato ad infondere nel gruppo e anche tra i dirigenti. In questo senso, ha condiviso la scelta della cessione di Nainggolan pur sapendo che sotto il profilo tecnico ed agonistico la Roma nel breve perderà qualcosa.

Di sicuro tra una settimana, quando radunerà la squadra sul campo principale di Trigoria, avrà davanti a sé quasi tutti gli uomini che formeranno ufficialmente la rosa della Roma 2018/19. Era questo il principale obiettivo che Monchi si è impegnato a raggiungere al momento in cui si è chiusa la scorsa stagione e ds e allenatore si sono ritrovati per impostare il lavoro per la nuova. Peraltro lui e Monchi non hanno mai interrotto le comunicazioni in questi giorni in cui Di Fra è stato in vacanza per ricaricare le batterie (e sistemare anche una questione fisica, all'anca, che necessitava anche di un intervento chirurgico). I due si sono sentiti tutti i giorni, a volte anche più volte al giorno. Mentre non ci sono stati particolari contatti tra allenatore e squadra, almeno limitatamente ai giocatori già in organico: d'estate, è la teoria condivisa, è meglio staccare completamente la spina con il gruppo visto che negli altri undici mesi il tecnico chiede loro una continuità di attenzione e disponibilità quasi ossessiva. Si è speso invece con quei giocatori che avevano bisogno di capire quanto ci fosse di suo nelle scelte di mercato della società: tipo Pastore, Cristante, Mirante.

Fino al 2020

Nella sua lunga estate italiana (è molto legato alle sue terre abruzzesi, tra Sambuceto e Pescara, e non si è spostato molto da lì, senza peraltro mai uscire dai confini nazionali) Di Francesco ha anche trovato il modo di rinnovare il contratto con la Roma prolungando l'intesa fino al 2020, riuscendo anche in questo caso a chiudere la questione in tempi brevi proprio per evitare che la discussione potesse trascinarsi fino all'arrivo degli impegni agonistici, con le inevitabili speculazioni del caso: dopo ogni vittoria ci sarebbe stata la spinta mediatica per siglare il rinnovo, dopo ogni sconfitta qualcuno magari avrebbe sollevato dubbi di opportunità. Meglio sistemare ogni cosa subito, col rinnovo a condizioni su cui non è stato neanche necessario discutere troppo. Così ha potuto concentrarsi sulla squadra che sta nascendo senza peraltro trovare mai ispirazioni nelle poche partite viste del mondiale russo, da cui è rimasto fin qui sostanzialmente deluso.

433, però...

Ma sulla Roma che verrà ha già le idee chiarissime anche se ovviamente sarà poi il campo a confermargli le prime impressioni o le certezze maturate nelle chiacchiere con Monchi. La sensazione, ad esempio, è che quest'anno non ci sarà più un sistema tattico fisso anche se la base di partenza sarà sempre l'amato 433, il modulo migliore per poter produrre con continuità il calcio offensivo che ha in mente. Né sarà così tagliente sulla specificità dei ruoli su cui invece l'anno scorso più volte si era soffermato. È chiaro che ogni giocatore sarà messo nelle migliori condizioni per ben figurare, ma all'interno dei reparti certe differenze saranno sfumate e a volte anche tra reparto e reparto. Alcuni dei giocatori che sono arrivati, ad esempio Pastore, e altri che a certe condizioni potranno arrivare, ad esempio Ziyech, sembrano fatti apposta per rimettere in discussione ogni certezza tattica. Sono entrambi giocatori offensivi che per diversi motivi si sono abituati a giocare da mezzala, e nel sistema variabile di Di Francesco potranno giocare indifferentemente venti metri più avanti o più indietro, più esterni o più centrali, togliendo magari punti di riferimento precisi agli avversari per esaltare invece le potenzialità offensive della squadra.

 La rosa da sfoltire

Per quanto riguarda il numero dei giocatori e l'attenzione da riservare alla squadra primavera al momento c'è inevitabilmente un po' di confusione, almeno finché i ranghi tecnici non saranno decisamente sfoltiti. Al momento sono talmente tanti i giocatori sotto contratto da rendere impensabile l'annessione al gruppo di qualche giocatore della Primavera per la tournée americana. Ma questo dispiace a Di Francesco che invece, come ha dimostrato anche l'anno scorso, ha una spiccata sensibilità nei confronti dei talenti del vivaio delle società in cui lavora.