Quelli che dicono che la felicità non ha prezzo… sbagliano. Perché quando sei ragazzino un prezzo la felicità ce l'ha eccome, è quello di un pacchetto di figurine. Che se fossi il Poligrafico i soldi delle nonne per i nipoti non li stamperei nemmeno emettendo, direttamente, dei buoni da consegnare in edicola.

Pensateci: il successo di certi rinomati ovetti di cioccolata si fonda anche – ma verrebbe da dire soprattutto – sulla sorpresa che questa cioccolata racchiude. Perché sì, il bambino mangia e si lecca i baffi ma fa tutto molto velocemente per poter scoprire, prima possibile, quale giochino andrà a trovare.

E per le figurine, per certi aspetti, vale la stessa dinamica: stringendo nelle mani quei pacchetti, un ragazzino tiene braccata la felicità. Anche per la scoperta. Che, ogni volta, sarà costruita da tanti piccoli mattoncini – sorpresa, stupore, delusione – che costruiranno grandi ricordi: i campioni, i gregari, i calciatori della propria squadra del cuore. Il mistero di chi salterà fuori, scartando, è parte della magia. Il gesto stesso, le carte da appallottolare prima di gettarle.

E il profumo delle figurine: quell'odore nessuno se l'è scordato, nessuno se lo scorderà mai. Come quei pomeriggi, o quelle mattinate prima-durante e dopo la scuola, in cui «Ce l'ho, ce l'ho. Mi manca» tra doppioni trovati e ritrovati e altri protagonisti, invece, così rari da risultare introvabili al punto da lasciare, per questo, buchi incolmabili su paginate e paginate di giocatori sorridenti. Alcuni di loro, appartenenti a due squadre in particolare, le attaccavi sempre al contrario perché il calcio si nutre di contrapposizione e senso d'appartenenza.

Per questo una figurina di un calciatore della ROMA valeva, e varrà sempre, dieci volte di più di qualsiasi altro. E per questo, giocandoci, i giallorossi non venivano mai utilizzati… troppo preziosi per rischiare di perderli. Loro, invece, destinati ad essere attaccati ovunque fosse possibile per ritrovarseli davanti sul diario, sui quaderni, dentro l'armadio e ovunque saresti stato in grado di arrivare. Lì, sempre, c'era la ROMA.

Come dentro quei fantastici album che ognuno di noi custodisce ancora oggi fosse anche, solamente, per il gusto – ogni tanto – di riaprirli e cercare di capire perché la lazio aveva sempre così tanti giocatori dentro la stessa figurina…